Yemen: ucciso Al Awlaki, “most wanted” della Cia

Di Paolo Gallazzi il 30 settembre | ore 18 : 25 PM


L’ANNUNCIO – Il Ministero della Difesa yemenita ha annunciato oggi l’uccisione dell’imam Anwar Al Awlaki, ricercato numero tre della Cia e considerato il capo delle “operazioni esterne” e pianificatore di numerosi attentati, per la maggior parte falliti, diretti contro gli Stati Uniti. La notizia è stata confermata anche da fonti americane, come riportato questa mattina dal New York Times e da altre testate giornalistiche americane.

L’ATTACCO CONGIUNTO – Le circostanze della morte di Al Awlaki sono ancora da chiarire, secondo il governo yemenita il terrorista sarebbe stato ucciso nel nord dello Yemen, dove il controllo dello Stato è pressoché inesistente, mentre si trovava in viaggio tra le province di Marib e al-Jawf. Fonti ufficiali statunitensi hanno comunque confermato che il convoglio dove viaggiava l’imam è stato raggiunto da un missile Hellfire lanciato da un drone dell’Aereonautica Militare degli Stati Uniti e successivamente, grazie ad un’azione congiunta, reparti speciali dell’esercito yemenita hanno fatto seguire al bombardamento un’azione a terra. Con Al Awlaki sono stati uccissi anche 8-10 esponenti del gruppo terroristico.

IL TERRORISTA AMERICANO – Ad Anwar Al Awlaki, 40 anni, il governo statunitense dava la caccia da due anni, considerato uno dei possibili successori di Osam Bin Laden. A renderlo particolarmente pericoloso, tanto da scalare la classifica dei “most wanted”, il fatto che Al Awlaki fosse cittadino americano, il primo a divenire uno degli obiettivi della Cia. Il leader terrorista era figlio di un ex Ministro dell’Agricoltura yemenita, trasferitosi con la famiglia negli Stati Uniti, e per questo, essendo nato in America, godeva di doppia cittadinanza, yemenita e statunitense.

Divenuto imam le sue prese di posizione di fronte al terrorismo di matrice islamica erano, in un primo tempo, di aperta condanna. Celebri i suoi sermoni che inneggiavano alla pace ed al rispetto tra le due culture (quella occidentale e quella islamica). Poi la svolta che lo ha reso un punto di riferimento ed uno dei più importanti leader spirituali della jihad. I videomessaggi (in perfetta lingua inglese) diffusi attraverso il web dai forum qaedaisti sono considerati una delle più importanti fonti di ispirazione per i jihadisti di tutto il mondo. Alcuni dei dirottatori dell’11 settembre, per citare un esempio, erano frequentatori delle moschee dove Al Awlaki predicava quando si trovava in America.

LO YEMEN – Al Awlaki aveva lasciato gli Stati Uniti nel 2002 a causa di quello da lui definito un “clima di terrore ed intimidazione” nei propri confronti, trasferendosi per due anni a Londra ed infine, nel 2004 nello Yemen. Non solo perché le radici dell’imam nato in America affondano qui, ma soprattutto perché lo Yemen rappresenta il rifugio ideale per qualunque terrorista. L’instabilità politica del Paese del sud della penisola araba, con ampie zone che sfuggono completamente all’autorità centrale, rappresentano il terreno ideale per accogliere estremisti da tutto il mondo arabo (e non solo), per allestire campi di addestramento per terroristi e come base logistica per le più attive cellule di Al Qaeda.

IL NUOVO VOLTO DELLA LOTTA AL TERRORE – Il programma che prevede l’utilizzo dei droni come strumento di eliminazione dei leader di organizzazioni terroristiche ha subito un forte incremento con la nomina di Leon Panetta, già a capo della Cia, a Segretario della Difesa degli Stati Uniti. Lo stesso Panetta, all’inizio dell’incarico, aveva dichiarato che tra i suoi principali obiettivi ci sarebbero state le “rimozioni” di Ayman al-Zawahri e di Al Awlaki. Con la leadership di Leon Panetta l’azione antiterroristica statunitense sembra aver acquistato nuovo slancio e la strategia, sposata dall’amministrazione Obama, basata su omicidi mirati per tagliare le tante teste di Al Qaeda dimostra la propria efficacia (anche economica) rispetto alle guerra su vasta scala intraprese dalla precedente amministrazione Bush, ottenendo in pochi mesi molti più risultati, nel contesto della lotta al terrore, rispetto a quanti raggiunti in otto anni di guerra.

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