Yemen: sposa-bambina muore di parto
Di Giuseppina Lombardi il 14 settembre | ore 19 : 38 PM
Fawziya Abdullah Youssef era una bambina di 12 anni come tante altre, nel nostro paese siamo abituati a vedere i ragazzini di questa età andare a scuola, giocare, ridere e scherzare, ma non tutti hanno la fortuna di nascere in un luogo in cui è tutelato legalmente il diritto di vivere la propria infanzia senza che questa sia violata.
La più grande sfortuna di Fawziya è stata quella di nascere in Yemen, uno dei posti del mondo in cui la legge non impedisce la ripugnante pratica dei matrimoni fra uomini adulti e bambine, rendendo in questo modo tacitamente legale un’usanza che nel nostro paese viene normalmente indicata con il termine di pedofilia.
Le condizioni di estrema povertà nelle quali si trovava la famiglia di questa ragazzina, hanno spinto i genitori di Fawziya a darla in sposa a 11 anni, costringendola a lasciare la scuola, per assumere il ruolo di moglie e futura madre e un anno dopo Fawziya Abdullah Youssef è morta di parto insieme al suo bambino.
Le conseguenze di questa pratica molto diffusa in numerosi posti del mondo per le giovani spose sono devastanti, sia mentalmente che fisicamente. Una bambina di 12 anni non è pronta per affrontare il suo primo rapporto sessuale e il suo giovane corpo non è ancora in grado di sostenere e sopportare le conseguenze di una gravidanza e quindi di un parto.
Bambine trattate come donne, vendute e destinate a partorire andando in contro a rischi di infezioni e emorragia e trattate come schiave, è questa la realtà in cui vivono molte donne, una realtà di fronte alla quale il mondo tace, quasi rassegnandosi in silenzio a quella che è diventata una normale tradizione in numerosi paesi. I detentori del potere restano spettatori e assistono a uno spettacolo agghiacciante, quasi spaventati dall’idea di intervenire, per la paura di rompere equilibri già molto fragili. Assistere inermi e accettare che il destino di molte donne sia quello di sopportare e subire scelte altrui senza potersi nemmeno ribellare è difficile, ma ancora più complicato risulta riuscire a far capire a coloro che possono cambiare le cose che la libertà e la pace di tutti non può prescindere e non può non passare prima di tutto attraverso la libertà di ogni donna.
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