Via Poma, il colpo di scena mancato
Di Valentina Cervelli il 17 febbraio | ore 09 : 13 AM
A venti anni dalla sua uccisione, Simonetta Cesaroni ritorna in vita nel corso del dibattimento contro Raniero Brusco, accusato della sua morte, attraverso delle lettere che la stessa scrisse all’amica Donatella ed in flusso di coscienza a “Babbo Natale”. Due lettere pregne di sentimento ma soprattutto di delusione per un amore non ricambiato come lei avrebbe voluto, un rapporto basato sul sesso, e non sui sentimenti.
Venti anni sono tanti, ed il dibattimento, nonostante l’uccisione di via Poma abbia fatto parlare a lungo i salotti televisivi e non, va a rilento. Ed il colpo di scena che tutti attendevano, la visione del filmato nel quale l’imputato, in un fuori onda veniva ripreso mentre parlava con l’avvocato Lucio Molinaro, non è arrivato. Un filmato che avrebbe dovuto dimostrare le menzogne di Brusco.
Quello per l’uccisione di Simonetta Cesaroni è un provvedimento che parte da due soli elementi indiziari: alcune tracce di dna sulla camicia di Simonetta e l’impronta di un morso sul suo seno “compatibile” con la mandibola di Raniero Brusco. Il resto è affidato a testimonianze di terzi, a registrazioni del padre di Simonetta, deceduto nel 2005.
Ieri, davanti ad un imputato impassibile, accompagnato dalla moglie, sono stati ascoltati tre testimoni: Anna Di Giambattista e Paola Cesaroni, madre e sorella di Simonetta ed il cognato di quest’ultima, Antonello Barone. La loro testimonianza ha ricostruito ciò che avvenne il giorno nel quale il corpo di Simonetta ed i rapporti che intercorrevano tra quest’ultima e l’allora fidanzato. Entrambe le donne raccontano di non aver mai ufficialmente conosciuto Brusco e l’insoddisfazione della congiunta per un rapporto non idilliaco, non ricambiato appieno come la stessa avrebbe voluto. “Lei era innamorata di lui, forse anche troppo, ma non era ricambiata”, ricorda Paola. “Simona avrebbe voluto vivere una storia più seria e stabile, ma lui preferiva uscire con gli amici. Le dicevo di non prendersela troppo, di lasciarlo stare, in fondo era bella e giovane e avrebbe potuto trovare un altro fidanzato”.
Nel corso del dibattimento, oltre al sospetto di una gravidanza al momento della morte di Simonetta, anche lo strano comportamento di Salvatore Volponi, datore di lavoro della ragazza, e della portiera dello stabile dove il corpo fu ritrovato, Giuseppa De Luca. I due verranno sentiti nel corso delle prossime udienze.
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