Vento nuovo dalle Americhe
Di Diego Mastroberardino il 18 aprile | ore 15 : 07 PM

Il vento sta cambiando. Tira aria nuova dalle parti americane, potrebbe essere questo l’anno del definitivo punto e a capo su ciò che rimane della vecchia Guerra Fredda qualora ancora se ne potesse parlare.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, le due più grandi potenze economiche e militari dell’epoca, URSS e USA diedero vita ad una contrapposizione che anche se non sfociò mai in un vero e proprio conflitto, tenne in costante apprensione per quasi mezzo secolo il mondo intero, tanto più che si creò una vera e propria spaccatura tra le Nazioni che si definivano occidentali e capitaliste, e quelle dell’est, capeggiate dal regime Sovietico e appoggiate da tutti i paesi filo-comunisti con sistema economico socialista, nonché dai partiti comunisti delle varie nazioni anche occidentali…
Possiamo definire questo, un conflitto ideologico tra due modi di pensare il mondo contrapposti nettamente oltre che sul piano economico, anche su quello morale e psicologico di pressione sull’individuo.
Tuttavia, pur non sfociando mai in una guerra aperta, vi furono episodi di tensione e guerriglia civile appoggiati o repressi dai vari schieramenti. Emblematico è il caso dell’America del sud, e di alcune ex isole sotto l’egemonia dalla Spagna, successivamente rese indipendenti dagli Stati Uniti, che pur tuttavia mantennero nei confronti delle isole un rapporto di “protettorato” che provocò e giustificò il sentimento popolare antimperialista nei confronti dei nordamericani e che caratterizzerà poi per sempre la storia di queste popolazioni. E’ il caso di Cuba.
La rivoluzione Castrista, appoggiata dall’Urss dopo la controrivoluzione tentata dagli esuli cubani appoggiati dal governo di J. Kennedy (Baia dei Porci 1961), ebbe la meglio, e ciò incrinò per sempre i rapporti tra l’isola e gli Stati Uniti, cosa che è durata e dura ancora tutt’ora, a dimostrare che la Guerra Fredda non si è mai del tutto conclusa.
Raul Castro il “sub lìder maximo” recentemente si è detto disposto a trattare e discutere su tutti i temi scottanti per qualsiasi regime: diritti umani, libertà di stampa, prigionieri politici ecc.. dall’arco del palcoscenico di Cumana, cittadina costiera del Venezuela (il paese dell’amico Chavez).
Dichiarazioni che hanno avuto il beneplacito del governo americano con il Presidente Obama in testa, il quale pur mostrandosi cauto, ha parlato di apertura. E forse la stretta di mano avvenuta al vertice dei Paesi americani a Trinidad e Tobago (al quale comunque il governo cubano non è stato invitato) con il leader venezuelano Chavez, non è forse la sola noiosa e pura formalità.
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