Usciamo dalla seconda preistoria

Di Gianni Pardo il 20 febbraio | ore 07 : 58 AM


La distinzione fra storia e preistoria è data dalla scrittura. Finché non fu inventata, il sapere umano fu limitato dalle capacità di memoria del singolo e dalla capacità di trasmettere questo sapere individuale agli altri. Naturalmente qualcosa andava perso nella trasmissione e il sapere totale del nuovo individuo era anch’esso limitato dalle possibilità della sua memoria. Il risultato è stato una lunghissima stagnazione. Per centinaia di migliaia di anni i nipoti hanno vissuto e si sono comportati esattamente come i loro nonni e trisavoli, non diversamente da come gli animali, in natura, sono relativamente stabili nel fenotipo e nel comportamento.
Tutto è cambiato con la scrittura perché si è creata una memoria artificiale e indistruttibile. Per sapere ciò che altri hanno fatto o pensato o inventato non è stato più necessario “ricordare”: è stato possibile ricorrere ad una memoria collettiva, oggettiva e materiale come un’iscrizione o un testo scritto. Ciò ha creato un effetto valanga e si è avuta una subitanea accelerazione della civiltà che, in pochi millenni, è passata dal mondo dei faraoni alla moderna, strabiliante tecnologia.
La memoria collettiva aveva tuttavia un grande limite. La nozione che si sarebbe potuto desiderare era consegnata in un testo scritto ma avveniva facilmente che di quel testo non si disponesse. O perché non si sapeva quale libro fosse, o perché era in un’altra città, o perché non ce lo si poteva permettere (i manoscritti erano costosissimi), o semplicemente perché non lo si aveva sottomano. Inoltre, la ricerca poteva rivelarsi faticosissima. Ecco un esempio: ammesso che uno ricordasse che nell’Egitto antico c’era stata una donna di grande cultura e intelligenza, forse una filosofa, che tuttavia era finita male, come sapere come si chiamava e quale fosse effettivamente stata la sua vicenda esistenziale? Quanti libri si sarebbero dovuti sfogliare, quante pagine si sarebbero dovute leggere, prima di imbattersi in Ipazia?
L’umanità, con l’Encyclopédie, ha cercato di condensare e rendere disponibile la memoria collettiva per intero, a tutti, con una serie di libri che potevano stare sullo scaffale di una stanza. Ma anche dopo il titanico lavoro di Diderot, avremmo facilmente trovato Ipazia, non ricordandone il nome?
Ecco perché può dirsi che nell’epoca attuale stiamo forse assistendo ad un secondo, gigantesco passo. Il primo è stato dalla memoria individuale a quella collettiva, il secondo è quello dalla memoria collettiva di difficile accesso alla memoria collettiva integrata nella memoria individuale. Un tempo, se uno avesse ricordato che Bismarck aveva paragonato la politica alle salsicce, sarebbe rimasto affidato alla propria memoria, col rischio di sbagliare. Oggi se uno ha Internet e sa maneggiarlo, dà due sole parole, “Bismarck” e “salsicce”, e trova subito la frase voluta: “Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte”. E se vuole la frase originale, in tedesco, deve solo cambiare salsicce con Wurst, ed ecco ritrova la famosa citazione: “Je weniger die Leute darüber wissen, wie Würste und Gesetze gemacht werden, desto besser schlafen sie nachts”. E questo vale in ogni direzione. Sapendo cercare è come se si avessero sottomano decine, centinaia, migliaia di libri in cui la ricerca è facilitata da uno schiavo diligente, il motore di ricerca, al quale basta dare due o tre parole perché esso ritrovi quello che c’è da sapere, o almeno un testo in cui quelle due o tre parole sono presenti. E tutto questo senza alzarsi dalla sedia.
Forse stiamo assistendo ad un fenomeno storico dalle conseguenze incalcolabili. Sarà pur vero che milioni di persone usano Internet per chiacchierare con gli amici, per cercare siti porno o ascoltare canzonette, ma la civiltà avanza perché, oggi come sempre, ci sono i geni. E oggi il genio è come se avesse il cervello potenziato a livelli inimmaginabili, almeno per quanto riguarda i dati e il controllo delle nozioni.
Il computer, oltre al disco fisso, sa usare le memorie dette “periferiche”: cd, dvd, pen drives o chiavette che dir si voglia. Ebbene, il computer stesso, con tutti i suoi annessi, è la “periferica” del cervello umano. Il risultato prevedibile è un drammatico aumento della produttività intellettuale dell’uomo superiore, e comunque un aumento delle possibilità di conoscenza che oggi rendono l’ignoranza una libera scelta.
giannipardo@libero.it

Analisi Logica

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