USA, l’economia torna a crescere

Gli economisti si interrogano sull'efficacia nel lungo termine degli incentivi governativi

Di Roberto Rais il 11 novembre | ore 18 : 20 PM


bandiera_usaIl terzo trimestre sarà ricordato probabilmente come il periodo che ha segnato l’uscita dalla fase più buia della crisi economica, almeno per gli Stati Uniti. Secondo quanto dichiara il Dipartimento del Commercio, infatti, il Prodotto Interno Lordo americano ha subito un incremento del 3,5% nel trimestre luglio – settembre, superando le aspettative degli analisti, parte dei quali dubitavano di un aumento al di sopra del 3,2%.

Occorre, tuttavia, soffermarsi sulle cause che hanno prodotto questa spinta economica. Assodato che una buona parte delle determinanti di questa ripresa sono riconducibili alla ripresa dei consumi privati (+ 3,4% nel periodo considerato) ci si dovrà domandare cosa succederà quando le misure di stimolo intraprese dall’amministrazione Obama diventeranno più tenui.

Il 2010 si presenta infatti agli occhi dei cittadini americani come un anno particolarmente misterioso, in cui l’unica certezza sembra rappresentata dall’incremento del tasso di disoccupazione, che nessuno vede in contrazione almeno per ciò che concerne il primo semestre. E’ altresì probabile che la stessa amministrazione Obama voglia mettere un freno alla crescita del deficit statale (che ha toccato la cifra record di 1,4 trilioni di dollari), e che pertanto non vi siano altri importanti incentivi a supporto dello sviluppo economico, oltre quelli già preventivati. Il rischio è insomma che questi dati, pur positivi, siano stati influenzati in maniera eccessiva dagli aiuti governativi, e che saranno destinati a sgonfiarsi nel corso dei prossimi mesi, quando i benefici indotti dai necessari provvedimenti amministrativi cesseranno gradualmente i loro effetti.

A preoccupare è, come detto, il trend dei consumi privati, che sarà a sua volta influenzato dall’andamento della disoccupazione. La spesa dei cittadini americani, cresciuta del 3,4%, determina infatti il 70% dell’economia locale. Il boom dei consumi di alcuni prodotti (i beni durevoli hanno chiuso ottime performance nel periodo in oggetto) va al di là delle stime degli analisti, ma si mostra particolarmente sensibile agli incentivi temporanei. L’attesa è pertanto ora spostata sui dati del quarto trimestre, che fungeranno da verifica delle tesi degli economisti.

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Un Commento

  1. Antonio Ruda, 2 annos fa Replica

    Certamente un aumento del PIL USA del 3,5% appare notevole. Ma i mezzi di informazione dovrebbero riportare il dato con l’avvertenza che gli americani calcolano in maniera diversa dall’Italia e dall’Europa le variazioni del reddito. Essi prendono in considerazione la variazione congiunturale (rispetto al trimestre precedente) e lo annualizzano, ossia, lo moltiplicano per quattro. Dalle nostre parti si usa calcolare la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (variazione tendenziale). Quindi il PIL USA è cresciuto del “solo” 0,87% che moltiplicato quattro ci dà appunto 3,5%. Quindi il risultato non è cosi brillante, anche perché il 40% circa della crescita è dovuto alla spesa pubblica e al rallentamento nella riduzione delle scorte. Se si calcola la variazione del PIL USA rispetto al terzo trimestre del 2008, come faremmo in Italia, avremmo una riduzione del 2,3%. Certo, rispetto al -3,8% del trimestre precedente è un risultato che fa sperare bene, ma da qui ad affermare che la crisi è alle nostre spalle ce ne corre.


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