Università/ Numero chiuso,per esperta vera selezione dopo 1 anno. Donatella Lippi di Firenze: da aggiungere test iniziale

Di Redazione il 2 settembre | ore 15 : 16 PM


Cronaca –

Roma, 2 set. (Apcom) – La selezione dei candidati alle facoltà pubbliche a numero chiuso, iniziate oggi con la prova nazionale a medicina cui hanno partecipato circa 90mila aspiranti, dovrebbe passare per due ‘momenti’ diversificati: gli attuali test, migliorati e integrati con l’esito della maturità, a cui aggiungere una seconda verifica al termine del primo anno aperto a tutti. A lanciare la proposta, attraverso Apcom, è Donatella Lippi, professore di Storia della Medicina presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell’università di Firenze.

La docente di medicina ritiene che “pensare a due momenti di valutazione” possa essere una soluzione praticabile: “uno, preliminare, basato sul percorso formativo precedente, compreso il voto di maturità, e sulla verifica della preparazione di base, evitando quiz sull’entità di miss Italia ’92. A cui aggiungerne un altro, dopo il primo anno”.

Per individuare nuovi metodi, meno nozionistici, per verificare le motivazioni degli aspiranti camici bianchi, Lippi ritiene fondamentale questo secondo passaggio, peraltro già adottato all’estero: “in questo secondo momento la preparazione dello studente potrebbe essere valutata con criteri oggettivi, per quanto riguarda le discipline di base (le ‘scienze dure’)” e nello stesso tempo “possono essere considerate anche le loro attitudini e il loro ‘saper essere’”.

A tal proposito la docente cita Gianni Bonadonna, oncologo di fama mondiale e autore, fra l’altro, del volume ‘Dall’altra parte’: “mi ha detto spesso che nelle facoltà di Medicina ‘ci vorrebbe un esame di umanità’. Il saper essere sfugge alla oggettività della valutazione, ma è fondamentale per la formazione di un medico. L’inserimento e il potenziamento delle ‘Medical humanities’ nel primo anno del corso di laurea in Medicina, come già avviene a Firenze, e la considerazione di questi parametri in un eventuale ‘prova di ammissione’ potrebbe essere la soluzione per avere medici preparati dal punto di vista della scienza e dell’arte”.

In generale, la professoressa di medicina ritiene che non si può cambiare il test di ammissione a medicina, “senza ridisegnare tutto il percorso formativo, nella sua interezza, a partire dalla scuola primaria. Inutile costruire un grattacielo senza fondamenta. Rivedere i programmi, i metodi formativi, le valutazioni, ma, soprattutto, dotare le scuole di maggiori strumenti e motivare gli insegnanti”. Tutto ciò invece oggi non avverrebbe: “in molte scuole, le valutazioni lievitano e una vera selezione – conclude Lippi – non viene operata, nel timore di perdere classi e quindi posti di lavoro”.

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