Università: aumentano i neo-laureati non assorbiti dal mercato del lavoro
Di Tommaso De Bianchi il 26 agosto | ore 10 : 43 AM
Un milione e centottantatremila: sono questi i numeri del deprimente record europeo detenuto dall’Italia in fatto di disoccupazione giovanile. In tempi di vacche magre, se si pensa alla quantità di posti di lavoro occupati da under 35 che vengono bruciati annualmente in Italia, senza che il mercato del lavoro interno riesca ad assorbire la domanda, in incremento costante rispetto all’offerta, già dal 2008, non stupisce neppure che un drammatico record all’interno dei numeri sopra citati, appartenga agli studenti freschi di laurea che escono dai nostri Atenei.
Senza considerare, almeno in questo contesto, le carenze che cronicamente affliggono la preparazione offerta da molti percorsi didattici delle nostre Facoltà, e senza considerare altrettanto le eccellenze raggiunte da diverse Università italiane, soprattutto nella fase di specializzazione, che le pongono in posizioni interessanti nelle classifiche europee, gli Atenei della nostra penisola sembrano essere sempre meno in grado di realizzare standard formativi in grado di rendere gli studenti in grado di competere con successo sul mercato del lavoro.
Se da una parte è il desolante panorama degli investimenti delle aziende su innovazione e ricerca a prendersi il 50% della responsabilità, complici innumerevoli fattori, dal peso fiscale eccessivo sulle nostre start-up, alla mancanza di nuove formule di credito per le imprese giovani, che le rendono spesso impossibilitate a realizzare progetti competitivi di lungo termine, la grave mancanza di collegamento fra prospettive di impiego e formazione universitaria, che si registra in tanti percorsi formativi e Facoltà, si assume il restante 50%.
Perché dunque, non pensare a stabilire uno sbarramento di accesso alle Facoltà universitarie legato alle prospettive di lavoro immediate (nei successivi 6 mesi) dei neolaureati in tali percorsi didattici, oppure a delineare un obbligo di presentazione in ogni portale di Ateneo dei dati di cui sopra?
Le statistiche che si raccolgono nei territori, dove gli Atenei spesso contano molteplici contatti con situazioni imprenditoriali in grado di investire sulle eccellenze formative prodotte, ci mostrano che Facoltà stabilmente in relazione con le varie realtà del mercato del lavoro, che si assumono con senso di responsabilità il compito di mostrare coerentemente nelle loro presentazioni la percentuale reale di neo-laureati che trovano un impiego con contratto a progetto o a tempo indeterminato, nell’immediato periodo post-laurea (4-6 mesi), riescono a gestire meglio la situazione in uscita degli studenti freschi di diploma.
Ciò si dimostra vero perfino al di fuori del recinto delle facoltà tecnico-ingegneristiche, andando a lambire percorsi didattici meno portati alla formazione specializzata (e dunque meno competitiva sul mercato). Garantire trasparenza, sulle reali prospettive di impiego post-laurea, orienta in maniera più efficace le scelte degli studenti neo-iscritti e degli studenti in corso sulle future scelte riguardo i percorsi formativi, oltre a stabilire un valido ponte e osservatorio sui cambiamenti e le tendenze che il mercato del lavoro mostra nei confronti della domanda d’impiego appena formata, indirizzando dunque verso le migliori prospettive di assorbimento di questa, la formazione universitaria di base e specialistica.
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Luca, 9 meses fa
In grado…in grado…in grado….TOMMÀ RILEGGITI STI ARTICOLI!!!!!