Un paese senza maestri
Di Luigi Bruschi il 28 dicembre | ore 10 : 42 AM
Un paese senza maestri è un paese pericoloso. L’Italia rischia di diventarlo. E non perché di maestri non ne abbiamo, bensì perché li disconosciamo, quando addirittura non li rinneghiamo.
La morte di Giorgio Bocca ha mostrato inequivocabilmente di cosa sia capace il nostro paese.
Bocca è stato senza ombra di dubbio una personalità straordinaria del nostro tempo. Una personalità, anche contraddittoria, che ha scritto e parlato molto. Non senza sbagliare, naturalmente; non senza aver dato interpretazioni che la storia ha poi smentito.
Ma il becero cinismo con cui è stata accolta la notizia della sua morte da una certa parte del “bel paese” ha un che di inverecondo e nefasto ad un tempo.
Inverecondo perché solo chi è senza vergogna può permettersi di liquidare con due parole di sdegno – o peggio di insulto – la vita di un grande uomo che molto ha dato al proprio paese. Nefasto perché un simile atteggiamento non rivela soltanto un triste presente – quello di un popolo capace di offendere la memoria di un maestro – ma anche un futuro inquietante, quello appunto di un paese senza maestri.
Da troppo tempo noi italiani sembriamo aver imboccato una pericolosa china: quella di schierarci sempre e necessariamente, a prescindere; o bianco o nero, o pro o contro, in modo del tutto acritico e spesso persino basandoci su un singolo aspetto che ci piace o non ci piace, astraendolo da tutto l’insieme. Senza alcuna analisi, senza visione di insieme, senza sguardo sinottico. Senza ponderare, senza prendersi del tempo per riflettere. Come disponessimo di una memoria selettiva basata su pochi elementi, in genere decontestualizzati. Siamo diventati pura emotività faziosa.
D’altro canto, Ugo Ojetti ebbe a scrivere:
L’Italia è un paese di contemporanei, senza antenati né posteri, perché senza memoria di se stesso.








