Toxic Europe, L’inchiesta sulle ecomafie europee co-prodotta da DailyBlog.it, vince il Best International Organised Crime Report Award
Di Cecilia Anesi il 23 giugno | ore 17 : 01 PM
VIDEO | “Toxic Europe”, un documentario di inchiesta co-prodotto da DailyBlog.it, che indaga e racconta il traffico di rifiuti intra-europeo, è stato premiato al Premio Ilaria Alpi con il ‘Best International Organised Crime Report”, un concorso alla sua prima edizione organizzato dall’Associazione Ilaria Alpi in collaborazione con Flare Network e Novaya Gazeta. Il concorso prevedeva la co-produzione di quattro inchieste – selezionate tra c.a. 20 progetti scritti – e la successiva premiazione di uno dei quattro documentari finiti.
“Toxic Europe” è stato portato avanti da un team internazionale di giornalisti, composto da Delphine Reuter, giornalista belga, e due giornalisti italiani, Cecilia Anesi e Giulio Rubino. Il team è stato supportato negli aspetti investigativi da Leonida Reitano dell’Associazione di Giornalismo Investigativo, ed è stato filmato e montato da Gianmarco Giometti. Il documentario è stato girato in diversi paesi europei, Italia, Belgio e Romania. I tre paesi sono stati presi come esempio per spiegare l’estensione europea del problema; ognuno di essi viene analizzato in maniera diversa: l’Italia come il paese da cui provengono le eco-mafie, il Belgio quale grande produttore di rifiuti con una alta percentuale di ‘ghost waste’, ovvero quei rifiuti che spariscono ogni anno senza sapere se e dove vengono trattati e smaltiti, e la Romania quale paese con grande percentuale di discariche in cui finiscono anche rifiuti trafficati dal resto d’Europa. Degli esempi che servono a descrivere come il processo di produzione e gestione dei rifiuti possa a volte mutare in un vero e proprio traffico di rifiuti e smaltimento illegale degli stessi.
Il traffico di rifiuti è un’invenzione moderna, che si deve principalmente alle mafie italiane, pioniere di questo business incredibilmente fruttuoso.
Ma, come ci spiega Raffaele Cantone, magistrato, la mafia sta mutando e di conseguenza mutano le sue capacita imprenditoriali e la tipologia d’affari. Siamo entrati in un tempo in cui una significativa parte della gestione lecita dei rifiuti è controllata da aziende in odore di camorra e diventa quindi difficile definire cosa rientra nel ‘traffico di rifiuti’ o nello ‘smaltimento illegale’ e cosa invece rientra nel mondo della gestione autorizzata di rifiuti.
Siamo inoltre in un tempo in cui molti imprenditori dei rifiuti non si fanno problemi a fare affari con quelle aziende che, apparentemente giocano pulito, ma che poi sono spesso controllate da clan mafiosi. Ci dice Cantone “è un dato che molte di queste imprese hanno un background di collegamenti con la criminalità organizzata che è accertato, e alcune di queste hanno fatto anche joint-ventures con grossi imprenditori stranieri creando veri e propri gruppi internazionali”. Partendo da imprese italiane, passando per il Lussemburgo, l’inchiesta arriva quindi in Romania, ad analizzare proprio l’internazionalità di queste ventures italiane che, alcune dagli anni ’80, altre da qualche anno, hanno creato una sorta di oligopolio – con l’appoggio di imprenditori locali – nella gestione dei rifiuti rumeni. Un esempio?
La più grande discarica d’Europa, Glina, gestita fino a pochi anni fa da intermediari italiani e rumeni per conto di un’azienda controllata da Massimo Ciancimino, come ci spiega il Procuratore Nazionale Anti-Mafia Piero Grasso. Dopo l’inchiesta della magistratura, è cambiato il proprietario, ma non gli intermediari, pronti ad offrire i propri servizi ad altri imprenditori.
Il documentario spiega quindi tramite l’uso di grafiche le interconnessioni societarie, per poi mostrare le arterie e i mezzi di trasporto dei rifiuti, i porti da cui partono o arrivano, come Anversa e Costanza, fino ai luoghi dello smaltimento finale, le ‘groapa de gunoi’ (discariche di rifiuti).
Delle vere e proprio montagne artificiali che si stagliano sull’orizzonte, che interrompono la verdeggiante pianura, che sputano veleno sui corsi d’acqua e che, al loro interno, nascondono segreti inespugnabili. Sopra, piccole macchie nere si muovono, sono cani, uccelli ma anche esseri umani: i ‘pickers’ i raccoglitori di monnezza, che raccolgono rifiuti per poter rivendere le materie prime. Un pezzetto di rame, una scatola di alluminio, una bottiglia di vetro. Una tragedia umana che emerge e diventa reale nelle parole di un cittadino di Glina, il paesino che da il nome alla discarica: “Qui muoiono molte persone di cancro, molte.”
‘Toxic Europe’ è un’inchiesta che potrebbe continuare, evolversi, e inglobare anche altri paesi europei come esempi di un business che attraversa confini fisici, linguistici e morali. E’ anche con l’apporto dei semplici i cittadini che il giornalismo d’inchiesta in Italia può andare avanti, e Toxic Europe può essere supportata tramite la piattaforma produzionidalbasso.com che offre un servizio di crowdfunding tramite il quale ogni persona può prenotare una copia del documentario.
Related Posts
-
3 February at 14 : 29 PM 0
Cellulari, sono veramente dannosi?
-
2 February at 10 : 58 AM 0
Rimborsi elettorali: quanto costano i partiti italiani?
-
2 January at 17 : 44 PM 0
Toxic Europe, l'inchiesta
-
19 December at 11 : 20 AM 0
Quanto guadagnano le banche quando paghiamo con le carte di credito?










