Tasse e contropartite
Di Davide Giacalone il 17 agosto | ore 09 : 57 AM
Non esiste una tassazione che possa lasciare il ceto medio estraneo alla raccolta di quattrini destinati a comprimere il debito pubblico. Sia che ci si rivolga ai redditi, ai patrimoni o ai consumi, la borghesia è comunque candidata a pagare. Ciò perché di ceto medio, di borghesia, è fatta l’Italia, come ogni altra società democratica e sviluppata. Prendersela con il governo perché incapace di una fiscalità che salvi il ceto generale, come anche invocare tasse per ricconi e grandi patrimoni, è ozioso e demagogico. Lascia il tempo che trova e non fa fare una gran figura a chi usa questi argomenti. Dal che, però, non discende affatto l’inesistenza d’alternative.
Tre cose indispettiscono, predisponendo al peggio l’umore collettivo. La prima è la fotografia fiscale dei redditi e dei patrimoni: falsa. Ciò lo si deve al fatto che la propensione all’evasione fiscale è alta, il che non depone a favore delle qualità civiche dei cittadini. Da noi paga tutto solo chi non può evadere, più qualche fesso che s’ostina ad essere onesto (con sé stesso). Ma è anche colpa di governi che non hanno saputo far altro che lanciare gran proclami contro l’evasione fiscale, incattivirsi con ingiunzioni che sfociano in contenziosi infruttiferi (ma per il contribuente dolorosi), per poi varare condoni. (A proposito di condoni, va di moda voler tassare ulteriormente i capitali rientrati con lo scudo, nel presupposto che trattasi d’evasori e profittatori, salvo il fatto che lo Stato vendette la regolarizzazione e se quella diviene inefficace o richiede altri soldi ne deriva che lo Stato racconta palle, il che sollecita i capitali ad andare via. Ed è facilissimo).
La seconda cosa che dà sui nervi è la retorica classista e buonista, che mescolate assieme sono l’essenza del cattocomunismo. Le tasse non sono mai “contributi di solidarietà”, perché vengono imposte anche a chi è contrario. I ricchi non sono quelli che guadagnano 90 o 150 mila euro l’anno, ma quelli che guadagnano dieci volte tanto e lo nascondono. Il fatto che a tale matrice culturale s’allinei il centro destra, ufficialmente nato per far valere l’opposto, dimostra la sconfitta di chi non è stato capace d’opporre nulla al ritorno del sempre uguale.
La terza è la sostanza del problema: pensare alla sola tassazione è di per sé un errore, perché non è mancato il tempo per tagliare la spesa e ridurre il patrimonio pubblico. E non sarebbe stato impopolare, se una classe dirigente degna di questo nome ne avesse saputo spiegare i benefici generali. Siamo ancora in tempo. Quel che scarseggia sono le idee e la lucidità.
E’ per queste tre ragioni che ritengo improponibile la manovra governativa: non (solo) per le tasse che impone, ma per l’assenza di contropartite. E, del resto, quando leggo che esponenti della maggioranza ripetono ancora, come ripeterono in occasione della manovra scorsa, immemmori della propria inutilità, che le norme si possono cambiare, ma “a saldi invariati”, è chiaro che annaspano e non sanno dire altro che quel che non sanno fare.
Se si guarda il mercato e i contribuenti non come un limone da spremere, ma come un albero da far crescere, raccogliendone più copiosi frutti, si potrà rinfacciare la follia populista di chi ha voluto e votato referendum contro la privatizzazione della gestione (della sola gestione!) dei servizi pubblici locali, di chi volle l’abbassamento dell’età pensionabile, come di chi scioperava contro la flessibilità contrattuale. Se, invece, si perde la bussola e la testa, riducendo qualsiasi governo a far comunque le stesse cose, l’umore cupo che monta si scaricherà contro la politica tutta. Non sarebbe la prima volta, posto che le esperienze passate sono pessime.
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Emilio Odescalchi, 9 meses fa
Penso che un aumento “intelligente” dell’ IVA sia la soluzione più immediata e praticabile. Problema è la parola “Intelligente”. Esemplifico: beni di prima necessità: tipo alimentari comuni, la borsa della spesa della giornata: invariata. Alimentari “di lusso”, non me ne vengono in mente molti, ad esempio fois gras, caviale, vini pregiati oltre i 10 € a bottiglia: portarla al 50%: chi si può permettere di pagare 10 per soddisfare un piacere, può pagarne anche 15. Idem dicasi per altri beni considerati di “lusso”, tipo le già costosissime Griffes, aumentarla di un 20% non deprimerebbe i consumi. Automobili: di lusso con IVA al 30% quelle sopra i 35.000 Euro. E cos’ via. In Inghilterra c’era la Luxury TAX. In USA ricordo comprai tanti anni fa a L.A un paio di jeans slavati e griffati, mi piacevano : sembravano di un prezzo ragionevole, tipo 30 Dollari. Ricordo Che ne pagai 68! Al mio stupore la commessa mi spiegò lo scontrino: prezzo base + tassa federale+tassa statale+ luxury tax.Amen. Non ditemi poi che chi può comprare o noleggiare una “Barca” da 15 o 20 metri non può pagare un’IVA del 30% sul prezzo base o sull’affitto.Trovo poi giusta la “Tassa di soggiorno”, chiamala come vuoi, il turista interno/esterno utilizza servizi comuni, consuma risorse, 3 o più € al giorno, (un caffè seduti al bar), non deprime i consumi o gli afflussi. E così via. Il mare è fatto di gocce. Così per i biglietti di prima classe sulla TAV, partendo dallo stesso principio: tutti coloro che acquistano prodotti e servizi di alto costo o idealmente superflui, possono pagare un po’ di più e l’aumento dell’IVA è la strada più veloce. Ristoranti di “lusso”, idem se puoi pagare 80 o 100 € a testa per una cena, puoi pagarne anche 130. Il popolo apprezzerebbe, idem i pagatori di tasse. Tre-Monti e Bersan-Ferrini non ci hanno pensato?? O lo hanno fatto e poi qualche KASTA Ricca, clepto-burocratica ha posto il veto? Gatta ci cova. Naturalmente le sanzioni per chi beccato ad evadere debbono essere immediate in proporzione alla cifra evasa. Esempio: compri un’automobile: paghi il prezzo base in chiaro e qualche accessorio in nero? Il venditore paga il doppio della cifra ricevuta in nero. Il Cliente perde il nero versato: esempio: 35.000 in chiaro, 5.000 in nero: ammenda rapida per il venditore: 10.000 €, il cliente ne perde 5.000. Totale ricavi per lo stato affamato: 15.000 €, senza ricorsi, e patteggiamenti vari. Facile ed immediato. Per essere cattivi potremmo aggiungere un 1.000 € a copertura dei costi diretti del controllo, (personale sul campo). Per il Pubblici Cotrollori che si fanno corrompere dai controllati, o li ricattano: perdita del lavoro immediata, e inibizione ai pubblici uffici per sempre. Auguri a chi ci proverà. Qualcuno griderà che così si deprimono i consumi, forse una volta, la situazione socio economica è cambiata. I Neo-Ricchi esibiscono, ostentano le loro ricchezza. Non penso che le Neo-Ricche-Signore rinunceranno ad una borsa “Targata” LV, ( la più venduta costa sui 1.000 € per un 200€ in più, o ad un paio di scarpe griffate ec ec. Fantasia pura la mia o vale la pena di meditarci sopra,con le dovute cautele e senso comune? Tra l’altro la misura soddisferebbe anche Bersan-Ferrini, ed incrementare le vendite del suo ottimo ed economico Lambrusco.