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	<title>DailyBlog.it&#187; web</title>
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		<title>Google torna in cina</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 12:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Bosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[A due anni dall’uscita di scena, Google torna in Cina. La notizia l’ha data Daniel Alegre, responsabile di Google per l’Asia, in un’intervista al Wall Street Jorunal, confermando la volontà di Google di tornare su quella piazza che aveva abbandonato a causa delle restrizioni imposte dai governi di Pechino, oltre che per i sospetti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/Google-cina.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-149048" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/Google-cina-e1326456109868.png" alt="" width="640" height="413" /></a>A due anni dall’uscita di scena, Google torna in Cina. La notizia l’ha data Daniel Alegre, responsabile di Google per l’Asia, in un’intervista al Wall Street Jorunal, confermando la volontà di Google di tornare su quella piazza che aveva abbandonato a causa delle restrizioni imposte dai governi di Pechino, oltre che per i sospetti di Mountain View verso alcune intrusioni nelle caselle di posta elettronica di dissidenti e giornalisti cinesi.</p>
<p>Per tenersi alla larga dalla censura, Google si dedicherà soprattutto ai servizi anziché alle informazioni. Il colosso si rivolgerà soprattutto al più grande mercato di e-commerce del globo, cercando di giocare un ruolo determinante per gli oltre 200 milioni di utenti.<br />
Lo strumento principale per questa penetrazione dovrebbe essere la piattaforma Android, in particolare il suo Market: l’intenzione è di rimontare un calo della fetta di mercato che affligge Google fin da quando, per protesta contro il governo, ha autocensurato la pagina cinese, rendendola un link a quella di Hong Kong.</p>
<p>Frutto di questa nuova linea aziendale saranno le assunzioni di ingegneri e venditori cinesi da parte di Google; la penetrazione sul mercato necessita della conoscenza territoriale, Alegre lo sa bene, e la passione cinese per le nuove tecnologie è vastissima. Di poche ore fa la notizia della sospensione delle vendite dell’iPhone 4S, dovuta proprio alle <a href="http://www.dailyblog.it/botte-per-un-iphone-in-cina/13/01/2012/">resse</a> createsi nei negozi tra gli acquirenti.</p>
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		<title>Dalle abbuffate virtuali alla sobrietà dell&#8217;informazione. Intervista a Frieda Brioschi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 10:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Giacalone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIDEO &#8211; Siamo in compagnia di Frieda Brioschi, Presidente di Wikimedia Italia. Com’è nata Wikimedia Italia e cosa si propone? Wikimedia Italia è un’associazione culturale non profit che è nata in Italia nel 2005 grazie a una serie di utenti molto attivi in Wikipedia e negli altri progetti gestiti da Wikimedia Foundation. Sentivamo la necessità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=RmJCACc5z6g" target="_blank">VIDEO</a> &#8211; Siamo in compagnia di Frieda Brioschi, Presidente di Wikimedia Italia.</p>
<p><strong>Com’è nata Wikimedia Italia e cosa si propone?</strong></p>
<p>Wikimedia Italia è un’associazione culturale non profit che è nata in Italia nel 2005 grazie a una serie di utenti molto attivi in Wikipedia e negli altri progetti gestiti da Wikimedia Foundation. Sentivamo la necessità di fare qualcosa sul suolo italiano per sostenere questi progetti in cui credevamo molto. Abbiamo pensato che l’associazione ci desse un titolo più spendibile in Italia per promuovere questi progetti e magari crearne degli altri in collaborazione con altri enti. Come persona fisica a volte non ti danno molto retta, se ti presenti come associazione hai qualche possibilità in più.</p>
<p><strong>Qual è l’obiettivo più significativo raggiunto da Wikimedia Italia in questi anni?</strong></p>
<p>In Italia, portare Wikipedia nelle scuole. Da quest’anno ci sono due progetti attivi, uno dedicato alle scuole lombarde e un altro, appena lanciato, in collaborazione con la regione Emilia Romagna e con la Direzione regionale del Ministero della Pubblica istruzione che ci permetterà di andare in tantissime scuole a raccontare ai ragazzi come funziona Wikipedia. E attraverso Wikipedia, insegnar loro come bisogna usare il web.</p>
<p><strong>Tu vivi per lavoro e per passione “in simbiosi” con il mondo dei social network. Quale in questo momento, tra quelli che conosciamo, ti sembra più in difficoltà, quello che vedi sempre meno al passo coi tempi?</strong></p>
<p>Io uso Twitter, sono su Facebook, ho un account su FriendFeed, sono su Linkedin. I posti dove essere on line non mi mancano. Forse, quello che vedo più moribondo tra tutti è FriendFeed e mi dispiace moltissimo perché è un “twitter con un po’ più di 140 caratteri” che facilita molto le discussioni ma che purtroppo è stato acquisito da Facebook anni fa e sta lentamente decadendo.</p>
<p><strong>Quali sono i limiti di Twitter?</strong></p>
<p>In alcuni casi, la necessità di estrema sintesi.</p>
<p><strong>Sì, i 140 caratteri.</strong></p>
<p>Esatto, se vuoi esprimere un concetto in più di 140 caratteri non hai modo di linkare fra di loro due twitter a meno che non ri-citare il precedente. Twitter prevede che tu segua in modo molto puntuale la discussione. Se ti passa una pillola sotto gli occhi e fruisci solo di quella ti perdi metà del contenuto che si vuole raccontare. Dall’altra parte la ricerca dei contenuti. Per quanto ci siano gli hashtag e per quanto twitter mi faccia vedere quali sono gli argomenti più caldi della giornata, ci si può lavorare e costruire qualcosa di più.</p>
<p><strong>Quali sono le applicazioni online, i device che vorresti consigliare a chi fa informazione sul web?</strong></p>
<p>Io vivo con uno smartphone in tasca che è fantastico per tutto ciò che non riguarda il telefono in sé (visto che non prende moltissimo). Credo che sia importante avere uno strumento che mi permetta di essere connesso alla rete. Vedo tantissimi giornalisti che prendono appunti su carta, mi chiedo quante delle informazioni che hanno appuntato finiranno on line.</p>
<p><strong>Quali sono, secondo te, le nuove figure lavorative di cui avrà sempre più bisogno la Rete?</strong></p>
<p>Credo che avrà bisogno di persone “flessibili”, non ti posso dire che avrà bisogno di più sviluppatori o di più grafici. Non ho una visione così completa del mercato che si affaccia sul mondo della rete. So che dovranno essere delle persone flessibili perché si dovranno adattare a un mondo che è in continuo mutamento e dovranno necessariamente essere curiose per star dietro a tutte le innovazioni che arrivano.</p>
<p><strong>Informazione. Quanto si può parlare di “abbuffate virtuali” e di “sobrietà dell’informazione”. In altre parole, siamo saturi di “informazioni” o siamo saturi di qualcos’altro che non è informazione? </strong></p>
<p>Sicuramente ci sono tantissime informazioni in rete. Credo tuttavia che la rete sia ancora “sobria” di informazioni di alta qualità. Quelle presenti sono poche, localizzate, stanno crescendo lentamente e si può lavorare ancora molto.</p>
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		<title>I Quotidiani online avanzano su quelli di carta</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/i-quotidiani-online-avanzano-su-quelli-di-carta/30/10/2011/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 09:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Paolone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web & Tech]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<description><![CDATA[La rivoluzione della Rete 2.0 ha portato una ventata di novità in larga parte nel campo dell&#8217;informazione, e nel modo di usufruirne. L&#8217;immediatezza, gli aggiornamenti in tempo reale e la &#8220;portabilità&#8221; sono il punto di forza del Web rispetto ai classici mezzi di informazione quali tv e radio, senza contare la sempre più colpita carta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-131652" href="http://www.dailyblog.it/i-quotidiani-online-avanzano-su-quelli-di-carta/30/10/2011/quotidiani-online-2/"><img class="aligncenter size-full wp-image-131652" title="quotidiani-online" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/10/quotidiani-online.jpg" alt="" width="640" height="412" /></a></p>
<p>La rivoluzione della Rete 2.0 ha portato una ventata di novità in larga parte nel campo dell&#8217;informazione, e nel modo di usufruirne. L&#8217;immediatezza, gli aggiornamenti in tempo reale e la &#8220;portabilità&#8221; sono il punto di forza del Web rispetto ai classici mezzi di informazione quali tv e radio, senza contare la sempre più colpita carta stampata.</p>
<p>Quotidiani e riviste si sono adattate ai tempi, fornendo ai lettori di &#8211; quasi &#8211; ogni età la possibilità di &#8220;stare sul pezzo&#8221; sia sul proprio sito Web che in mobilità, data la sempre più larga diffusione della tecnologia tascabile.</p>
<p>Ma la battaglia è ancora aperta: secondo un&#8217;indagine di Mediawatch infatti, più della metà degli intervistati preferisce ancora la carta stampata per la lettura di eventi di cronaca e culturali, mentre la maggioranza dei lettori si informa sulla Rete per le notizie di politica, economia e notizie dall&#8217;estero.</p>
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		<title>Russia, quando i blogger vincono sui media di stato</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/russia-quando-i-blogger-vincono-sui-media-di-stato/08/10/2011/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 06:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Gallazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<description><![CDATA[Un retaggio del regime totalitario che ha governato il Paese per settantaquattro anni difficile da sradicare: la creazioni di falsi miti e la costruzione ad hoc di personalità politiche forti e vincenti. Nata con Stalin, con effetto retroattivo su Lenin, promossa dietro la cortina di ferro durante i lunghi anni della guerra fredda e parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/10/Putin-Archeologo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-125402" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/10/Putin-Archeologo.jpg" alt="" width="600" height="391" /></a></p>
<p>Un retaggio del regime totalitario che ha governato il Paese per settantaquattro anni difficile da sradicare: la creazioni di falsi miti e la costruzione ad hoc di personalità politiche forti e vincenti. Nata con Stalin, con effetto retroattivo su Lenin, promossa dietro la cortina di ferro durante i lunghi anni della guerra fredda e parte preponderante dell&#8217;indottrinamento politico, sembrava una pratica destinata ad essere ricordata nei libri di storia.</p>
<p>Ma con l&#8217;ascesa di Vladimir Putin, già dal lontano 1999, la promozione dell&#8217;immagine sembra essere tornata di moda, grazie all&#8217;aiuto di media compiacenti, ed il culto della personalità un mito intramontabile.<br />
Di certo negli anni d&#8217;oro del regime comunista falsificare foto, diffondere notizie non verificabili ed il totale controllo dei mezzi d&#8217;informazione rendevano facile la vita per i responsabili della propaganda di partito. Oggi i “commissari” non solo devono fare i conti con l&#8217;impossibilità di applicare la censura, ma si trovano costretti a fronteggiare un nemico agguerrito e con un&#8217;arma rivoluzionaria: i blogger.</p>
<p>L&#8217;immagine di uomo temerario, dedito allo sport ed alle imprese più ardite, di un avventuriero che teme la sconfitta è ormai entrata a far parte dell&#8217;immaginario collettivo del popolo russo, soprattutto grazie alla connivenza dei mainstream media. Lo scorso anno il primo ministro era stato il protagonista di numerosi servizi che lo ritraevano alle prese con un orso polare durante una spedizione artica, come cacciatore di tigri, pilota di Formula 1 guidando una Renault da gara a 240 km/h, prima ancora era stato a bordo di un cacciabombardiere e poi in Siberia, in una versione asiatica del Mister Crocodile Dundee australiano.</p>
<p>L&#8217;ultima trovata, però, rischia di minare profondamente la credibilità del leader russo. Lo scorso 10 agosto i principali network russi avevano ripreso il premier mentre, dopo un&#8217;immersione subacquea a Kerc, nel Mar Nero, riemergeva con alcuni grossi frammenti appartenenti a due anfore greche risalenti alo VI secolo a.C., una “straordinaria scoperta”. Ma questa volta il trucco non ha funzionato. Il web, implacabile, ha subito contestato l&#8217;attendibilità del ritrovamento e blogger da ogni parte del Paese hanno fronteggiato l&#8217;offensiva dei più importanti media russi, da subito accorsi a sostenere la tesi del “superpremier”. Ma la superiorità della potenza mediatica è crollata di fronte al canale d&#8217;informazione indipendente, considerato il più credibile, rappresentato dai cybernauti. Così, quando alcuni esperti di archeologia marina hanno fatto notare che dopo più di mille anni a mollo nelle acque del Mar Nero le anfore sarebbero dovute essere incrostate e ricoperte da conchiglie, non pulite ed assolutamente riconoscibili (di grande impatto visivo evidentemente) come appaiono nel filmato del ritrovamento, il portavoce del primo ministro, Dmitry Peskov, si è visto costretto ad ammettere la verità:</p>
<blockquote><p>Queste anfore non erano laggiù da migliaia di anni. In realtà sono state trovate durante una spedizione diverse settimane fa e poi qualcuno le ha piazzate sui fondali marini. Non c&#8217;è nulla di strano e non ci sono ragioni per speculare sull&#8217;accaduto</p></blockquote>
<p>Solo per compiacere Putin, quasi fosse un imperatore romano alla stregua di un Nerone o di un Caligola, una sorta di tributo dovuto al “paladino della Russia imperiale”. Ma la realtà, agli occhi ormai disillusi del popolo russo, appare ben diversa e Vladimir Putin non è più il leader investito dal destino del ruolo di salvatore di una Nazione sul bordo di un baratro, ma uno scaltro uomo politico aggrappato al potere nel disperato tentativo di proteggere i propri interessi personali.</p>
<p>La nuova Russia è oggi un Paese ricostruito che, lentamente, si sta liberando del vecchiume di una vita politica per troppo tempo stagnante e dai costumi fin troppo radicati. Tuttavia la leadership di Putin non è mai stata in discussione. Di sicuro la sua popolarità è in netta discesa, ma non ancora sufficiente per costituire una minaccia e la struttura piramidale del potere gli assicura il controllo del Parlamento, dei partiti e del sistema elettorale, dell&#8217;informazione, della giustizia, delle forze di sicurezza e di qualunque livello dell&#8217;amministrazione statale e locale. Inoltre le risorse economiche legate al petrolio sono in grado di fornirgli un enorme sostegno all&#8217;interno ed all&#8217;esterno del Paese.</p>
<p>Ma a tutto questo controllo, come dimostrato, sfuggono i blogger. Nessuno può controllare la rete, se non oscurandola e qualche colpo ben assestato dal web potrebbe riuscire ad incrinare la dura corazza che Putin si è costruito attorno. Storia, politica, situazione economica e sociale rendono la Russia e le Nazioni nordafricane lontane anni luce tra loro, ma la lezione della Primavera Araba dovrebbe rappresentare il monito a non sottovalutare la potenza inarrestabile delle nuove forme di comunicazione globale.</p>
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		<title>Più tempo sulle app mobili, meno sull’open web</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/piu-tempo-sulle-app-mobili-meno-sull%e2%80%99open-web/20/06/2011/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 20:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Galassi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il web è morto. Wired USA lo aveva scritto nell’agosto del 2010. Una tesi che aveva suscitato non poche resistenze, ma che ora sembra trovare conferma in un report firmato Flurry, almeno per quanto riguardo gli Stati Uniti. Per la prima volta, informa Charles Newark-French, il tempo speso nell’impiego di applicazioni mobili ha superato quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-95679" href="http://www.dailyblog.it/piu-tempo-sulle-app-mobili-meno-sull%e2%80%99open-web/20/06/2011/mobileapps/"><img class="aligncenter size-full wp-image-95679" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/06/mobileapps.jpg" alt="" width="640" height="426" /></a></p>
<p>Il web è morto. <strong>Wired USA</strong> lo aveva scritto nell’agosto del 2010. Una tesi che aveva suscitato non poche resistenze, ma che ora sembra trovare conferma in un report firmato <strong>Flurry</strong>, almeno per quanto riguardo gli Stati Uniti. Per la prima volta, informa Charles Newark-French, <strong>il tempo speso nell’impiego di applicazioni mobili</strong> ha superato quello sull&#8217;open web generato dall’uso di sistemi desktop, di smartphone  e di altri dispositivi portatili. In altri termini, i consumatori statunitensi preferiscono usare le <a href="http://www.dailyblog.it/tag/app/" target="_blank">app</a> mobili piuttosto che accedere ad Internet e navigare online nella maniera tradizionale, sia questa correlata all’impiego di PC <a href="http://www.dailyblog.it/tag/desktop/" target="_blank">desktop</a> o portatili che legata all’utilizzo di smartphone e tablet.</p>
<p>Sembra proprio, dunque, che le applicazioni mobili native, il cui utilizzo è stato (e continua ad essere) spinto soprattutto dalla diffusione di <a href="http://www.dailyblog.it/tag/apple/" target="_blank">Apple</a> <a href="http://www.dailyblog.it/tag/ios5/" target="_blank">iOS</a> e <a href="http://www.dailyblog.it/tag/google/" target="_blank">Google</a> <a href="http://www.dailyblog.it/tag/android/" target="_blank">Android</a>, stia mandando in soffitta il tradizionale approccio alla Rete e alla navigazione online. Sta venendo meno, per usare le parole impiegate da Chris Anderson e compagnia, la logica del web aperto ed orizzontale, e si sta affermando, di contro, un modello più simile alle logiche verticali proprie dei media tradizionali.</p>
<p>Così scriveva Anderson: «Ti svegli e controlli la posta sull’iPad, con un’applicazione. Mentre fai colazione, ti fai un giro su Facebook, su Twitter e sul New York Times, e sono altre tre applicazioni. Mentre vai in ufficio, ascolti un podcast dal tuo smartphone. Un’altra applicazione. Al lavoro, leggi i feed RSS e parli con i tuoi contatti su Skype. Altre applicazioni. Alla fine della giornata, quando sei di nuovo a casa, ascolti musica su Pandora, giochi con la Xbox, guardi un film in streaming su Netflix. Hai passato l’intera giornata su Internet, ma non sul web».</p>
<p>Secondo il report di Flurry, gli utenti di Internet statunitensi impiegano <strong>il 9% di tempo in più sulle applicazioni mobili rispetto all’open web</strong>. Quali app mobili catturano l’attenzione dei consumatori a stelle e strisce?<strong> </strong>I<strong> giochi</strong>, per il 47% del tempo, e i <strong>social network</strong>, per il 32% del tempo. Gaming e social networking, quindi. Alle applicazioni sviluppate per restare informati è concesso il 9% del totale del tempo impiegato nell’uso delle app mobili. Il 7% è riservato all’entertainment. Le altre categorie si dividono il restante 5%.</p>
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		<title>Le opportunità del Web 2.0: trovare lavoro con i Social Network</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 19:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Adduci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanti di voi sono alla ricerca di un impiego, ma non hanno ottenuto i risultati sperati? Siamo in tempi difficili, si sa, ed in più, in Italia, il dato sulla disoccupazione continua ad essere preoccupante: quasi il 30% dei giovani non trova lavoro. Certo, molti sono i fattori che determinano questa situazione: offerte di lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanti di voi sono alla ricerca di un impiego, ma non hanno ottenuto i risultati sperati? Siamo in tempi difficili, si sa, ed in più, in Italia, il dato sulla disoccupazione continua ad essere preoccupante: quasi il <strong>30% dei giovani</strong> non trova lavoro. Certo, molti sono i fattori che determinano questa situazione: offerte di lavoro troppo specifiche, requisiti di esperienza non soddisfatti, ma anche l&#8217;indisponibilità al trasferimento e scarso impegno nel ricercare un lavoro acquisiscono una certa importanza.</p>
<p>Proprio a partire da questa considerazione, vorei condividere con voi la mia esperienza a riguardo. Sono un fresco laureato in Ingegneria Informatica Specialistica (ex D.M.509/99) presso il Politecnico di Bari &#8211; data di laurea: 14 marzo 2011 &#8211; e, come tutti i miei colleghi universitari, sono iscritto al servizio di <strong>AlmaLaurea</strong>, la quale ha stretto rapporti di collaborazione con il mio ateneo. Le telefonate da parte di società importanti arrivano, ma tutte offrono il solito &#8220;contratto&#8221; che prevede uno stage di 3 mesi, con <em>possibile</em> inserimento futuro nell&#8217;organico (ho usato i doppi apici solo perchè non reputo lo stage come un contratto), ad una retribuzione che oscilla tra i 600 e gli 800 euro mensili. Sede di lavoro: Milano. L&#8217;idea di far esperienza è forte, ma, onestamente, con tale retribuzione, si riesce ad arrivare a malapena al 20 del mese, dovendo considerare i costi di vitto e alloggio, non proprio economici nel capoluogo Lombardo.</p>
<p>Nel frattempo, consulto motori di ricerca dedicati al mondo del lavoro, tra i più famosi in Italia, ma i risultati non cambiano di molto.</p>
<p>La svolta arriva grazie ai Social Networks. Personalmente, ho un account sia su <strong><a href="http://www.dailyblog.it/tag/facebook/">Facebook</a></strong>, sia su <strong><a href="http://www.dailyblog.it/tag/twitter/">Twitter</a></strong>, sia su <strong><a href="http://www.dailyblog.it/tag/linkedin/" target="_blank">LinkedIn</a></strong> da almeno 2 anni. Data la spiccata natura di LinkedIn, votata al mondo dei professionisti di ogni genere, compilo accuratamente il mio profilo, inserendo una breve descrizione delle precedenti esperienze lavorative e segnalando le competenze e conoscenze in mio possesso. Su Twitter, invece, cerco di seguire persone che in qualche modo condividono informazioni riguardanti il mio campo di studio ed i miei interessi. Facebook lo considero relativo alla sfera privata e, pertanto, non ho cura di aggiornare i dettagli della mia situazione professionale su questo social network.</p>
<p>Bene, se seguite queste indicazioni anche voi, vi assicuro che non vi noterà nessuno: parlo per esperienza personale. Infatti, in questo modo i social network fungono da <em>vetrina</em> di noi stessi, ossia mostrano cosa sappiamo fare, ma restiamo in attesa che qualcuno osservi il nostro profilo, al fine di ottenere una qualche considerazione.</p>
<p>Ho iniziato, così, ad iscrivermi ad alcuni gruppi di lavoro su LinkedIn (segnalo Job Seekers o Il Mercato Italiano del Lavoro, tra i più frequentati), partecipando a qualche discussione e di tanto in tanto dare uno sguardo alle proposte di lavoro inserite: tra esse, c&#8217;è un annuncio riguardante la ricerca di profili da inserire nel mondo ICT, ma non è specificata alcuna altra informazione. Pertanto, decido di contattare tramite messaggio privato la persona che ha inserito tale offerta di lavoro, chiedendo maggiori informazioni e questa persona mi risponde chiedendomi un curriculum vitae aggiornato. Risultato, 2 giorni dopo ricevo una telefonata da una società di consulenza, la quale desidera ottenere un colloquio diretto al fine di capire se sono idoneo per una posizione di lavoro da occupare. In data 30 marzo parto per Milano ed il 1 Aprile effettuo il colloquio e discuto della proposta contrattuale: ho iniziato a lavorare presso la mia attuale azienda, che lavora a stretto contatto con Regione Lombardia, in data 4 Aprile.</p>
<p>Tutto qui? No, perchè ricevo anche alcune proposte di collaborazione via Twitter, legate al viral marketing e alla redazioni di articoli su Daily Blog! Per esperienza personale, consiglio vivamente di seguire i propri interessi e di prestare maggiore attenzione ai contenuti che si condividono in rete e alla manutenzione del proprio profilo <em>social</em>. Del resto, i social networks risultano dei buoni biglietti da visita: non basta l&#8217;estetica, ma conta a chi lo consegnamo o lo facciamo vedere!</p>
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		<title>eG8 Forum, al via la due giorni su Internet voluta da Sarkozy</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 18:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Galassi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riflettori puntati su Parigi. Nicolas Sarkozy, presidente della Repubblica francese, ha chiamato a raccolta i principali protagonisti della Rete e dell’economia digitale: da Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook ad Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google, passando per Jeff Bezos,  fondatore e CEO di Amazon, e Rupert Murdoch, presidente e CEO di News Corporation. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/05/eg8forum.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-86639" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/05/eg8forum.jpg" alt="" width="630" height="400" /></a></p>
<p>Riflettori puntati su Parigi. <strong>Nicolas Sarkozy</strong>, presidente della Repubblica francese, ha chiamato a raccolta i principali protagonisti della Rete e dell’economia digitale: da <strong>Mark Zuckerberg</strong>, fondatore e CEO di <a href="http://www.dailyblog.it/tag/facebook/" target="_blank">Facebook</a> ad <strong>Eric Schmidt</strong>, presidente esecutivo di Google, passando per <strong>Jeff Bezos</strong>,  fondatore e CEO di Amazon, e <strong>Rupert Murdoch</strong>, presidente e CEO di News Corporation.</p>
<p>Per citare altri nomi: <strong>Ben Verwayeen</strong>, CEO di Alcatel-Lucent; <strong>Stéphane Richard</strong>, CEO di Orange/France Telecom; <strong>Marc Simoncini</strong>, fondatore di Meetic; <strong>Jimmy Wales</strong>, fondatore di Wikipedia; <strong>Arthur Sulzberger</strong> <strong>Jr</strong>., presidente della New York Times Company; <strong>Paul Jacobs</strong>, CEO di Qualcomm Inc; <strong>Peter Chou</strong>, CEO di HTC; <strong>Michel de Rosen</strong>, CEO di Eutelsat Communications; <strong>Lawrence Lessig</strong>, professore presso Harvard Law School; <strong>John Ridding</strong>, presidente del Financial Times; <strong>Rémy Pflimlin</strong>, CEO di France Télévisions; <strong>Mitchell Baker</strong>, presidente di Mozilla; <strong>Daniel Ek</strong>, CEO di Spotify; <strong>Peter Dengate Thrush</strong>, presidente di ICANN; <strong>Thomas Glocer</strong>, CEO di Thomson Reuters; <strong>Yves Guillemot</strong>, CEO di Ubisoft.</p>
<p>Parteciperanno all’<strong>eG8 Forum</strong> anche <strong>Franco Bernabè</strong>, presidente esecutivo di Telecom Italia, <strong>Luca Ascani</strong>, cofondatore e presidente di Populis, <strong>Carlo De Benedetti</strong>, presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso, <strong>Gian Luigi Benedetti</strong>, consigliere diplomatico del ministro Renato Brunetta, <strong>Enzo Mazza</strong>, presidenti di FIMI, e <strong>Stefano Rodotà</strong>, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali dal 1997 al 2005.</p>
<p>Si discuterà di <a href="http://www.dailyblog.it/tag/internet/" target="_blank">Internet</a> e dell’impatto della Rete su economia, cultura, società, commercio, comunicazione ed educazione. L’attenzione degli osservatori di settore, degli addetti ai lavori e degli utenti di Internet è alta. Perché, tra la marea di argomenti all’ordine del giorno, spicca il focus sulla tutela della proprietà intellettuale in epoca di economia digitale. Legato a doppio filo con la libertà dei degli utenti della Rete e la protezione dei dati personali e della privacy degli stessi.</p>
<p><strong>eG8 Forum</strong>, nelle intenzioni di Sarkozy, dovrà partorire un documento finale che tracci almeno le linee guida per una <strong>governance economica globale</strong> per Internet. Un documento che dovrà poi essere discusso anche in sede di <strong>G8</strong>.</p>
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		<title>Google I/O 2011, arrivano i Chromebook di Samsung ed Acer</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/google-io-2011-arrivano-i-chromebook-di-samsung-ed-acer/11/05/2011/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 20:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Galassi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La seconda giornata della Google I/O 2011 ha portato con sé l’annuncio dell’imminente lancio dei primi Chromebook, notebook basati su Google Chrome OS, progettati ed ottimizzati per il Web. I Chromebook promettono di fornire agli utenti di Internet un’esperienza più veloce, più semplice e più sicura rispetto ai tradizionali PC. I Chromebook si avviano in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/05/Chromebook.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-83519" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/05/Chromebook-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La seconda giornata della <strong>Google I/O 2011</strong> ha portato con sé l’annuncio dell’imminente lancio dei primi <strong>Chromebook</strong>, notebook basati su <strong>Google Chrome OS</strong>, progettati ed ottimizzati per il Web. I Chromebook promettono di fornire agli utenti di Internet un’esperienza più veloce, più semplice e più sicura rispetto ai tradizionali PC.</p>
<p>I Chromebook si avviano in 8 secondi e si riattivano all’istante, ha spiegato <a href="http://www.dailyblog.it/tag/google/" target="_blank">Google</a>, e sono stati concepiti per diventare più veloci con il passare del tempo grazie agli aggiornamenti. I notebook basati su Chrome OS, infatti, eseguono gli update disponibili non appena vengono accesi dall’utente. In automatico. In questo modo, tutte le applicazioni risultano sempre aggiornate e la versione più recente del sistema operativo viene scaricata in automatico. I Chromebook mettono al bando, dunque, i fastidiosi messaggi di aggiornamento, ha sottolineato Google.</p>
<p>Applicazioni, impostazioni e documenti sono tutti memorizzati nella <strong>cloud</strong>. I Chromebook supportano milioni di <strong>applicazioni web</strong>, dai giochi e dai fogli di calcolo agli editor per la grafica e l’elaborazione delle fotografie. Viene meno la necessità di affidarsi ai tradizionali supporti ottici, ovvero ai CD ed ai DVD: le applicazioni sono proposte sul <strong>Chrome Web Store</strong>. Oppure è possibile lavorare o divertirsi con le applicazioni web-based veicolate in Rete. E grazie ad HTML5, ha spiegato Google, molte applicazioni continuano a funzionare anche quando non si è connessi ad Internet.</p>
<p>Gli utenti dei Chromebook possono, inoltre, <strong>condividere</strong> i laptop basati su Chrome OS con amici e parenti, ha sottolineato Google. È possibile quindi accedere ai Chromebook per sperimentare tutte le loro impostazioni, applicazioni ed estensioni Google Chrome, oppure utilizzare la <strong>Modalità Ospite</strong> per navigare in privato. In entrambi i casi, chiunque utilizzi un Chromebook condiviso non potrà accedere alle mail ed ai dati personali dell’utente.</p>
<p>I Chromebook supportano le tecnologie <strong>Wi-Fi</strong> e<strong> 3G</strong> (opzionale). Quando i primi Chromebook raggiungeranno il mercato italiano, i modelli con supporto per le reti mobili 3G saranno dotati di una scheda SIM con <strong>3 GB di traffico gratuito</strong> forniti da <strong>3 Italia</strong>.</p>
<p>Google non ha trascurato il capitolo <strong>sicurezza</strong>, anzi. I Chromebook, ha spiegato l’azienda di Mountain View, utilizzano il primo sistema operativo progettato da zero per garantire protezione dalla costante minaccia di malware e virus, impiegando il principio della “defense in depth” (<strong>difesa in profondità</strong>) per garantire più livelli di protezione, inclusi il <strong>sandboxing</strong>, la <strong>crittografia</strong> dei dati e l’<strong>avvio verificato</strong>.</p>
<p><strong>Samsung</strong> ed <strong>Acer</strong> sono i primi produttori ad abbracciare la nuova filosofia proposta da Google. Entrambi impiegano un <strong>processore dual-core Intel Atom</strong> ed integrano una <strong>webcam HD con microfono</strong> e tecnologia per la riduzione dei rumori. I due Chromebook di Samsung ed Acer condividono, inoltre, la <strong>tastiera Google Chrome</strong> di dimensioni standard, il<strong> trackpad </strong>di grandi dimensioni completamente cliccabile, <strong>due porte USB 2.0</strong>, <strong>uno slot</strong> per schede di memoria <strong>4-in-1</strong>, il supporto per la connettività Wi-Fi dual band e per la tecnologia <strong>3G</strong> (opzionale).</p>
<p>Il Chromebook di <a href="http://www.dailyblog.it/tag/samsung/" target="_blank">Samsung</a> si caratterizza per il <strong>display da 12,1 pollici con luminosità di 300 nit</strong>, per la presenza di una<strong> porta mini-VGA</strong> e per un’autonomia dichiarata superiore alle <strong>8,5 ore</strong> (utilizzo continuo). Il Chromebook di <a href="http://www.dailyblog.it/tag/acer/" target="_blank">Acer</a>, invece, monta uno <strong>schermo LCD retroilluminato a LED da 11,6 pollici</strong>, con tecnologia HD Widescreen CineCrystal, ed una porta HDMI. Il notebook Acer basato su Chrome OS, inoltre, supporta l’<strong>audio ad alta definizione</strong>. Più contenuta l’autonomia lavorativa: oltre <strong>6 ore</strong> di utilizzo continuo.</p>
<p><strong>UPDATE</strong>: I Chromebook di Samsung ed Acer supporteranno <strong>Netflix</strong> ed <strong>Hulu</strong> e le <strong>versioni offline</strong> di <strong>Gmail</strong>, <strong>Google Calendar</strong> e <strong>Google Docs</strong>. Gli utenti potranno quindi accedere ai servizi di streaming video proposti da Netflix ed Hulu e lavorare con Gmail, Google Calendar e Google Docs anche in modalità offline.</p>
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		<title>Il Web, la voce dei ribelli</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 08:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano Scavuzzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Soffocate quella voce. Spegnete internet e oscurate tutti i siti. L&#8217;ordine arriva dai governi che in preda alla proteste dilaganti provano a staccare la spina dell&#8217;alimentazione &#8220;virale&#8221; che il web dà alla protesta. Il medio oriente e gli Stati nord africani sono in piena rivoluzione. La gente, il popolo scende in piazza e si ribella. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-66756" href="http://www.dailyblog.it/il-web-la-voce-dei-ribelli/22/02/2011/ribellione-e-web/"><img class="aligncenter size-full wp-image-66756" title="ribellione e web" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/02/ribellione-e-web.jpg" alt="" width="600" height="233" /></a><br />
Soffocate quella voce. Spegnete internet e oscurate tutti i siti. L&#8217;ordine arriva dai governi che in preda alla proteste dilaganti provano a staccare la spina dell&#8217;alimentazione &#8220;virale&#8221; che il web dà alla protesta. Il medio oriente e gli Stati nord africani sono in piena rivoluzione. La gente, il popolo scende in piazza e si ribella. La rete è lì, e gli echi della protesta arrivano in ogni angolo del mondo. Prima l&#8217;Egitto, poi la Libia e poi chissà quanti altri.</p>
<p>La gente si agita, rivendica i propri diritti, lotta per il cambiamento e la democrazia ed internet gli viene in aiuto. La rete è il mezzo di comunicazione più democratico, ma non per questo non censurabile. Prima Mubarak e poi Gheddafi lo hanno dimostrato oscurando la rete per alcuni giorni, tagliando la nazione fuori dal web per non fare uscire dai confini nazionali quei sentimenti di ribellione al governo e sopratutto all&#8217;uomo che lo rappresenta, e se la tv di Stato fa uscire l&#8217;unica versione ufficiale, il web garantisce le &#8220;più&#8221; verità.</p>
<p>La rete è strumento di democrazia e gli eventi di questi giorni ce lo confermano ancor di più. Fondamentali poi i social network, criticati spesso per la loro pervasività e il loro speculare sui fatti degli altri. Facebook e Twitter su tutti hanno permesso di conoscere gli eventi, le sensazioni, l&#8217;accadimento dei fatti quando anche i giornalisti trovavano difficoltà a raccontare le proteste.</p>
<p>I social network hanno fatto da megafono al grido di protesta e di aiuto del popolo egiziano, ed è lì che qualche giorno fa ha deciso di comunicare anche l&#8217;esercito egiziano, che una volta preso in mano il potere dalle mani di Mubarak ha attivato la propria pagina Facebook. La riconoscenza del popolo e dei protestanti egiziani è totale verso la rete e i social network a tal punto che, notizia di poche ore fa riportata da un quotidiano d&#8217;Egitto, un giovane ha voluto rendere omaggio al social network in blu chiamando la propria figlia Facebook. Potenza della libertà del web.</p>
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		<title>Tra i giovanissimi il web batte la TV</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 20:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Oliva</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il web si sa, costituisce un infinta fonte di informazione su tutti i fronti mediante cui accedere a tutte quelle che sono le news e gli argomenti d’interesse in maniera personalizzata e senza dover sottostare ad un ordine dettato da chi, come per la TV, organizza tutto in funzione dello spettatore. Quello che, ad oggi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-50039" href="http://www.dailyblog.it/tra-i-giovanissimi-il-web-batte-la-tv/30/11/2010/teenagers/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-50039" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2010/11/Teenagers-150x150.jpg" alt="Teenagers" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Il web si sa, costituisce un infinta fonte di informazione su tutti i fronti mediante cui accedere a tutte quelle che sono le news e gli argomenti d’interesse in maniera personalizzata e senza dover sottostare ad un ordine dettato da chi, come per la TV, organizza tutto in funzione dello spettatore.</p>
<p>Quello che, ad oggi, risulta dunque un dato di fatto, è stato però constato anche dai giovanissimi italiani, gli adolescenti, che, con l’evolversi dei tempi, sono arrivati a preferire la grande rete al ben più classico, ed oramai anche poco convincente, televisore.</p>
<p>Infatti, a registrare la vittoria del PC sullo schermo televisivo è stato il rapporto 2010 della Società italiana di pediatria che si è occupata di sottoporre ad una serie di accurate interviste ben 1300 studenti rientranti in una fascia d’età compresa tra i 12 e i 14 anni.</p>
<p>Secondo lo studio effettuato ne è emerso dunque che ben il 17,2% del gruppo di giovanissimi trascorre più di 3 ore al giorno online, superando dunque quel 15,3% che, invece, preferisce trascorre le proprie ore libere dinanzi al televisore, il che costituisce un dato in notevole calo se si considera che lo scorso anno la percentuale di adolescenti registrati che preferivano guardare la TV, anche per tempi piuttosto prolungati, era pari al 22%.</p>
<p>L’incremento del numero di adolescenti che preferiscono il web alla TV è probabilmente da imputare, oltre che alla possibilità di tenere traccia degli argomenti d’interesse, anche al diffuso utilizzo dei social network, sempre più presenti nella vita di tutti i giorni, e ai giochi ai quali è possibile accedere.</p>
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		<title>Facebook, allarme privacy: condivisi 2,8 Gb di dati personali presi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 07:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ferdinando Toscano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal Canada arriva una notizia che potrebbe cominciare a far riflettere molti utenti di Facebook: sono stati raccolti e pubblicati sulle reti di condivisione P2P (Peer-To-Peer) i dati sensibili di oltre 100 milioni di utenti per un totale di 2,8 Gb di grandezza del file. I 170 milioni di record raccolti dall&#8217;hacker ed esperto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_30976" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-30976" href="http://www.dailyblog.it/facebook-allarme-privacy-condivisi-28-gb-di-dati-personali-presi/30/08/2010/facebook-7/"><img class="size-thumbnail wp-image-30976" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2010/08/facebook-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Facebook, il social network più diffuso al mondo</p></div>
<p>Dal Canada arriva una notizia che potrebbe cominciare a far riflettere molti utenti di Facebook: sono stati raccolti e pubblicati sulle reti di condivisione P2P (Peer-To-Peer) i dati sensibili di oltre 100 milioni di utenti per un totale di 2,8 Gb di grandezza del file.</p>
<p>I 170 milioni di record raccolti dall&#8217;hacker ed esperto di sicurezza Ron Bowes sono frutto di dati pubblici di circa un quinto di tutti utenti del sito e rappresenterebbero in ogni caso una chiara minaccia alla privacy degli iscritti.</p>
<p>Per quanto attualmente pubblici, questi dati fornirebbero informazioni importanti a chiunque, comprese aziende di statistica e pubblicità, e limiterebbero di molto la possibilità degli utenti del social network di modificare le loro impostazioni sui dati personali.</p>
<p>Un utente che vorrà cancellarsi dal sito, o un utente che deciderà di non essere più rintracciabile dalle normali barre di ricerche rimarrà, infatti, eternamente in rete, e dunque la sua possibilità di &#8220;sparire&#8221; verrà di fatto eliminata in quanto archivi come questi potrebbero rendere informazioni sul suo conto anche a distanza di molti anni.</p>
<p>L&#8217;operazione di acquisizione di questo file è stata totalmente legale: tutto, infatti, appartiene ai profili pubblici degli utenti. Ciò può spingere i webnauti verso una riflessione quanto mai cruda: considerate soltanto le operazioni legali, su internet si sa quando si pubblica un qualcosa, ma non si mai quando ma soprattutto se il contenuto da noi immesso potrà essere cancellato per sempre.</p>
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		<title>La prevenzione degli infortuni passa per il web</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/la-prevenzione-degli-infortuni-passa-per-il-web/15/05/2010/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 07:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pesino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[infortuni]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;obiettivo è una riduzione drastica del numero degli infortuni mortali e degli incidenti in genere. E&#8217; questo lo scopo del nuovo portale dell&#8217;Osservatorio Epidemiologico Nazionale sulle condizioni di salute e sicurezza. Il portale è stato realizzato dal Dipartimento medicina del Lavoro dell&#8217;Ispesl (Istituto per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro) e diventerà uno strumento tecnico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2010/05/1192461803452_12.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11806" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2010/05/1192461803452_12-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;obiettivo è una riduzione drastica del numero degli infortuni mortali e degli incidenti in genere. E&#8217; questo lo scopo del nuovo portale dell&#8217;Osservatorio Epidemiologico Nazionale sulle condizioni di salute e sicurezza. Il portale è stato realizzato dal Dipartimento medicina del Lavoro dell&#8217;Ispesl (Istituto per la Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro) e diventerà uno strumento tecnico cui tutti i cittadini che vorranno potranno fare riferimento.</p>
<p>Il portale si occupa di divulgare argomenti di vita quotidiana, di informare sui possibili rischi e sulle conseguenze di una vita o di un lavoro in determinati ambienti.<br />
In Italia ogni anno sono circa 4 milioni e mezzo gli incidenti e gli infortuni domestici  sul luogo di lavoro e, tra questi, circa 8 mila sono mortali.</p>
<p>In una nota il direttore generale dell&#8217;Ispesl spiega come sia &#8220;importante la partecipazione a progetti di ricerca e programmi di studio di carattere epidemiologico, nonchè l&#8217;attuazione di buone prassi per l&#8217;affermazione della cultura della prevenzione&#8221; allo scopo di tutelare la sicurezza dei cittadini in tutti gli ambienti nei quali si svolge la quotidianità.<br />
La maggior parte degli incidenti ha luogo durante il tempo libero ed è quindi doveroso, sempre secondo l&#8217;Ispesl, informare gli utenti di quelle che potrebbero essere considerate come cattive abitudini.</p>
<p>D&#8217;altronde basta poco per trasformare una situazione di potenziale pericolo in una circostanza relativamente tranquilla. A giovarne sarebbero anche le tasche e la continuità sul lavoro.<br />
Sempre l&#8217;Ispesl circa il 5% degli italiani è ogni anno vittima di un infortunio domestico. La percentuale è del 7% tra le donne, mentre scende al 3% per quanto riguarda gli uomini.</p>
<p>L&#8217;iniziativa dell&#8217;Ossrvatiorio Epidemiologico Nazionale e dell&#8217;Ispsel mira a rendere questa percentuale ancor più minima e per fare questo ha dotato il portale di rassegne stampa sugli infortuni, aree tematiche relative a svariate categorie di rischi, nonchè una banca dati aggiornatissima su tutti i tipi di incidenti domestici.</p>
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		<title>Safer Internet day: necessaria maggiore sicurezza nel web</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/safer-internet-day-necessaria-maggiore-sicurezza-nel-web/10/02/2010/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 08:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Cervelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web & Tech]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Maggiore sicurezza per tutti nel corso della navigazione in rete. E’ quello che l’intera comunità del web ha richiesto lo scorso 9 febbraio all’interno del contesto del “Safer Internet day”, promosso dalla Commissione Europea. Una tematica, quella della sicurezza del web che interessa tutti: dai bambini agli anziani. Il popolo di internet è molto variegato: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2010/02/safer-internet-day.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3400" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2010/02/safer-internet-day-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Maggiore sicurezza per tutti nel corso della navigazione in rete. E’ quello che l’intera comunità del web  ha richiesto lo scorso 9 febbraio all’interno del contesto del “Safer Internet day”, promosso dalla Commissione Europea.</p>
<p>Una tematica, quella della sicurezza del web che interessa tutti: dai bambini agli anziani. Il popolo di internet è molto variegato: le esigenze di una navigazione sicura per tutti sono palesi. Ed è necessario, che tutti si interroghino, in base a quello che scrivono e cercano sulla rete, su quanto effettivamente, con il loro agire, non compromettano la propria sicurezza.</p>
<p>I problemi più forti evidenziati sono quelli che riguardano ovviamente i Social Network. La tipologia stessa di questo strumento, se non correttamente utilizzata e sostenuta da adeguati servizi di supporto per la clientela, rischia di rivelarsi pericolosa per i propri usufruttuari, soprattutto se minori.</p>
<p>Ad una serie quasi infinita di servizi infatti, spesso corrisponde una insufficiente, se non totalmente mancante tutela della privacy dei minori, i quali purtroppo, in alcuni casi si rivelano carnefici di se stessi con l’immissione nella rete, nei propri profili, di foto non “adatte” ad una visione pubblica e riprese in alcuni contesti da poco di buono pronti a diffonderle all’interno di altrettanti deprecabili servizi online.</p>
<p>Ed è proprio questa mancanza di rapporto tra utente e gestore del servizio, nonché una inesistente rete di efficaci controlli per ciò che riguarda l’utilizzo del web da parte dei minori che ha spinto la Comunità Europea a verificare in prima persona la sicurezza dell’utente in internet attraverso test di sicurezza che hanno riguardato i maggiori network: Facebook, Youtube. MySpace, Habbo, Windows Live, solo per citarne alcuni.</p>
<p>E sebbene qualcuno in apparenza sembrasse dare maggiore importanza alla sicurezza del proprio utente, la ricerca della Comunità Europea ha verificato come nella quasi totalità dei casi esistano pecche nella gestione della tutela dell’usufruttuario dei servizi.</p>
<p>“Auspico che tutte le aziende del web facciano di più”. Questo l’invito di  Viviane Reding, commissaria UE responsabile della Società dell&#8217;informazione e dei media. “I profili dei minori devono essere automaticamente classificati come privati, e le richieste di aiuto e le segnalazioni di abuso devono ricevere risposte rapide ed adeguate. Internet” sottolinea, “ è diventato uno strumento essenziale per i nostri figli: renderlo più sicuro è responsabilità di tutti”.</p>
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		<title>Istat: internet sempre più presente tra gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Rais</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web & Tech]]></category>
		<category><![CDATA[computer]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Una minoranza, ma ancora per poco: è quella degli italiani che usano costantemente il personal computer, e accedono con frequenza alla rete. Stando a quanto riporta il recente report dell’Istat, infatti, il 47,5% del campione della popolazione italiana intervistata avrebbe ammesso di utilizzare il personal computer, con il 44,4% della stessa che è in grado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1891" href="http://www.dailyblog.it/istat-internet-sempre-piu-presente-tra-gli-italiani/25/11/2009/internet/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1891" title="internet" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2009/11/internet-150x150.jpg" alt="internet" width="150" height="150" /></a>Una minoranza, ma ancora per poco: è quella degli italiani che usano costantemente il personal computer, e accedono con frequenza alla rete. Stando a quanto riporta il recente report dell’Istat, infatti, il 47,5% del campione della popolazione italiana intervistata avrebbe ammesso di utilizzare il personal computer, con il 44,4% della stessa che è in grado di approdare su internet.</p>
<p>I dati relativi del 2009 dimostrano un incremento significativo rispetto al 2008, quando gli italiani con un personal computer si fermavano al 44,9%, e quelli con accesso alla rete al 40,2%. A farla da padrona, come ci si può attendere, sono soprattutto le nuove generazioni: l’86% dei ragazzi e delle ragazze della fascia di età tra i 15 e i 19 anni ha un personal computer, contro il 9,9% degli over 65 e il 2,4% degli over 75.</p>
<p>Per quanto riguarda invece le diverse aree geografiche, persiste ancora un netto divario tra il Nord e il Sud della penisola. Nel settentrione, infatti, l’utilizzo del personal computer è diffuso tra il 51,5% della popolazione, e l’accesso a internet tra il 48,3% del campione Istat. Al Sud, invece, l’utilizzo del personal computer è pari al 41,5% della popolazione, mentre il dato sull’accesso a internet si fa anche più emblematico: 38%. Via di mezzo (in questo caso, non solo geografico) il Centro Italia, in cui utilizza un personal computer il 48,8% della popolazione, e ha accesso a internet costantemente il 46,8%.</p>
<p>Le differenze riguardano inoltre anche i generi: nonostante il passare degli anni, gli uomini utilizzano il personal computer più delle donne, e l’accesso a internet è a grande prevalenza di carattere maschile. Stando allo stesso report dell’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, usa il personal computer più di un uomo su due (il 52,8%), contro il 42,5% delle donne. Per quanto riguarda internet, accedono alla rete quasi il 50% degli uomini (il 49,8%) e solo il 39,4% delle donne.</p>
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