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	<title>DailyBlog.it&#187; obama</title>
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		<title>Prendere Romney sul serio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/02/120130-mitt-romney-florida-hmed-7a.photoblog600.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-154392" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/02/120130-mitt-romney-florida-hmed-7a.photoblog600.jpg" alt="" width="600" height="374" /></a></p>
<p>Questa notte, <a href="http://www.dailyblog.it/la-florida-e-di-mitt-romney/01/02/2012/" target="_blank">in Florida si è svolto il quarto turno delle elezioni primarie</a> che porteranno l&#8217;elettorato repubblicano a scegliere il proprio candidato per la corsa alla Casa Bianca del 6 novembre prossimo. Le prime tre tappe, in Iowa, New Hampshire e North Carolina erano state vinta da tre candidati diversi: rispettivamente il cattolico Santorum, il mormone e moderato Mitt Romney ed infine l&#8217;ex speaker della Camera Newt Gingrich. In Florida, la vittoria è andata a Mitt Romney, che dopo qualche settimana di difficoltà registrata anche nei sondaggi a livello nazionale, è riuscito a conquistare la maggioranza relativa (il 46%) dei voti dei cittadini della Florida, staccando Gingrich di 14 punti, e portandosi a casa l&#8217;intero bottino dei 50 delegati per la<em> convention</em> di Tampa della prossima estate.<br />
La vittoria di Romney era più o meno prevedibile, tutti i sondaggi lo davano in vantaggio, ma nessuno avrebbe potuto credere che un &#8220;moderato del Massachusetts&#8221; avrebbe potuto vincere in tutte le categorie dell&#8217;elettorato: Romney ha vinto tra le donne e gli uomini, tra i laureti ed i non laureati, tra tutte le categorie d&#8217;età e di reddito, tra i più conservatori ed i moderati, ma soprattutto tra i &#8220;bianchi&#8221; e gli ispanici. Quest&#8217;ultima, quella tra i &#8220;latinos&#8221;, era una vittoria inaspettata: Romney aveva infatti utilizzato solo qualche settimana fa parole di fuoco contro l&#8217;immigrazione clandestina (tema caro agli ispanici che spesso arrivano in questo modo dal confine meridionale degli States), dando a Gingrich la possibilità di attaccarlo duramente su questo fronte. Inoltre, nessuna delle due figure repubblicane più influenti tra gli ispanici della Florida, il senatore cubano Marco Rubio e l&#8217;ex governatore dello Stato Jeb Bush, hanno voluto indicare un loro confidato, mantenendo una posizione imparziale anche per non spaccare l&#8217;anima del partito.<br />
Secondo il <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204740904577195041656788240.html?mod=WSJ_Home_largeHeadline">Wall Street Journal</a>, parte dell&#8217;elettorato repubblicano avrebbe scelto di votare Romney constate la sua presunta moderazione per via degli attacchi a lui rivolti da Newt Gingrich a proposito della carriera da menare dell&#8217;ex governatore del Massachusetts come capo della Bain Capital, che si occupava del licenziamento di personale per aziende in difficoltà, sfiorando toni antimercato che non sono andati giù alla base conservatrice.</p>
<p>Non solo, mentre Gingrich guida i sondaggi (di un punto) a livello nazionale, Romney rimane l’uno tra i candidati repubblicani a “battere” Obama nei consensi, o almeno <a title="pareggiare" href="http://projects.wsj.com/campaign2012/polls?mod=wsj_elections_2012_nav#cand=Obama&amp;race=5&amp;region=US&amp;src=ustg" target="_blank">a pareggiare</a>. Il fatto poi che Romney sia riuscito a prendere la maggioranza degli elettori autodefinitisi sostenitori del Tea Party vuol dire che l’unico davvero capace di unire le anime del partito è proprio lui.</p>
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		<title>La Florida è di Mitt Romney</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 07:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Francesco Prata</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-154377" href="http://www.dailyblog.it/la-florida-e-di-mitt-romney/01/02/2012/romney_florida/"><img class="aligncenter size-full wp-image-154377" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/02/romney_florida.jpg" alt="" width="640" height="485" /></a></p>
<p><em>Too big to fail </em>è un&#8217;espressione utilizzata nel mondo finanziario, per riferirsi agli istituti bancari &#8220;troppo grandi per fallire&#8221;. Definizione che, nella corsa alla nomination del partito repubblicano, calza a pennello al favorito Mitt Romney. Al di là della sue fortune milionarie, infatti, il candidato mormone è quello con le maggiori possibilità economiche e organizzative, una gigantesca macchina da guerra che in Florida ha fatto il suo dovere. I comitati che lo sostengono hanno speso nell&#8217;ultima settimana sette milioni di dollari solo in spot televisivi (sono stati più di diecimila in totale) : questa potenza organizzativa è &#8220;troppo grande per fallire&#8221;, nessun candidato può competere con essa e, al di là dei riserve che molti elettori hanno ancora riguardo a Romney, questo aspetto risulterà decisivo nella sua corsa alla nomination, ormai sempre più probabile.</p>
<p>L&#8217;ex governatore ha trionfato nel <em>Sunshine State, </em>conquistando il 46% delle preferenze e ridimensionando l&#8217;offensiva del suo maggior avversario Newt Gingrich che, dopo la vittoria in South Carolina, è rimasto fermo al 30% di consensi. La Florida, il primo grande Stato in cui si è votato, ha impietosamente fotografato la differenza di peso tra i candidati: gli sfidanti di Romney, in uno stato molto esteso e frastagliato dal punto di vista politico e elettorale, hanno pagato dazio e accusato il colpo, rivelando l&#8217;incapacità di rappresentare un profilo presidenziale in grado di impensierire Obama.  Inoltre l&#8217;ex speaker della Camera ha pagato i cattivi risultati nei dibattiti svoltisi la settimana scorsa, che hanno visto Romney  rispedire al mittente ogni attacco e riguadagnare consenso nei sondaggi. Proprio come<a href="http://www.dailyblog.it/la-florida-dice-romney-per-ora/27/01/2012/"> in quei dibattiti</a>, anche nelle votazioni agli altri candidati sono rimaste solo le briciole. Rick Santorum ha raccolto il 13% voti e Ron Paul il 7%. Entrambi stanno già facendo campagna in Nevada, prossima tappa delle primarie. Sarà interessante osservare il destino di questi due contendenti, che appaiono ormai fuori dai giochi: Paul ha più volte dichiarato di non volersi ritirare, e nel remoto caso lo facesse sarebbe difficile individuare nella corsa repubblicana un altro candidato in grado di sostenere le sue posizioni estreme, soprattutto riguardo politica estera e monetaria. Ha assicurato non si candiderà come terzo incomodo il prossimo sei Novembre, e rappresenta una parte dell&#8217;elettorato che potrebbe far comodo al futuro candidato. Rick Santorum, invece, non è finora riuscito a insidiare il ruolo di sfidante a Newt Gingrich, nonostante il sostegno delle chiese evangeliche. Si è comportato bene nei dibattiti, ma dopo la vittoria &#8220;d&#8217;ufficio&#8221; in Iowa, sembra aver perso colpi, schiacciato dall&#8217;exploit di Gingrich, sostenuto dal miliardario Sheldon Adelson. Proprio le modeste possibilità finanziarie e la difficoltà a compattare l&#8217;elettorato più conservatore attorno al suo nome potrebbero portarlo al ritiro entro breve. A quel punto bisognerà capire verso quale candidato convergerà: nel discorso di ieri sera ha duramente attaccato Gingrich, “ha avuto la sua occasione e l’ha sprecata: finché lui è in campo continueremo a parlare di lui e dei suoi guai, e non di Obama”, e si è rivolto a Romney con toni più distesi. Alcuni ipotizzano possa virare verso quest&#8217;ultimo, che potrebbe sceglierlo come vice. Vedremo i risultati che riuscirà a ottenere nelle votazioni di febbraio, ma finora la corsa alla nomination ha riguardato due nomi. Dopo il <em>supertuesday </em>del sei marzo sapremo qualcosa di più riguardo al destino dei contendenti.</p>
<p>Subito dopo la vittoria, Romney via twitter ha ringraziato gli elettori, ricordando che il vero obiettivo della sua campagna è sconfiggere Barack Obama. Il presidente continua a essere il bersaglio preferito dei suoi attacchi: &#8221; vuole trasformare l&#8217;America in un Paese nel quale non ci riconosciamo&#8221;, ha dichiarato l&#8217;ex governatore, assicurando che primarie combattute non indeboliscono il partito, anzi lo &#8220;preparano alla sfida con Obama&#8221;. Newt Gingrich ha invece negato di voler gettare la spugna, ricordando che mancano diversi stati prima della fine della contesa (&#8220;46 states to go&#8221;, recitavano i cartelli dei suoi sostenitori ieri). I risultati della raccolta fondi dell&#8217;ultimo trimestre del 2011 sono però impietosi, e fotografano perfettamente la situazione: 19 milioni raccolti da Romney, 2 da Gingrich, meno di uno per Santorum (Obama ne ha raccolti più di ottanta).</p>
<p>Si è molto discusso nei giorni precedenti al voto sull&#8217;appoggio dei big repubblicani ai candidati: Herman Cain ha dichiarato il suo endorsement a Newt Gingrich, sostenuto in diverse interviste anche dall&#8217;ex governatrice dell&#8217;Alaska, Sarah Palin. Mitt Romney, appoggiato dall&#8217;ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty e da quello del New Jersey Chris Christie, ha ricevuto anche quello dell&#8217;ex presidente George Bush Sr. Non quello del figlio Jeb Bush, amato ex governatore della Florida, endorsement molto ambito che Romney sembrava aver conquistato nelle scorse settimane. Il più giovane dei Bush ha però deciso di rimanere neutrale, senza schierarsi. Jeb, da anni ormai terzo candidato in pectore della dinastia alla presidenza, non è sceso in campo quest&#8217;anno e finora si è tenuto fuori dalle schermaglie della contesa. Per molti rappresenta, insieme al governatore dell&#8217;Indiana Mitch Daniels, il profilo del salvatore della patria, candidato dell&#8217;ultimo momento in grado di compattare l&#8217;elettorato conservatore nel caso nelle prossime votazioni regni l&#8217;incertezza. In realtà Jeb, che nei giorni scorsi ha incontrato insieme al padre il presidente Obama alla Casa Bianca (il presidente ha scherzato dichiarandosi &#8220;felice&#8221; della mancata candidatura di Jeb), finora non si è trovato in sintonia con nessuno candidato. Romney, che ha cercato a lungo il suo appoggio, non lo convince per la sua linea dura sull&#8217;immigrazione, avendo Jeb un forte sostegno elettorale nella comunità ispanica. La sua discesa in campo è comunque improbabile: Jeb aspetterà l&#8217;esito delle prossime votazioni per posizionarsi, e magari rimarrà neutrale nel caso si vada verso una <em>broken convention,</em> in cui nessuno raggiunge la maggioranza dei delegati, per rappresentare il profilo del pacificatore nel partito. L&#8217;impressione, dopo le votazioni in Florida, è che Romney possa chiudere la partita molto prima, forse già nel <em>supertuesday </em><em>del sei marzo</em><em>, </em>che assegna più di quattrocento delegati in dieci stati. Come ha ricordato il senatore vicino ai Tea Party Marco Rubio (anche lui finora rimasto neutrale), ”chi vince in Florida sarà il candidato del nostro partito a novembre contro Barack Obama”. Per il terzo dei Bush se ne riparlerà nel 2016.</p>
<p>Romney comincia ad acquisire un buon vantaggio nella conta dei delegati (ne ha 84, Gingrich 27, Santorum 10 e Paul 8, ne servono più di mille per ottenere la nomination). La Florida assegnava tutti i candidati al vincitore, nelle prossime votazioni i delegati si distribuiranno in propozione, e quindi sarà importante ogni piazzamento. Ora è tempo di <em>caucus: </em>il quattro febbraio in Nevada e nel Maine, il sette in Colorado e Minnesota. Il viaggio continua.</p>
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		<title>La Florida dice Romney (per ora)</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 14:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Francesco Prata</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-153024" href="http://www.dailyblog.it/la-florida-dice-romney-per-ora/27/01/2012/romney-florida/"><img class="aligncenter size-full wp-image-153024" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/romney-florida.jpg" alt="" width="640" height="360" /></a></p>
<p>Settimana di dibattiti per i candidati repubblicani in Florida, preludio al voto che si svolgerà il 31 gennaio. I dibattiti si sono svolti a Tampa e a Jacksonville, organizzati da NBC e CNN. Non se ne svolgeranno altri fino al 22 febbraio, in Arizona: nel frattempo voteranno gli elettori di Nevada, Maine, Colorado, Minnesota e Missouri, dopo la Florida. Ragion per cui l&#8217;uno due rifilato agli avversari da Mitt Romney questa settimana rappresenta, oltre che una grande vittoria nell&#8217;immediato, un ottimo risultato in prospettiva. Dopo la <a href="http://www.dailyblog.it/primarie-repubblicane-il-trionfo-di-gingrich-in-south-carolina/22/01/2012/">tremenda batosta</a> subita in South Carolina, l&#8217;uomo che secondo il consulente Frank Luntz ha &#8220;tutte le qualità che i repubblicani vorrebbero vedere in un presidente, ma nessuna delle caratteristiche che cercano in un candidato&#8221;, ha cambiato atteggiamento, cominciando dai dibattiti: nei precedenti incontri era sempre sembrato troppo ingessato, troppo algido, non lasciando mai trasparire passioni, emozioni o nervosismo. Questa settimana ha mostrato un altro piglio, registrando unanime consenso tra chi ha seguito gli incontri.</p>
<p>Il dibattito di martedì, moderato da Brian Williams di NBC, ha visto fin dall&#8217;inizio i due contendenti battagliare sui vari temi, relegando gli altri candidati Santorum e Paul al ruolo di comparse. Romney ha criticato il passato politico di Newt Gingrich, in particolare le laute consulenze ricevute dalla società governativa Freddie Mac. Gingrich ha raccontato di aver dato consigli strategici alla società come storico, ma Romney non gli ha lasciato scampo: &#8221;Caro Gingrich, Freddie Mac ti ha pagato 25 mila dollari al mese, 300 mila l&#8217;anno, perché ne eri il lobbista più importante&#8221;. Nel silenzio irreale del pubblico (che non poteva applaudire per, si è giustificata la NBC, &#8220;non perdere tempo&#8221;), Gingrich ha fatto fatica a rispondere, arrancando nella sua risposta in diverse occasioni, in evidente difficoltà dopo l&#8217;attacco del rinvigorito ex governatore del Massachusetts. Romney è riuscito ad apparire come il business man che attacca il lobbista presente da decenni nelle stanze del potere di Washington. Questo aspetto ha fatto passare in secondo piano le polemiche sulla sua dichiarazione dei redditi, resa finalmente pubblica pochi giorni fa.  Il suo <em>Income Tax </em>degli ultimi due anni recita guadagni per oltre venti milioni di dollari annui, in larga parte proveniente da investimenti finanziari, e quindi tassato molto poco, secondo la legge americana (addirittura Romney versa più soldi in beneficenza di quelli che paga al fisco). Nel documento appare anche un conto in Svizzera (chiuso nel 2010, probabilmente per evitare imbarazzi dal punto di vista politico) e investimenti in paradisi fiscali. L&#8217;errore maggiore di Romney è stato ritardare la pubblicazione della dichiarazione: gli attacchi alla sua ricchezza e ai suoi investimenti vanno sgonfiandosi, reputati non credibili se fatti dagli altri candidati del partito repubblicano, che nei decenni passati ha sempre sostenuto la scelta di tassare in quantità minore i <em>capital gain, </em>privilegiando la libertà d&#8217;impresa e i principi del liberismo statunitense. Probabilmente qualche grattacapo in più su questo tema potrebbe causarglielo, in una eventuale corsa alla presidenza, il presidente Obama, che da mesi conduce una strenua battaglia per tassare maggiormente i milionari e le rendite finanziarie: ma questa, per ora, è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Il dibattito, a parte lo scontro iniziale tra i due big, non ha offerto molti altri spunti: i soliti attacchi di Ron Paul contro la Fed e le le politiche monetarie statunitensi, l&#8217;accusa, da parte di Romney, di debolezza a Obama nei rapporti con l&#8217;Iran, minacciato frequentemente negli interventi sulla politica estera dell&#8217;ex governatore, e le discussioni sull&#8217;immigrazione, tema molto sentito in Florida. Argomento su cui si è dibattuto al lungo anche nell&#8217;incontro di Jacksonville, giovedì: i quattro candidati si sono dichiarati a favore dell&#8217;immigrazione legale, ma quando Gingrich ha attaccato Romney riguardo una sua possibile intolleranza sul tema, l&#8217;ex governatore ha risposto a tono, definendo l&#8217;accusa &#8220;falsa e ripugnante&#8221;, ricordando le origini dei genitori. Romney ha proseguito nella sua &#8220;trasformazione&#8221;, cercando di essere più umano, ribattendo a ogni accusa senza lasciare spazio all&#8217;avversario. Lo stesso Gingrich infatti, quando ha rinunciato ad attaccare Romney sulla dichiarazione dei redditi tentando di attenuare la tensione del duello ormai delineatosi, è stato subito ripreso dall&#8217;ex governatore, che gli ha rinfacciato la strategia perseguita finora: &#8220;non sarebbe male se le persone rinunciassero a fare altrove critiche e attacchi che poi non sono disponibili a difendere qui&#8221;.</p>
<p>L&#8217;exploit di Rick Santorum è l&#8217;altra brutta notizia della notte per l&#8217;ex speaker della Camera: Santorum ha attaccato duramente Romney, mettendolo in difficoltà, per la sua riforma sanitaria da governatore del Massachusetts: una riforma troppo simile, per tanti repubblicani, a quella promossa a livello federale dall&#8217;amministrazione Obama. Il buon risultato di Santorum depone però a favore dello stesso Romney, perché l&#8217;ex senatore pesca nello stesso elettorato di Gingrich, che non è ancora riuscito a portarlo dalla sua parte compattando il fronte anti-Romney nell&#8217;elettorato più conservatore. Meno che mai ci riuscirà dopo questo dibattito, che rimette in corsa Santorum dopo che nei giorni scorsi diverse voci si erano rincorse riguardo un suo eventuale ritiro. Molto dipenderà dal suo risultato in Florida, da cui si evincerà se è in grado di sostenere il confronto elettorale con l&#8217;ex speaker.    I sondaggi sulla contesa sono stati finora molto contrastanti, anche se Romney continua a rimanere in vantaggio. Rimane il dubbio sulla capacità dei candidati alla sua destra di raccogliere voti in grandi stati, con maggiori differenze nell&#8217;elettorato. L&#8217;andamento delle primarie repubblicane sta riflettendo l&#8217;incertezza in cui naviga il partito, che vede una netta divisione tra base ed establishment, e ogni settimana muta le sue prospettive, senza possibilità di prevedere scenari a lungo termine: Romney fin dall&#8217;inizio è sembrato il più pronto a sfidare Obama, ma tracolli come quello in South Carolina o pessime scelte d&#8217;immagine come il ritardo nella pubblicazione della dichiarazione dei redditi non permettono di dichiarare la partita chiusa. Alla sua minima esitazione o sconfitta, si ripresentano i soliti dubbi nell&#8217;elettorato repubblicano, dubbi che per ironia della sorte sembrano maggiori nei militanti del Gop piuttosto che negli elettori indipendenti in una eventuale corsa presidenziale.</p>
<p>Un ultimo aggiornamento sulla questione &#8216;nuovo candidato&#8217;: la provocazione, fatta dal direttore del Weekly Standard Bill Kristol e ripresa in Italia solo da <a href="http://www.camilloblog.it/">Christian Rocca</a> (e nei giorni scorsi <a href="http://douthat.blogs.nytimes.com/2012/01/23/calling-mitch-daniels/">anche </a>dal New York Times) riguardava un ipotetico &#8216;mister X&#8217; che potesse, dopo il voto in Florida e sfruttando l&#8217;enorme incertezza nella contesa, scendere in campo e raccogliere nuovi consensi. Il papabile sarebbe Mitch Daniels, governatore dell&#8217;Indiana e protagonista del discorso repubblicano in risposta allo &#8216;State of Union&#8217; presidenziale. Finora su questo fronte tutto tace, bisognerà aspettare i risultati della Florida. Molto probabile che, se le primarie dovessero proseguire lungo i binari dell&#8217;incertezza senza indicare un candidato forte, qualcuno possa farsi avanti. Non partecipando alle primarie ma cercando appoggi condivisi nel partito nel caso, arrivati alla convention estiva a Tampa, nessuno abbia il numero di delegati sufficiente per conquistare la nomination. Meglio non guardare troppo avanti nel tempo, evitando previsioni, queste primarie ci hanno dimostrato che è necessario navigare a vista e seguire gli sviluppi che si succedono di settimana in settimana. Tutto può ancora succedere.</p>
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		<title>Mitt Romney pubblica la dichiarazione dei redditi</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/mitt-romney-pubblica-la-dichiarazione-dei-redditi/26/01/2012/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 14:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Glauco Matetich</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il candidato alla nomination repubblicana per gli Usa, l&#8217;ex governatore del Michigan, ovvero Mitt Romney, ha finalmente deciso di rivelare pubblicamente la sua dichiarazione dei redditi. Il giorno dopo aver perso contro Newt Gingrich nelle primarie repubblicane in South Carolina, che viene visto ora come il favorito per affrontare Obama nelle elezioni de prossimo novembre, Mitt Romney vuole tirare via il tappeto da sotto i piedi dei suoi detrattori. &#8220;Alcuni cercheranno di trovare qualcosa da ridire in proposito, ma tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/89a25fb9ae25e0c570c3e414432f2abd.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-152697" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/89a25fb9ae25e0c570c3e414432f2abd.jpg" alt="" width="960" height="540" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Il candidato alla nomination repubblicana per gli Usa, l&#8217;ex governatore del Michigan, ovvero Mitt Romney, ha finalmente deciso di rivelare pubblicamente la sua dichiarazione dei redditi.</p>
<p>Il giorno dopo aver perso contro Newt Gingrich nelle primarie repubblicane in South Carolina, che viene visto ora come il favorito per affrontare Obama nelle elezioni de prossimo novembre, Mitt Romney vuole tirare via il tappeto da sotto i piedi dei suoi detrattori.</p>
<p>&#8220;Alcuni cercheranno di trovare qualcosa da ridire in proposito, ma tutti noi paghiamo le tasse e sono sicuro che ognuno troverà che la mia quota è di una quantità notevole&#8221;, ha detto durante un&#8217;intervista il candidato Romney a Fox News.</p>
<p>&#8220;Noi rilasciamo il nostro modulo fiscale su Internet, e tutti lo possono vedere. Ciò fornirà alcune informazioni in modo tale che ognuno capisca che le mie fonti di reddito sono esattamente come descritto nel prospetto della situazione patrimoniale che abbiamo pubblicato alcuni mesi fa &#8221;, ha ribadito Romney.</p>
<p>Le fortune di Mitt Romney, il quale ha detto la scorsa settimana che la sua aliquota fiscale era pari ad un 15%, vengono stimate all&#8217;incirca, da parte della stampa statunitense, sui 250 milioni dollari. Alla faccia di tutti quegli americani disoccupati o che non riescono ad arrivare alla fine del mese.</p>
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		<title>Primarie repubblicane: Il trionfo di Gingrich in South Carolina</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 13:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Francesco Prata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il South Carolina si rivela fatale per il favorito Mitt Romney, sconfitto da Newt Gingrich nello stato che potrebbe riaprire la corsa alla nomination. Romney si avviava a conquistare il terzo stato su tre dall&#8217;inizio della contesa, ma in pochi giorni il riconteggio dei voti gli ha tolto la vittoria in Iowa (ieri ufficialmente assegnata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-151604" href="http://www.dailyblog.it/primarie-repubblicane-il-trionfo-di-gingrich-in-south-carolina/22/01/2012/gingrich/"><img class="aligncenter size-full wp-image-151604" title="Gingrich" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/Gingrich.jpg" alt="" width="627" height="387" /></a></p>
<p>Il South Carolina si rivela fatale per il favorito <a href="http://www.dailyblog.it/tag/Mitt-Romney/" target="_blank">Mitt Romney</a>, sconfitto da Newt Gingrich nello stato che potrebbe riaprire la corsa alla nomination. Romney si avviava a conquistare il terzo stato su tre dall&#8217;inizio della contesa, ma in pochi giorni il riconteggio dei voti gli ha tolto la vittoria in Iowa (ieri ufficialmente assegnata a Santorum), e il recupero di Gingrich il trionfo in South Carolina, lasciandogli il solo New Hampshire. &#8220;Three states, three winners, one great country&#8221;, per usare le parole di Rick Santorum, un evento mai verificatosi nelle primarie repubblicane. Dal 1980, chi ha vinto qui ha poi conquistato la nomination repubblicana. è troppo presto per affermare che la regola sarà valida anche per Gingrich, ma è chiaro che l&#8217;ex speaker della Camera consegue un risultato straordinario, non si accontenta del recupero al fotofinish, e stravince: più di 230 mila voti, pari al 41%, che scavano un abisso tra sè e il 27% di Romney. Seguono a ruota Santorum, con il 17%, e il fanalino di coda Ron Paul, al 13%.</p>
<p>Nonostante il South Carolina sia uno stato molto conservatore, si è arrivati a questa tappa con un Romney in grande vantaggio, reduce dalla vittoria in New Hampshire. Le critiche riguardanti il suo rifiuto di pubblicare la dichiarazione dei redditi, insieme al sostegno dell&#8217;elettorato ai candidati più conservatori (fondamentale il ruolo delle chiese evangeliche, spine nel fianco per il mormone Romney), hanno fatto calare in fretta il suo gradimento nei sondaggi, dove è stato raggiunto da Gingrich prima del <a href="http://www.dailyblog.it/il-momentum-di-newt/20/01/2012/">dibattito di giovedì </a>a Charleston. In questa occasione il neo vincitore ha dimostrato la sua abilità oratoria, mettendo in difficoltà l&#8217;ex governatore del Massachusetts e rispedendo al mittente, con veemenza, le domande della stampa sulla sua turbolenta vita affettiva (è al terzo matrimonio). Questa mossa ha risvegliato nei militanti del Gop un odio mai sopito: quello verso la stampa, accusata di essere faziosa e pro Obama. Gingrich, osannato dal pubblico per quello che è stato definito &#8220;l&#8217;attacco ai media più duro della storia elettorale americana&#8221;, è balzato in testa ai sondaggi, facendo presa sull&#8217;elettorato e riaprendo una corsa che fino a poche settimane fa lo vedeva prossimo al ritiro. Il 43% degli elettori avrebbe deciso chi votare negli ultimi giorni, in concomitanza con l&#8217;exploit di Gingrich, che ha sfruttato l&#8217;alta affluenza alle urne (oltre 500 mila persone). Addirittura la maggior parte dei network americani lo ha decretato vincitore alla chiusura delle urne, sulla base dei soli exit poll.</p>
<p>Nei discorsi seguenti al voto, Romney ha continuato a definirsi l&#8217;unico in grado di battere Obama, senza rendersi conto che dovrà sporcarsi le mani, soprattutto nei dibattiti, per rafforzare la sua corsa alla nomination, ora per nulla scontata. Resta il candidato più organizzato e credibile, ma è chiaro come basti un risultato negativo per far riaffiorare nell&#8217;elettorato conservatore i molti dubbi sulla sua candidatura, sostenuta più  dall&#8217;establishment del partito che dal reale entusiasmo dei militanti. Gingrich invece ha cercato di monetizzare fin da subito il successo, complimentandosi con gli altri candidati e cercando l&#8217;appoggio ufficiale di Santorum e dei Tea Party, presentandosi come l&#8217;uomo in grado di unire le tante anime del partito. Ha criticato le scelte energetiche e la politica estera di Obama, definendolo &#8220;così debole che fa sembrare Jimmy Carter forte&#8221;. Ha ammesso di non avere le possibilità economiche e organizzative di Romney, ma si è detto convinto che, come dimostrato in South Carolina, &#8220;people power with the right ideas beats big money.”</p>
<p>Il prossimo appuntamento è in Florida, dove si vota il 31 gennaio. Nel frattempo i quattro candidati si sfideranno in due dibattiti televisivi, il 23 gennaio a Tampa (organizzato dalla NBC), e il 26 gennaio a Jacksonville (organizzato dalla CNN). In questo stato l&#8217;elettorato dovrebbe essere più congeniale a Romney, nonostante l&#8217;ex governatore Jeb Bush, membro di una delle più importanti famiglie repubblicane, nemica giurata di Gingrich, ha dichiarato oggi di voler rimanere neutrale, negando un endorsement a Romney che pareva scontato. La Florida assegna 50 delegati (ne servono più di mille per avere la maggioranza assoluta alla convention del partito) ed è un appuntamento importante, molto più degli <em>early states, </em>buoni soprattutto a tastare il polso dell&#8217;elettorato. Gli ultimi sondaggi vedono Romney avanti, con una distanza spesso in doppia cifra, ma dopo il South Carolina tutto è stato rimesso in discussione. Se Gingrich continua su questa strada, raccogliendo fondi e credibilità, può impensierire Romney. Sarebbe fondamentale per lui riuscire ad attirare su di sé l&#8217;elettorato più vicino a Tea Party e chiese evangeliche, al di là di un eventuale ritiro di Santorum, che in Florida può ancora dire la sua. Senza dimenticare l&#8217;ultimo contendente, Ron Paul,senza possibilità ma che continua la sua corsa da indipendente, senza alcuna intenzione di farsi da parte. Senza dimenticare le voci che si rincorrono secondo cui possa esserci spazio per un nuovo candidato, soprattutto nel caso in cui Romney non riuscisse a mantenere il vantaggio in Florida e l&#8217;establishment non volesse virare su Gingrich. Il nome nuovo potrebbe essere il governatore dell&#8217;Indiana Mitch Daniels, che ha più volte smentito una sua discesa in campo ma che nei prossimi giorni godrà di molta visibilità in tutto il paese (avrà il compito di replicare al discorso sullo stato dell&#8217;Unione del presidente). L&#8217;ipotesi sembra lontana dalla realtà, ma il risultato di oggi ci dimostra come le primarie siano ricche di sorprese. Il cammino dei candidati continua, c&#8217;è ancora un favorito ma i rapporti di forza stanno cambiando. La Florida, da questo punto di vista, sarà crocevia fondamentale per le speranze dei contendenti.</p>
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		<title>Barak Obama canta Let&#8217;s Stay Together</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 08:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Media</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel pieno delle primarie repubblicane il presidente Barak Obama appare rilassato e si esibisce in una insolita performance canora in un comizio all&#8217;Apollo Theatre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel pieno delle <a href="http://www.dailyblog.it/tag/primarie-repubblicane/" target="_blank">primarie repubblicane</a> il presidente Barak Obama appare rilassato e si esibisce in una insolita performance canora in un comizio all&#8217;Apollo Theatre.</p>
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		<title>Il momentum di Newt Gingrich</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Francesco Prata</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-151112" href="http://www.dailyblog.it/il-momentum-di-newt/20/01/2012/newt-gingrich/"><img class="aligncenter size-full wp-image-151112" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/Newt-Gingrich.jpg" alt="" width="640" height="414" /></a></p>
<p>Continua il cammino del <em>Grand Old Party </em>nelle <a href="http://www.dailyblog.it/tag/primarie-usa/" target="_blank">primarie</a> per scegliere il candidato alla presidenza che sfiderà Barack Obama in novembre. Sabato si vota in South Carolina, e a poche ore dal voto la situazione è molto incerta, più di quanto si potesse immaginare solo qualche giorno fa.</p>
<p>I sondaggi, che finora hanno sempre attribuito un largo vantaggio al favorito Mitt Romney, nella giornata di giovedì hanno registrato un&#8217;impennata di consensi verso l&#8217;ex speaker della Camera Newt Gingrich, avvicinatosi notevolmente all&#8217;ex governatore del Massachusetts nella corsa allo stato del sud, che potrebbe rivelarsi l&#8217;ultima occasione per riaprire la partita da parte degli sfidanti di Romney.</p>
<p>Si è svolto ieri sera il dibattito organizzato dalla Cnn a Charleston. Newt Gingrich, incassato l&#8217;endorsement dell&#8217;ormai ritirato Rick Perry e il gradimento dell&#8217;ex governatrice dell&#8217;Alaska Sarah Palin, ha confermato il trend positivo, dando buona prova di sé. Il moderatore John King lo ha subito incalzato sulle accuse della ex moglie, che in un&#8217;intervista aveva dichiarato che il marito le propose un rapporto aperto, ma Gingrich si è detto disgustato dai media che proteggono Obama e la sinistra, accusando la CNN di utilizzare faccende private durante un dibattito presidenziale. L&#8217;attacco, scomposto ed esagerato, ha invece registrato un grande apprezzamento da parte del pubblico, che è esploso in un boato. La vittoria di Gingrich si è sviluppata tutta qui: nonostante la questione non si possa dire superata, l&#8217;imbarazzo dettato dall&#8217;intervista dell&#8217;ex moglie è stato ridimensionato, e quando Romney ha invitato il moderatore a &#8220;parlare di cose serie&#8221; dando il via al confronto, il pericolo per l&#8217;ex speaker è stato archiviato, nonostante in South Carolina le chiese evangeliche siano molto potenti e la sua condotta morale influirà sicuramente sul risultato di sabato.</p>
<p>è andato bene Rick Santorum, fresco vincitore delle primarie in Iowa dopo il riconteggio delle schede, che ha attaccato il candidato forte Romney sul tema dell&#8217;aborto e sulla riforma sanitaria promulgata da governatore, molto simile alla <em>Obamacare </em>tanto odiata dai repubblicani. Tralasciando l&#8217;oggetto estraneo Ron Paul, proprio Romney è sembrato il candidato più in ombra: le polemiche dei giorni scorsi sul suo rifiuto di pubblicare la sua dichiarazione dei redditi sono continuate durante il dibattito: il tema fa storcere il naso ai militanti (durante il suo intervento sull&#8217;argomento alcuni lo hanno fischiato), e Romney rischia, rimandando la pubblicazione alla primavera, di rimanere sulla graticola per tanto, troppo tempo. Il fatto che il suo patrimonio sia tassato solo al 15% e la notizia non confermata che abbia un conto alle isole Cayman non aiutano a sgonfiare il caso, nonostante non si tratti di nulla di illegale. Per evitare attacchi su di sè, Romney ha spesso invitato gli altri candidati a rivolgersi all&#8217;avversario vero, l&#8217;inquilino della Casa Bianca Obama, apparendo debole e in difficoltà. Il dibattito si è trascinato fino alla fine senza troppi stravolgimenti, è l&#8217;ultimo scontro ed è immediatamente precedente al voto, nessuno ha voluto rischiare.</p>
<p>La notizia è che, per la prima volta da settimane, la vittoria di Romney non è data per scontata e c&#8217;è qualcuno che può insidiare il suo primato. Una vittoria di Gingrich in South Carolina forse non riaprirebbe la corsa alla nomination, ma potrebbe far vacillare alcune certezze e rendere Romney meno sicuro al comando, nonostante gli ottimi sondaggi in Florida (dove si vota il 31). La sensazione è che un candidato forte potrebbe impensierire seriamente l&#8217;ex governatore, ma finora i voti alla sua destra si sono divisi tra diversi pretendenti e i due rimasti in campo, Gingrich e Santorum, hanno posizioni troppo diverse su alcuni temi e sembra improbabile che uno dei due si ritiri, facendo convergere i suoi voti sull&#8217;altro. Lo stesso Paul, nonostante non abbia possibilità di essere candidato a causa delle sue posizioni radicali, mantiene un buon consenso e, al di là del suo risultato finale, i voti che è riuscito a raccogliere finora serviranno al futuro candidato repubblicano alla Casa Bianca.</p>
<p>I fantastici quattro dovrebbe rimanere tali fino al <em>supertuesday, </em>con Romney favorito ma destinato a raccogliere poco più della somma dei voti messi insieme dagli altri candidati, in un clima di incertezza aperto a ogni sorpresa. Ne vedremo ancora delle belle.</p>
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		<title>Il passo indietro di Huntsman</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pier Francesco Prata</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-149788" href="http://www.dailyblog.it/il-passo-indietro-di-huntsman/16/01/2012/jon_huntsman/"><img class="aligncenter size-full wp-image-149788" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/jon_huntsman.jpg" alt="" width="738" height="462" /></a></p>
<p>In qualsiasi altra corsa alla nomination repubblicana Jon Huntsman avrebbe potuto ambire a un ruolo da protagonista: figlio di un ricco uomo d&#8217;affari e mormone moderato, ex amato governatore dello Utah e ambasciatore in Cina scelto dall&#8217;amministrazione democratica, Huntsman era un candidato capace che avrebbe potuto impensierire Barack Obama. Ma la polarizzazione dell&#8217;elettorato conservatore, schiacciato sui temi radicali dei militanti Tea party, ha di fatto escluso in partenza l&#8217;ex ambasciatore dalla corsa repubblicana, che non ha mai registrato un&#8217;impennata nel gradimento degli elettori conservatori. Nei <em>Caucus</em> dell&#8217;Iowa, in cui non ha fatto campagna, ha raccolto pochi e voti e in New Hampshire, stato in cui l&#8217;elettorato è mediamente più moderato e dove Huntsman ha investito molto, non è andato oltre il terzo posto.</p>
<p>&#8220;è giunto il momento di unirsi attorno al candidato che può battere Barack Obama. E quel candidato è Mitt Romney&#8221;, ha detto Matt Davis, il manager della campagna di Huntsman, annunciando il sostegno del proprio candidato al grande favorito di queste primarie. Decisione inaspettata (poche ore prima il più grande quotidiano del South Carolina, The State, aveva manifestato il sostegno alla sua corsa) ma ampiamente prevedibile, Huntsman ha deciso di fare un passo indietro: qualcuno ipotizza possa rifarsi sotto nel 2016, quando lo sfidante democratico non sarà Barack Obama e nel partito repubblicano, forse, l&#8217;influenza dell&#8217;ala radicale avrà perso appeal. Altri immaginano un piano B: l&#8217;ambizione di diventare, in caso di elezione di Romney alla Casa Bianca, segretario di Stato, ruolo che potrebbe calzargli a pennello.</p>
<p>Dopo quello dell&#8217;ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty, il fronte moderato si consolida con l&#8217;appoggio di Huntsman, rafforzando la candidatura di Mitt Romney. Curiosa la situazione del ricco e moderato ex governatore del Massachussetts: ha vinto, con un risicato margine, i<em> Caucus</em> in Iowa e, più facilmente, le primarie in New Hampshire. Registra un netto vantaggio (più di venti punti) nei sondaggi in South Carolina, dove le consultazioni si svolgeranno sabato 21. Entro la fine di gennaio (il 31 ci sono le primarie in Florida), potrebbe già legittimare la propria candidatura, avviandosi verso il <em>SuperTuesday </em>(il sei marzo, in cui si vota nella maggior parte degli stati) in una situazione di relativa tranquillità. Gli avversari, infatti, arrancano: Rick Santorum, sconfitto di misura in Iowa e in difficoltà in New Hampshire, ha ricevuto in questi giorni l&#8217;endorsement compatto del fronte evangelico, ma rimane indietro nei sondaggi. Newt Gingrich, anche lui sottotono finora, a meno di un risultato oltre ogni attesa sabato, potrebbe far convergere i propri voti proprio verso Santorum, in un&#8217;ipotetica alleanza alla destra di Romney. Rimangono il governatore del Texas Rick Perry, che non ha registrato successi in questo inizio di primarie e dovrebbe ritirarsi a breve, e Ron Paul, il candidato libertario e anti stato che continua ad avere un discreto seguito (soprattutto tra i giovani)  ma non ha nessuna speranza di ottenere la candidatura, a causa delle sue delle sue posizioni. Prima delle consultazioni in South Carolina, è tempo di dibattiti tra candidati: questa sera su Fox News, dopodomani sulla CNN, in attesa che il terzo appuntamento elettorale chiarisca ancora di più la complicata situazione dei repubblicani: un partito che per battere Obama ha bisogno di un candidato capace di recuperare voti tra gli indipendenti, ma che al suo interno è ostaggio delle frange populiste che estremizzano il confronto e non aiutano a scegliere una persona in grado di contendere la presidenza ai democratici. Degno di nota finora il fatto che, nonostante le influenze dei Tea Party, sono stati proprio i candidati vicini a questo movimento i più in difficoltà: Cain si è ritirato prima di cominciare, Michelle Bachmann dopo l&#8217;Iowa, Perry e Gingrich lo faranno a breve. Il fronte moderato, invece, dopo le iniziali difficoltà si compatta attorno a Mitt Romney, il candidato &#8216;inevitabile&#8217;.</p>
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		<title>Le 10 campagne elettorali per le presidenziali Usa più riuscite della storia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Pacella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti? Questa è la domanda ricorrente in vista delle prossime elezioni. La scelta del nuovo Presidente degli USA è da sempre una tappa fondamentale che coinvolge non soltanto i cittadini americani, ma che interessa anche gli abitanti di tutto il mondo. Ogni campagna elettorale che precede tale evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti? Questa è la domanda ricorrente in vista delle prossime elezioni. La scelta del nuovo Presidente degli USA è da sempre una tappa fondamentale che coinvolge non soltanto i cittadini americani, ma che interessa anche gli abitanti di tutto il mondo. Ogni campagna elettorale che precede tale evento è caratterizzata da numerose vicende, che in seguito entrano a far parte della storia a stelle e strisce. Ma quali sono state le campagne elettorali vincenti che hanno segnato la vita del popolo statunitense nel corso della storia? Qui di seguito è possibile visualizzare una lista delle 10 campagne elettorali più famose per ciò che concerne il grande Paese d’oltreoceano:</p>
<p><strong>Barack Obama</strong><br />
La campagna elettorale che ha portato all’elezione di Barack Obama nel 2008 è sicuramente una delle vicende più importanti legate alla presidenza Usa della storia. E questo a partire dallo slogan che ha fatto il giro del mondo: Yes We Can. Obama è stato, tra l’altro, il primo afroamericano della storia a ricoprire la carica di Presidente degli Stati Uniti.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/barack-obama1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148277" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/barack-obama1.jpg" alt="" width="640" height="477" /></a></p>
<p><strong>Bill Clinton</strong><br />
La campagna del Partito Democratico che ha permesso di eleggere Bill Clinton nel 1992 è stato sicuramente un evento storico per gli Stati Uniti. Clinton, per giungere alla Casa Bianca, riuscì infatti a sconfiggere George H. W. Bush (padre di George W. Bush, altro storico presidente USA).</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/bill-clinton.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148278" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/bill-clinton.jpg" alt="" width="640" height="431" /></a></p>
<p><strong>Ronald Reagan</strong><br />
L’ex attore e governatore della California vinse le elezioni nel 1980 per il Partito Repubblicano, battendo il presidente uscente Jimmy Carter. Reagan è stato il 40esimo Presidente degli Stati Uniti.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/ronald-reagan.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148279" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/ronald-reagan.jpg" alt="" width="640" height="492" /></a></p>
<p><strong>Lyndon Johnson</strong><br />
Entrò alla Casa Bianca nel 1963 in seguito al tristemente noto assassinio dell’allora Presidente John Fitzgerald Kennedy, e rivinse le elezioni nel 1964, ricoprendo l’importante ruolo fino al gennaio del 1969.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/lyndon-johnson.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148280" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/lyndon-johnson.jpg" alt="" width="640" height="584" /></a></p>
<p><strong>Calvin Coolidge</strong><br />
Trentesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, Calvin Coolidge, esponente del Partito Repubblicano, fu eletto nel 1923 e rimase in carica fino al 1929.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/coolidge.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148282" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/coolidge.jpg" alt="" width="640" height="592" /></a></p>
<p><strong>Abraham Lincoln</strong><br />
Lincoln è sicuramente uno dei presidenti USA più apprezzati e stimati della storia. Fu eletto nel 1861, e tra le sue azioni più importanti, si ricorda l’abolizione della schiavitù.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/abraham-lincoln.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148283" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/abraham-lincoln.jpg" alt="" width="640" height="588" /></a></p>
<p><strong>Thomas Woodrow</strong><br />
Candidato del Partito Democratico, Thomas Woodrow divenne presidente degli Stati Uniti nel 1913, ruolo che ricoprì fino al 1921, essendo stato rieletto nel 1916, durante gli anni della Prima Guerra Mondiale.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/woodrow.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148285" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/woodrow.jpg" alt="" width="640" height="535" /></a></p>
<p><strong>Harry Truman</strong><br />
Divenne Presidente nel 1945 durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu proprio Truman (in qualità di Presidente degli Stati Uniti) ad annunciare l’utilizzo della bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/truman.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148286" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/truman.jpg" alt="" width="640" height="573" /></a></p>
<p><strong>James Polk</strong><br />
Undicesimo Presidente USA, Polk fu eletto nel 1844, e durante il suo mandato mise in pratica un vasto programma espansionistico per gli Stati Uniti d’America.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/james-polk.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148287" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/james-polk.jpg" alt="" width="640" height="590" /></a></p>
<p><strong>Richard Nixon</strong><br />
37esimo Presidente degli Stati Uniti, Nixon vinse le elezioni nel 1968, facendosi paladino di quella che veniva definita come la “maggioranza silenziosa” (silent majority) della popolazione americana.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/richard-nixon.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-148289" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/richard-nixon.jpg" alt="" width="640" height="647" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Top Week: i più letti dal 1 al 7 Gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 08:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Giambelluca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima settimana dell&#8217;anno sul DailyBlog si è aperta con la versione integrale dell&#8217;inchiesta &#8211; Toxic Europe &#8211; documentario che indaga e racconta il traffico di rifiuti intra-europeo, e che al Premio Ilaria Alpi ha vinto il “Best International Organised Crime Report”. Settimana caratterizzata ovviamente dalla crisi, tutti gli aumenti del 2012 riportati in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-147638" href="http://www.dailyblog.it/top-week-i-piu-letti-dal-1-al-7-gennaio-2012/08/01/2012/calderoli2/"><img class="alignnone size-full wp-image-147638" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/calderoli2.jpg" alt="" width="650" height="435" /></a></p>
<p>La prima settimana dell&#8217;anno sul DailyBlog si è aperta con la versione integrale dell&#8217;inchiesta &#8211; Toxic Europe &#8211; documentario  che indaga e racconta il traffico di rifiuti intra-europeo, e che al Premio Ilaria Alpi ha vinto il “Best International Organised Crime Report”. Settimana caratterizzata ovviamente dalla crisi, tutti gli aumenti del 2012 riportati in un articolo, i parlamentari che rifiutano di ridursi lo stipendio e Beppe Grillo che dichiara di schierarsi con i &#8220;bombaroli&#8221; che hanno attaccato Equitalia. La cronaca, con il terribile omicidio di Roma a padre e figlia che ha fatto scoppiare il panico tra la comunità cinese. La &#8220;simpatica&#8221; polemica tra il senatore leghista Calderoli e il Premier Monti, accusato di avere organizzato una festa nella sede del Governo. Infiene la notizia che molti sulla Rete aspettavano: Wikipedia è salva, raggiunti 20 milioni di dollari di donazioni.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.dailyblog.it/cat/cronaca/">Cronaca</a></li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/toxic-europe-linchiesta/02/01/2012/"> Toxic Europe, l’inchiesta</a></strong><br />
La versione integrale del documentario d&#8217;inchiesta, vincitore del BIOCR, Toxic Europe</p>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/%c2%abio-sto-coi-bombaroli%c2%bb/03/01/2012/">Beppe Grillo: «Io sto coi bombaroli»</a></strong><br />
Ondata di polemiche dopo la &#8220;solidarietà&#8221; di Grillo a chi ha spedito i pacchi-bomba a Equitalia</p>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/etna-prima-eruzione-del-2012-le-foto/05/01/2012/">Etna: prima eruzione del 2012, le foto</a></strong><br />
L&#8217;attività stromboliana ha dato vita a esplosioni e fontane di lava, con una spettacolare emissione di fumo. L&#8217;eruzione è cessata e i voli a Fontanarossa sono tornati regolari, ma è riunita l&#8217;unità di crisi.</p>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/i-cinesi-vogliono-tornare-in-cina/06/01/2012/">I cinesi vogliono tornare in Cina</a></strong><br />
&#8220;Abbiamo paura, ci aggrediscono per rubare, in Cina queste cose non succedono: non ci sono pistole, ci sono vigili e polizia.&#8221;</p>
<ul>
<li><a href="http://www.dailyblog.it/cat/politica/">Politica</a></li>
</ul>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/1000-euro-al-mese-lo-stipendio-del-parlamentari-secondo-la-costituzione/06/01/2012/"><strong>1000 euro al mese, lo stipendio del parlamentari secondo la costituzione</strong><br />
</a> Una legge poi abrogata, prevedeva una paga di 65mila lire pari a 1.138 euro di oggi e un rimborso spese per chi non viveva a Roma. Così spiega Franco Bechis su Libero.</p>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/cotechino-e-lenticchie-il-capodanno-di-monti/04/01/2012/">Cotechino e lenticchie, il capodanno di Monti</a></strong><br />
Il senatore leghista, Roberto Calderoli, aveva accusato il premier di avere organizzato una festa nella sede del governo per la fine dell&#8217;anno. In serata la nota dettagliata &#8211; con menù &#8211; di Palazzo Chigi.</p>
<p><a href="http://www.dailyblog.it/la-casta-non-si-taglia-e-si-copre-di-ridicolo/04/01/2012/"><strong>La casta non si taglia e si copre di ridicolo</strong><br />
</a> Niente tagli. Almeno per il momento. Mentre agli italiani si chiedono sacrifici, i nostri parlamentari tergiversano sulla riduzione del loro stipendio.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.dailyblog.it/cat/economia-finanza/">Economia</a></li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/gli-aumenti-del-2012/03/01/2012/"> Tutti gli aumenti del 2012<br />
</a></strong> Imu, Irpef, luce e gas, ma anche e autostrade, , i contributi Inps e canone Rai. Ecco tutti gli aumenti che ci ritroveremo da quest&#8217;anno.</p>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/i-tagli-di-obama-piu-tecnologia-e-meno-uomini/06/01/2012/">I tagli di Obama: più tecnologia e meno uomini<br />
</a></strong> Il Presidente degli Stati Uniti annuncia tagli alla difesa per 450 miliardi.</p>
<ul>
<li><a href="http://www.dailyblog.it/cat/web-tech/">Web &amp; Tech</a></li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.dailyblog.it/raccolti-20-milioni-di-dollari-wikipedia-e-salva/05/01/2012/"> Raccolti 20 milioni di dollari, Wikipedia è salva</a><br />
</strong> Record per la campagna di raccolta fondi lanciata a novembre dal fondatore, Jimmy Wales.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I tagli di Obama: più tecnologia e meno uomini</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 09:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Giambelluca</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Barack Obama ha spiegato che bisogna iniziare a snellire la struttura del Pentagono</strong>, cresciuta enormemente sotto la bandiera della lotta al terrorismo: “È importante ricordare a tutti gli americani, che nell’ultimo decennio, dall’11 settembre, il nostro budget per la difesa è cresciuto a ritmi straordinari – ha detto Obama. Nei prossimi dieci anni, l’aumento delle risorse per la difesa rallenterà. Ma il punto principale è che il budget per le spese militari rimarrà maggiore rispetto a quello della fine dell’amministrazione Bush”.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-147299" href="http://www.dailyblog.it/i-tagli-di-obama-piu-tecnologia-e-meno-uomini/06/01/2012/barack-obama-21/"><img class="alignnone size-full wp-image-147299" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/barack-obama.jpg" alt="" width="650" height="440" /></a></p>
<p><strong>Una difesa intelligente</strong>. <a href="http://www.dailyblog.it/usa-obama-al-pentagono-presenta-nuova-strategia-militare-imposta-dai-tagli/05/01/2012/">Obama ha illustrato la nuova strategia</a> in un incontro con la stampa al Pentagono, insieme al segretario della difesa, Leon Panetta, e al capo degli stati maggiori riuniti, il generale Martin Dempsey. Forze armate più snelle, capaci di rapidi interventi, con punti di forza nell&#8217;intelligence, nelle tecnologie di sorveglianza, nelle operazioni nel ciberspazio, nelle abilità delle forze speciali.</p>
<p><strong>Tagli per 450 miliardi nei prossimi dieci anni</strong>. &#8220;Le riduzioni di bilancio non andranno a spese delle capacità cruciali. Gli Stati Uniti <a href="http://www.dailyblog.it/usa-obama-continueremo-a-investire-in-alleanze-importanti-nato-inclusa/05/01/2012/">continueranno a contribuire alla Nato</a> che si è dimostrata importante nell&#8217;intervento in Libia e che tali riduzioni saranno fatte «in modo responsabile&#8221;.</p>
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		<title>Lezioni di democrazia: no, we can&#8217;t</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 12:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non amiamo particolarmente i commentatori italiani (ed europei) che pretendono di dover (ma anche solo di poter) insegnare agli elettori americani &#8220;come comportarsi&#8221;, ovvero chi, come e quando votare. Non amiamo quelli &#8220;di sinistra&#8221; che applicano agli Stati Uniti gli standard europei di &#8220;destra&#8221; e &#8220;sinistra&#8221; e che vorrebbero tanto un Presidente americano social democratico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non amiamo particolarmente i commentatori italiani (ed europei) che pretendono di dover (ma anche solo di poter) insegnare agli elettori americani &#8220;come comportarsi&#8221;, ovvero chi, come e quando votare. Non amiamo quelli &#8220;di sinistra&#8221; che applicano agli Stati Uniti gli standard europei di &#8220;destra&#8221; e &#8220;sinistra&#8221; e che vorrebbero tanto un Presidente americano social democratico, dimenticandosi che la socialdemocrazia è stimata quale &#8220;<em>unAmerican</em>&#8221; e contraria ai principi stessi della costituzione e della dichiarazione d&#8217;indipendenza del 1776. Paradossalmente, sono pure un po&#8217; ridicoli i commentatori &#8220;moderati&#8221; o di destra, che si mettono a disquisire sulla sanità mentale dei candidati (specialmente quelli repubblicani) alla Presidenza tutti più o meno &#8220;fanatici&#8221;, &#8220;estremisti&#8221;, &#8220;fondamentalisti&#8221; eccetera, e che finiscono per indicare quale candidato migliore uno che non arriva all&#8217;un per cento dei consensi (il riferimento, naturalmente è a Jon Huntsman). Questa posizione deriva da un forte pregiudizio antiamericano, che vede negli statunitensi dei trogloditi (o poco più), scarsamente istruiti, ignoranti, imbecilli, pecorari e così via, non all&#8217;altezza di <em>noi</em> nobilissimi europei.<br />
E&#8217; bene sgomberare il campo da queste sciocchezze. Non si vuole negare il fatto che l&#8217;America sia un Paese con un forte senso religioso, anzi. La questione è sul tipo di religiosità degli americani e sul rapporto tra religione ed istituzioni laiche. La separazione, in quest&#8217;ultimo caso, è, notoriamente, netta. Lo stesso non può dirsi, ad esempio, per la Gran Bretagna, dove il capo di Stato è anche leader religioso ed il Primo Minsitro <em>deve</em> essere anglicano (Blair infatti rese pubblica la propria conversione al cattolicesimo solo dopo aver lasciato il numero 10 di Dowining Street). Ancora. Lo stesso non può dirsi dell&#8217;Italia, ove vive un regime di concordato con la Chiesa Cattolica che fu a suo tempo promosso da Mussolini e difeso poi da Togliatti (certo non due campioni di democrazia e libertà), ed in cui un Governatore di Regione (il Presidente Rossi) per opporsi alla liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi chiama in causa la chiesa di &#8220;far sentire la sua voce&#8221; (il che, detto da un ex comunista farebbe sorridere, se non che abbiamo già citato il caso di Togliatti, padre nobile della scuola politica dell&#8217;onorevole Rossi).<br />
Prima di poter mettersi a giudicare gagliardamente i politici altrui, sarebbe bene dare poi una sguardo in casa propria: va bene criticare i candidati repubblicani, tutto legittimo, Ron Paul dice delle enormità su Al Qaeda e Mossad, Perry pare inadeguato, così come lo era Cain, e così via. Ma giova ricordare che noi abbiamo avuto come presidenti del Consiglio politici accusati di intrattenere decennali rapporti con la mafia, professori che sostengono (senza timor di smentita) di aver ricevuto indicazioni sulla posizione di Aldo Moro, rapito dalle BR, durante una seduta spiritica (!), un bugiardo impenitente e &#8220;piazzista di se stesso&#8221; del calibro di Silvio Berlusconi.<br />
Gli Stati Uniti possono vantare una plurisecolare cultura politica rispetto alla quale la vecchia europa (e l&#8217;Italia in particolare) dovrebbe togliersi il capello. Non mi pare che ci si possa vantare di personalità come i Jefferson, i Washington, i Lincoln, i Coolidge, i Roosevelt, i Mellon, i Kennedy, i Goldwater, gli Eisenhower, i Reagan e persino gli Obama. Gli americani hanno sempre o quasi fatto la scelta migliore, quando commettono un errore (come nel 1976, con Jimmy Carter) ci pensano da soli a mettere le cose a posto, senza bisogno di ramanzine da parte di chi proprio non può permettersele.</p>
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		<title>Primarie Usa: Chi è Mitt Romney</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 09:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Giambelluca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vincitore del caucus in Iowa di ieri, Mitt Romney, è uno dei candidati repubblicani più presentabili e credibili per uno scontro finale per la Casa Bianca alle presidenziali U.S.A. 2012. È uno dei più moderati, ha un’ottima organizzazione alle spalle e ha i fondi necessari per andare fino in fondo. Classe 1947, Willard Mitt Romney [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-146891" href="http://www.dailyblog.it/primarie-usa-chi-e-mitt-romney/04/01/2012/romney/"><img class="alignnone size-full wp-image-146891" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/romney.jpg" alt="" width="650" height="488" /></a></p>
<p><strong>Il vincitore del caucus in Iowa</strong> di ieri, <strong>Mitt Romney,</strong> è<strong> uno dei candidati repubblicani</strong> più presentabili e credibili per uno scontro finale per la <strong>Casa Bianca</strong> alle presidenziali <strong>U.S.A. 2012</strong>. È uno dei più moderati, ha un’ottima organizzazione alle spalle e ha i fondi necessari per andare fino in fondo.</p>
<p><strong>Classe 1947,</strong> Willard Mitt Romney <strong>è un politico e imprenditore.</strong> Già candidato nel 2008, venne sconfitto da John McCain. Romney, che compirà 65 anni il prossimo 12 marzo, governatore del Massachusetts dal 2003 al 2007, è di religione mormone. È più il candidato «del partito» che della «base» degli «elettori repubblicani» , i quali restano piuttosto freddi nei suoi confronti in particolare gli evangelici tradizionalisti che considerano i mormoni non veri cristiani. I sostentori del Tea Party gli contestano le sue posizioni «centriste». Parla bene il francese: negli anni Sessanta trascorse due anni e mezzo in Francia come missionario mormone.</p>
<p>«<strong>Obama come Kim Kardashian</strong>.» Poco prima dell’apertura dei giochi, Mitt Romney ha paragonato Obama a Kim Kardashian &#8211; showgirl televisiva. «Sapete, stavo guardando qualche video su YouTube del Presidente Obama &#8211; allora era il candidato Obama &#8211; che andava in giro per l’Iowa facendo promesse. E penso che il gap fra le sue promesse e quel che ha fatto sia il più ampio che io abbia mai visto. Be’, diciamo a parte il matrimonio della Kardashian e la promessa ‘Finché morte non ci separi’».</p>
<p><strong>Niente soldi all&#8217;Europa</strong>. Romney ha dichiarato che se verrà eletto presidente, non darà un soldo all’Europa per aiutarla ad uscire dalla crisi, perché secondo lui, Germania, Francia, Italia hanno tutte le possibilità di farcela da sole.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I Repubblicani cercano l&#8217;anti-Obama</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 18:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/obama.jpg"><img src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2012/01/obama.jpg" alt="" title="Michelle Obama" width="525" height="436" class="aligncenter size-full wp-image-146608" /></a></p>
<p>Alle sette del pomeriggio (le due del mattino in Italia) di martedì 3 gennaio avrà ufficialmente inizio la lunga marcia che porterà il Partito Repubblicano a scegliere il proprio candidato che il 6 novembre prossimo si troverà a contendere la Presidenza degli Stai Uniti a Barack Obama. Il Caucus è un procedimento piuttosto particolare in cui gli elettori dell&#8217;Iowa registrati come &#8220;Repubblicani&#8221; potranno recarsi in una degli oltre mille seggi (in centinaia di città) dove dove potrà scegliere il proprio delegato il quale a sua volta indica la propria scelta tra i candidati alle primarie. Questo metodo di scelta dei rappresentanti ha origini secolari e viene addirittura fatto risalire ai padri pellegrini che in questo s&#8217;erano ispirati alle pratiche di &#8220;democrazia tribale&#8221; degli indigeni nordamericani.</p>
<p>L&#8217;attesa per i Caucus di domani è molto forte poiché molti commentatori d&#8217;oltreoceano pensano che potrebbero segnare il destino delle primarie, forse facendo fuori dalla corsa quei candidati che dovessero ottenere risultati incredibilmente deludenti. Va però registrato che l&#8217;elettorato dell&#8217;Iowa non è granché rappresentativo della popolazione statunitense nel suo complesso. Al 96% composto da &#8220;WASP&#8221;, ovvero bianchi e protestanti, ritenuti unanimemente come particolarmente religiosi, e distribuiti in 99 contee di cui ben 88 sono classificate come &#8220;rurali&#8221; (la quasi totalità delle città non supera i 2.500 abitanti, la capitale e maggiore città dello Stato, Des Moines supera di poco i duecentomila mentre la seconda e la terza non arrivano a centomila).</p>
<p>I sondaggi più autorevoli e recenti sembrano andare tutti verso la stessa conclusione, con solo piccole e trascurabili differenze: Tutti (da quelli realizzati dalla NBC alla CNN, da Rasmussen al Des Moines Regiser -il cui sondaggio di fine anno, rilasciato silo due giorni fa, è ritenuto il più affidabile) danno Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts e manager di successo, in testa con il il 23-25% dei consensi ed un risicatissimo vantaggio sul secondo classificato, il vecchio libertario <a href="http://www.dailyblog.it/vota-libertario/25/12/2011/">Ron Paul</a> (21-22%). Più confusa sembrerebbe la condizione di terzo, quarto e quinto classificati, con tre candidati nel giro di pochissimi punti percentuali, l&#8217;ex senatore Santorum (che gode di particolare sostegno tra gli evangelici e la destra religiosa e sole poche settimane fa era ignorato da tutti i mass media) si attesterebbe intorno al 15%, l&#8217;ex Speaker della Camera Newt Gingrich avrebbe invece il 12-14%, ed infine il Governatore del Texas <a href="http://www.dailyblog.it/primarie-repubblicane-si-fa-avanti-rick-perry/06/07/2011/">Rick Perry</a>, che a settembre era dato per super favorito per poi sgonfiarsi a causa di qualche figuraccia di troppo, sembra risalito fino all&#8217;11-14%.<br />
Staccata di qualche punto risulta la paladina dei Tea Party, <a href="http://www.dailyblog.it/non-sottovalutate-michele-bachmann-la-nuova-primadonna-della-destra-americana/15/06/2011/">Michele Bachmann</a>, anch&#8217;essa partita in estate sotto i migliori auspici è andata via via perdendo consensi ed oggi otterrebbe tra il 5 ed il 7% delle preferenze. Ultimo, fin dall&#8217;annuncio della candidatura la scorsa primavera, Jon Huntsman, mormone, ex governatore dello Utah e ambasciatore di Obama a Pechino, con l&#8217;uno o forse il due per cento dei voti.</p>
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		<title>“Vota libertario”</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 08:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A dieci giorni dal via (ufficiale) delle primarie repubblicane, con la prima tappa del Caucus di Iowa City, il front runner, ovvero il candidato più avanti nei sondaggi, è il vecchio ginecologo libertario Ron Paul. Settantaseienne rappresentante texano al Congresso, Paul ha passato la seconda metà della sua vita a combattere (politicamente parlando) la crescente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A dieci giorni dal via (ufficiale) delle primarie repubblicane, con la prima tappa del Caucus di Iowa City, il front runner, ovvero il candidato più avanti nei sondaggi, è il vecchio ginecologo libertario Ron Paul. Settantaseienne rappresentante texano al Congresso, Paul ha passato la seconda metà della sua vita a combattere (politicamente parlando) la crescente presenza dello Stato nella vita delle persone. Contrario alla guerra in Iraq, ai finanziamenti americani ai paesi alleati (Israele compreso) al pugno di ferro con l&#8217;Iran, alla costruzione di una recinzione al confine col Messico (che a suo dire, impedirebbe agli americani di recarsi nel Paese dei tacos), ma anche alla Social Security di stampo europeo, all&#8217;educazione di Stato e così via.</p>
<p>Ron Paul è insomma il più acceso sostenitore del libertarismo nordamericano, arrivando a punte di estremismo ideologico (come il totale isolazionismo Statunitense in politica estera) scarsamente condivise dall&#8217;elettorato conservatore. Eppure, in un periodo tanto difficile per l&#8217;economia americana, con una disoccupazione all&#8217;8,6%, un debito pubblico esorbitante ed in continua crescita, la ripresa che tarda ad affacciarsi eccetera, le parole di un così coerente e duro accusatore della politica di Obama.</p>
<p>Paul, come detto, è un ginecologo prestato alla politica, illuminato dalla lettura dei classici della scuola austriaca di economia e scienze sociali (il suo libro preferito, scrive il Washington Post, è &#8220;the Human Action&#8221; di Ludwig von Mises) decide di farsi promotore dell&#8217;utopia liberale, candidandosi per la prima volta alle lezioni presidenziali nel 1988 come candidato del Partito Libertario, finendo terzo e a lunga distanza dai contendenti principali: George H. W. Bush e Michael Dukakis. Il vecchio Paul (perché al congresso c&#8217;è un altro Paul, Rand, figlio di Ron e altro esponente libertario eletto grazie al voto degli elettori del Tea Party) si ripresenta come concorrente per le primarie repubblicane nel 2008, con scarsi risultati. Oggi ci riprova, forte di una lunga militanza antistatalista e della riconosciuta coerenza, in opposizione ai cosiddetti &#8220;flip-flopper&#8221; Gingrich e Romney, candidati che sembrano cambiare idea su praticamente ogni argomento dirimente e con una rapidità incredibile.</p>
<p>Ma, appena balzato in testa ai sondaggi (autorevoli istituti di statistica lo danno in testa in Iowa con addirittura il 28% delle preferenze) sono uscite fuori alcune questioni irrisolte che potrebbero ostacolare la vittoria nelle prime elezioni per le primarie repubblicane: alcuni messaggi di stampo razzista contenuti nelle mail che il parlamentare statunitense inviava ai suoi sostenitori (ma che non sarebbero state scritte da lui in prima persona né direttamente approvate), le parole usate subito dopo l&#8217;11 settembre che &#8220;giustificavano&#8221; gli attacchi come legittima risposta alle intromissioni degli Stati Uniti nelle questioni mediorientali e altre uscite poco felici dello stesso genere. Tutto questo, oltre alla sua apertura alle unioni omosessuali ed alla liberalizzazione delle droghe, potrebbero sgonfiare rapidamente le velleità presidenziali del candidato libertario. Ma possiamo stare tranquilli, gli americani non sono così irresponsabili da poter eleggere un personaggio del genere.</p>
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		<title>Esperti di Medio Oriente chiedono ad Obama di aiutare la Siria</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 14:45:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Siria i morti sono oramai oltre i cinquemila, l&#8217;esercito rivoluzionario (&#8220;Free Syrian Army&#8221;) conta sempre più adesioni, la guerra civile, se non è già cominciata, è imminente. Per questo motivo un gruppo di decine di commentatori, giornalisti e attivisti, esperti di cose mediorientali, ha firmato una lettera indirizzata al Presidente Obama in cui chiede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_144458" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/12/obamathankyou.jpg"><img class="size-medium wp-image-144458" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/12/obamathankyou-300x225.jpg" alt="" width="400" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Manifestanti siriani chiedono più impegno da parte dell&#39;Amministrazione americana</p></div>
<p>In Siria i morti sono oramai oltre i cinquemila, l&#8217;esercito rivoluzionario (&#8220;Free Syrian Army&#8221;) conta sempre più adesioni, la guerra civile, se non è già cominciata, è imminente. Per questo motivo un gruppo di decine di commentatori, giornalisti e attivisti, esperti di cose mediorientali, ha firmato una <a href="http://www.weeklystandard.com/blogs/experts-urge-obama-act-syria_613608.html">lettera</a> indirizzata al Presidente Obama in cui chiede un maggior impegno da parte di Washington per porre fine alle violenze del regime di Assad.</p>
<p><em>&#8220;Caro Presidente</em></p>
<p><em>la situazione in Siria si sta rapidamente deteriorando. L&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani riporta che oltre 5000 civili siriani sono stati uccisi, e più di 14000 arrestati, da quando il Presidente Bashar al Assad ha iniziato la repressione delle proteste anti regime&#8221;</em></p>
<p>Il pericolo, aggiungono i firmatari della lettera, è appunto quello che gli scontri si evolvano in una &#8220;guerra civile&#8221;.</p>
<p><em>&#8220;Gli interessi americani in Siria sono chiari. Il Governo Siriano, che compare fin dal 1979 nella lista degli stati sostenitori del terrorismo del Dipartimento di Stato, mantiene legami strategici con Iran, Hamas ed Hezbollah&#8221; </em>ovvero Stati o organizzazioni che minacciano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi alleati nella regione.</p>
<p><em>&#8220;L&#8217;ascesa di un governo rappresentativo in Siria, che protegga i diritti di tutti i cittadini e si opponga all&#8217;estremismo violento in tutte le sue forme sarebbe un colpo significativo per Tehran e concorrerebbe fortemente al raggiungimento della sicurezza e della stabilità regionali&#8221;</em></p>
<p><em>&#8220;Per questi motivi crediamo che Lei </em>[il Presidente Barack Obama]<em> debba immediatamente intraprendere le seguenti iniziative per porre fine alla brutalità di Assad:&#8221; </em>sostenere la proposta di legge bipartisan promossa dai senatori Kirk e Lieberman che prevede ulteriori sanzioni per il regime siriano; collaborare insieme ad altre nazioni per rafforzare la pressione nei confronti di Assad; entrare in contatto con i gruppi d&#8217;opposizione (&#8220;<em>specialmente il Consiglio Nazionale Siriano</em>&#8220;) e con l&#8217;esercito rivoluzionario; lavorare assieme alla Turchia per la creazione di una zona protetta entro i confini siriani ove far confluire i profughi causati dalle violenze del regime.</p>
<p>La lettera si conclude con la seguente esortazione: <em>&#8220;Il popolo siriano sta chiedendo protezione dal regime di Assad. È un obbligo morale e nostro </em>[degli Stati Uniti]<em> interesse assisterli&#8221;.</em></p>
<p>Tra i promotori della missiva commentatori neoconservatori come Bill Kristol, Jamie Fly ed Elliot Abrams, il collaboratore del Partito Liberale (Wafd) egiziano e sostenitore della democratizzazione del Mondo Arabo Kheiri Abaza, l&#8217;attivista siriano per i diritti umani Ammar Abdulhamid e il giornalista libanese Hussain Abdul-Hussain.</p>
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		<title>Il punto sull&#8217;Iran</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 19:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è solo l&#8217;annoso problema della bomba atomica, oramai vicinissima, a dover far preoccupare il mondo. L&#8217;abbiamo sito martedì mattina, quando un gruppo formato da centinaia di studenti, probabilmente reclutati dalla forza paramilitare dei Bassiji, ha dato l&#8217;assalto all&#8217;ambasciata britannica di Teheran, costringendo alla fuga ambasciatore e diplomatici, e -ancor più grave- tenendo in ostaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-139732" href="http://www.dailyblog.it/il-punto-sulliran/30/11/2011/iran-ambasciata-gb/"><img class="aligncenter size-full wp-image-139732" title="iran-ambasciata-gb" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/11/iran-ambasciata-gb.jpg" alt="" width="602" height="424" /></a></p>
<p>Non c&#8217;è solo l&#8217;annoso problema della bomba atomica, oramai vicinissima, a dover far preoccupare il mondo. L&#8217;abbiamo sito martedì mattina, quando un gruppo formato da centinaia di studenti, probabilmente reclutati dalla forza paramilitare dei Bassiji, ha dato l&#8217;assalto all&#8217;ambasciata britannica di Teheran, costringendo alla fuga ambasciatore e diplomatici, e -ancor più grave- tenendo in ostaggio per poche ore ben otto dipendenti della sede diplomatica di Sua Maestà.</p>
<p>Stamane il Wall Street Journal ha fatto notare come l&#8217;evento debba essere ricondotto alla faida interna al regime tra l&#8217;area clericale e quella nazionalista, l&#8217;una capeggiata dalla guida suprema Khamenei, l&#8217;altra dal genero di Ahmadinejad (e sua spalla destra) Mashaei, la quale (quest&#8217;ultima) è stata ribattezzata dagli ultraconservatori come &#8220;partito della depravazione&#8221; e dei deviati. L&#8217;attacco all&#8217;ambasciata britannica sarebbe stato un colpo del gruppo clericale, voluto da Khamenei che, non è certo un caso, solo lunedì aveva usato parole durissime nei confronti del Regno Unito attaccandolo per la decisione di imporre nuove e più pesanti sanzioni finanziare alla Repubblica Islamica. Il tutto ha così causato un maggiore isolamento internazionale del Paese sciita (persino Cina e Russia hanno avuto da ridire) costringendo Londra e cacciare l&#8217;ambasciatore iraniano dal Paese, la Germania a richiamare il suo da Teheran ed anche in Italia il nuovo Ministro degli Affari Esteri Terzi ha convocato il rappresentante iraniano a Roma per avere rassicurazioni sul fatto che fatti del genere non si ripetano.</p>
<p>Ma un altro importante evento è accaduto quest&#8217;inizio di settimana in Iran, offuscato dal maggior rilievo dato all&#8217;episodio di martedì mattina: lunedì, nei pressi della città di Isfahan, c&#8217;è stata una forte esplosione che, secondo fonti israeliane citate dal quotidiano <a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/report-mysterious-blast-in-iran-s-isfahan-damaged-key-nuclear-site-1.398671">Haaretz</a>, avrebbe causato seri danni ad un impianto di arricchimento dell&#8217;Uranio situato all&#8217;interno di una base militare delle Guardie della rivoluzione. All&#8217;inizio il regime aveva persino negato la circostanza, ma poco dopo le autorità locali sono state costrette ad ammettere un &#8220;incidente&#8221; che avrebbe causato l&#8217;esplosione. Curiosamente è il secondo &#8220;incidente&#8221; di questo tipo nel giro di soli dieci giorni. Due weekend fa, infatti, un&#8217;esplosione ancora più forte (tale da spaccare i vetri delle case di un sobborgo di Teheran) avrebbe coinvolto un altro sito &#8220;sospetto&#8221;, causando la morte di un altissimo ufficiale dei Pasdaran, Moghaddan, e di un suo ospite arrivato dritto dritto dalla Korea del Nord.</p>
<p>Secondo l&#8217;opinionista del New York Times <a href="http://www.nytimes.com/2011/11/29/opinion/cohen-doctrine-of-silence.html?_r=1">Roger Cohen</a> questi sarebbero i segni di una guerra silenziosa mossa da Obama e Netanyahu contro il regime dei Mullah, tesi che l&#8217;esperto di Iran (e di Machiavelli, e del fascismo) Michael Ledeen ha <a href="http://pjmedia.com/michaelledeen/2011/11/28/whos-blowing-up-iran/">rifiutato</a> in quanto poco attendibile: a causare questi misteriosi incidenti infatti sarebbe stata l&#8217;opposizione iraniana la quale &#8220;più forte di quanto non si creda&#8221;, tanto da poter contare su suoi uomini fin tra le file del regime.</p>
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		<title>Missione (non) compiuta</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/missione-non-compiuta/22/11/2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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		<description><![CDATA[No, la guerra in Afghanistan non è finita, e non finirà neppure nel 2014, quando le truppe statunitensi dovrebbero lasciare, e per sempre, quel remoto Paese. Il perché, scrivono Michael O&#8217;Hanlon e Paul Wolfowitz (già vice segretario alla difesa durante il primo mandato di Bush jr e Presidente della Banca Mondiale), è semplice: lasciare l&#8217;Afghanistan [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, la guerra in Afghanistan non è finita, e non finirà neppure nel 2014, quando le truppe statunitensi dovrebbero lasciare, e per sempre, quel remoto Paese. Il perché, <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204531404577052102985247874.html?mod=ITP_opinion_0">scrivono</a> Michael O&#8217;Hanlon e Paul Wolfowitz (già vice segretario alla difesa durante il primo mandato di Bush jr e Presidente della Banca Mondiale), è semplice: lasciare l&#8217;Afghanistan in queste condizioni (comunque migliori rispetto anche solo all&#8217;anno scorso) sarebbe pericolosissimo non solo per gli afghani ma anche per la sicurezza nazionale statunitense. Un eventuale ritorno in pompa magna dei taliban, con l&#8217;aiutino molto interessato di esercito e servizi segreti pakistani, sarebbe la catastrofe e potrebbe significare una rinascita del jihadismo più intransigente con la sua roccaforte protetta tra le montagne del Paese asiatico. La soluzione, spiegano i due analisti nell&#8217;editoriale di questa mattina, sarebbe il raggiungimento di un &#8220;Colombia Standard&#8221; nel paese che fu del Mullah Omar: facendo un intelligente comparazione tra lo Stato Islamico odierno e la Colombia del decennio scorso, suggeriscono un piano per la marginalizzazione dei terroristi, vista l&#8217;evidente impossibilità di cancellarli con un colpo di spugna dalla faccia della terra.</p>
<p>La Colombia è riuscita a &#8220;normalizzare&#8221; la propria condizione grazie ad una dura lotta contro le FARC, il gruppo rivoluzionario foraggiato dal Venezuela di Chavez, costrette a rintanarsi nella giungla tropicale e a tirare fuori la testa per qualche azione dimostrativa, rapimenti e omicidi, certo non una condizione paradisiaca, ma sempre meglio della guerra civile. La condizione afghana avrebbe delle similitudini tali da far sembrare questo modello abbastanza applicabile: i taliban al posto delle FARC, le montagne in vece delle foreste imperscrutabili, il Pakistan a fare &#8220;la parte&#8221; del Venezuela.</p>
<p>O&#8217;Hanlon e Wolfowitz sottolineano anche la grossa differenza, l&#8217;ostacolo alla realizzazione di questo piano: in Colombia a fronteggiare le FARC è il governo Colombiano democraticamente eletto, e con lui le forze armate del Paese; in Afghanistan, per ora, a battersi contro i fanatici integralisti sono stati i soldati alleati, mentre il governo Karzai (corrotto e tendenzialmente autocratico) si è dimostrato inadeguato al complesso ruolo affidatogli.</p>
<p>Serve dunque un cambio di rotta: un governo afghano realmente deciso a marginalizzare (non a trattare) con i terroristi ed una prolungata e massiccia presenza americana sul campo, ben oltre il 2014. Gli Stati Uniti dovrebbero, poi, farsi carico delle spese militari ed occuparsi di costruire un&#8217;economia decente nel Paese musulmano, con investimenti di circa tre miliardi di dollari l&#8217;anno. L&#8217;alternativa è ritirare le truppe, e sperare.</p>
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		<title>USA: Chi sarà il prossimo sfidante di Obama?</title>
		<link>http://www.dailyblog.it/usa-chi-sara-il-prossimo-sfidante-di-obama/23/10/2011/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 08:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barack Obama non vive, in America, il suo momento migliore. Il tasso di disoccupazione è da mesi al di sopra del 9%, un tasso impressionante che probabilmente potrebbe comprometterne la rielezione. Intanto il suo piano per l&#8217;occupazione incontra qualche ostacolo al Congresso grazie all&#8217;ostruzionismo repubblicano. Eppure il 44° Presidente nel 2011 ha messo uno dietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-129652" href="http://www.dailyblog.it/usa-chi-sara-il-prossimo-sfidante-di-obama/23/10/2011/obama_usa/"><img class="aligncenter size-full wp-image-129652" title="obama_usa" src="http://www.dailyblog.it/wp-content/uploads/2011/10/obama_usa.jpg" alt="" width="640" height="423" /></a></p>
<p>Barack Obama non vive, in America, il suo momento migliore. Il tasso di disoccupazione è da mesi al di sopra del 9%, un tasso impressionante che probabilmente potrebbe comprometterne la rielezione. Intanto il suo piano per l&#8217;occupazione incontra qualche ostacolo al Congresso grazie all&#8217;ostruzionismo repubblicano. Eppure il 44° Presidente nel 2011 ha messo uno dietro l&#8217;altro un buon numero di successi: l&#8217;uccisione di Osama Bin Laden (il nemico pubblico numero uno), la buona riuscita della campagna in Libia (anche se &#8220;led from behind&#8221; guidata dalle retrovie), il riavvicinamento dell&#8217;America alle masse arabe e il definitivo ritiro dall&#8217;Iraq entro al fine dell&#8217;anno (deciso da Bush e Al Maliki nel 2008). Ma, purtroppo per lui, la grande questione statunitense, quella che ad oggi sposta i voti degli indecisi, non è la politica di sicurezza nazionale, ma l&#8217;economia.</p>
<p>E&#8217; infatti su questo piano che si gioca la sfida tra candidati repubblicani alle primarie per arrivare alle presidenziali del prossimo autunno contro Barack Obama. Secondo gli opinionisti, americani come italiani, il fronte conservatore è però di scarsa qualità. Basti pensare che, ad oggi, il &#8220;front runner&#8221;, ovvero il candidato di maggior successo, è l&#8217;improbabile Herman Cain, afroamericano vicino al Tea Party. Cain non è un politica di professione, e questa è paradossalmente un&#8217;arma utile in una società dove l&#8217;antipolitica (identificata con la marmorea città di Washington) va per la maggiore; egli viene dal mondo dell&#8217;impresa, dove vanta una carriera di successo dapprima come manager della Burger King e poi nella catena &#8220;Godfather&#8217;s Pizza&#8221;. I sondaggi degli ultimi dieci giorni (Rasmussen, PPP, NBC) lo danno in testa di diversi punti rispetto al più probabile Mitt Romney, già battezzato dagli analisti come il candidato &#8220;inevitabile&#8221;.</p>
<p>Romney, diversamente da Cain, è un uomo dell&#8217;establishment: è stato Governatore del Massachusetts (uno Stato di tendenze democratiche) ed ha quindi nomea di politico pragmatico e moderato. Quattro anni fa tentò la candidatura alle presidenziali, ma perse contro il veterano McCain a causa di uno scarso appeal e della poca preparazione; oggi risulta invece il più sicuro e preparato dei competitors repubblicani: sicuro di sé, si giostra piuttosto bene sia nelle questioni economiche che in quelle di politica estera (settimane fa pronunciò un discorso sull&#8217;eccezionalismo americano molto ispirato) grazie anche al buon gruppo di consulenti di cui i è circondato. Il punto debole di Romney è l&#8217;incapacità di far battere i cuori dell&#8217;elettorato conservatore (non può permettersi estremismi, pena perdere elettorato indipendente, quello che decide il nome del Presidente), cui va aggiunta la riforma sanitaria che promosse ai tempi in cui governava il Massachusetts, pubblicamente riconosciuta da Obama come &#8220;modello&#8221; per quella nazionale. Romney ha però fatto notare, a chi gli faceva notare questa circostanza, che a differenza dall&#8217;Obamacare, il Romneycare non &#8220;obbliga&#8221; nessuno a stipulare una polizza sanitaria pubblica, un distinguo che però non è bastato per renderlo un candidato appetibile per il Tea Party. Ai conservatori religiosi, inoltre, Romney non piace per un motivo cui non ha alcuna colpa: l&#8217;essere mormone. I mormoni sono una minoranza che non gode di particolari simpatie né a destra né a sinistra, ed in soccorso dell&#8217;ex governatore del New England è dovuto intervenire il congressman indipendente (e già candidato alla vice presidenza di Al Gore) Joe Liberman, sulle pagine del Washington Post, ricordando a opinionisti e lettori che discriminare un candidato per il culto è poco americano e poco liberale.</p>
<p>Probabile terzo incomodo (se Cain dovesse mantenere l&#8217;attuale consenso fino a gennaio) dovrebbe essere il Governatore texano Rick Perry: ultrareligioso, antistatalista, un po&#8217; demagogo, solo un mese fa era dato come sicuro vincitore delle primarie (nell&#8217;ultimo trimestre ha raccolto ben 17 milioni di donazioni, surclassando gli altri candidati). Con i dibattiti televisivi s&#8217;è però rivelato poco convincente, e gli entusiasmi hanno lasciato spazio alla delusione. Perry resta comunque un candidato appetibile grazie agli egregi risultati del Texas anche in stato di crisi economica.</p>
<p>I restanti cinque candidati sono, a livello nazionale, ben poca cosa: Ron Paul, vecchio libertario, è amatissimo dai Tea Party e può vantare supporters anche nel campo avverso, oltre che un fedele seguito su internet; Michele Bachmann, dopo una durissima campagna giornalistica da parte dei giornali progressisti, è uscita con le ossa rotte anche dai dibattiti televisivi; Jon Huntsman, già ambasciatore in Cina (nominato da Obama), non ha alcun seguito, ma ha ricevuto un mezzo endorsement da <a href="http://www.dailyblog.it/chi-e-henry-kissinger/19/09/2011/" target="_blank">Kissinger</a>; Rick Santorum e Newt Gingrich praticamente non sono neppure nominati nelle cronache dei dibattiti, sono meno che pesi piuma.</p>
<p>Insomma, il quadro è ancora troppo confuso per poter dire quale potrà essere lo sfidante di Obama; di sicuro è oramai troppo tardi perché un &#8220;uomo forte&#8221; del partito si esponga ad una rischiosa competizione, bruciandosi in vista del 2016. Tutti o quasi sono concordi nell&#8217;indicare Romney come unico candidato che possa mettere Obama in difficoltà. Ryan Lizza, direttore del New Yorker, ha suggerito ad Obama di non sottovalutarlo: &#8220;per batterlo, dovrà distruggerlo&#8221;.</p>
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		<title>Massimo Gaggi, i luoghi comuni e la storia</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ennio Emanuele Piano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I luoghi comuni sono estremamente comodi, epperò -purtroppo- spesso la realtà dei fatti è molto diversa. Arriviamo al punto: questa mattina, sulle colonne del Corriere, Massimo Gaggi, solitamente molto corretto nelle sue cronache dagli Stati Uniti, scrive la seguente frase: &#8220;Una rappresaglia [contro l'Iran, accusato di complottare per compiere attentati sul suolo americano, ndr] dal cielo per ora non sembra sul tavolo: l’Iran non è l’Iraq di Saddam, Obama non è Bush.&#8221; Questa frase non ha nessunissimo senso, se non quello di alimentare il mito dell&#8217;Obama &#8220;presidente buono&#8221; in opposizione al Bush &#8220;presidente cattivo&#8221;, ed inoltre è stata smentita dall&#8217;Amminstrazione USA, che non esclude rappresaglie militari.</p>
<p>Ma vediamo come stanno le cose: George W. Bush non ha mai bombardato l&#8217;Iraq (né alcun altro Paese) per ritorsione, gli ha dichiarato guerra, che è un&#8217;altra cosa. Al contrario, a bombardare l&#8217;Iraq di Saddam Hussein, non una ma per ben tre volte (do you remember Desert Fox?), tutte senza grossi risultati peraltro, fu William Jefferson Clinton, il vecchio Bill. Eppure Gaggi non ha scritto &#8220;Obama non è Clinton&#8221;, cosa che nel frattempo gli americani hanno capito perfettamente, tanto che secondo un recente sondaggio della Gallup che chiedeva di scegliere tra il 42esimo presidente degli Stati Uniti e l&#8217;attuale, il 50% ha scelto Clinton e solo il 12 Obama. Infine, come Gaggi sa di certo Obama non ha nessun bisogno di qualche strano complotto contro obiettivi americani per decidere di bombardare (anche segretamente o senza autorizzazione del Congresso) qualche Paese straniero, visto che lo ha fatto e continua a farlo in Yemen, Somalia, Pakistan e Libia. I luoghi comuni sono un&#8217;altra storia.</p>
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