Siria, Ramadan di sangue con 24 morti. Perché l’Onu non interviene?

Di Paolo Gallazzi il 2 agosto | ore 14 : 57 PM


In Siria la repressione non si ferma. Neppure per il Ramadan. Le forze di sicurezza fedeli al regime di Bashar al-Assad sono entrate ieri nel quartiere di Erbin, a Damasco, conducendo un assalto contro un nucleo di rivoltosi. L’azione a portato alla morte di sei persone ed al ferimento di diverse decine di civili. Ma le operazione delle forze lealiste sono continuate per tutta la giornata ed il bilancio conclusivo al tramonto del primo giorno di Ramadan è di 24 morti, dieci dopo la preghiera del Tarawih, secondo quanto riferito da Rami Abdel Rahmane, capo dell’osservatorio siriano per i diritti dell’uomo.

Nel frattempo, dal Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, l’Onu mostra tutti i propri limiti dovuti alle forti divisioni interne che hanno portato ad un nulla di fatto la riunione, a porte chiuse, del Consiglio di Sicurezza convocato d’urgenza dopo le violenze di domenica. La riunione era stata indetta nel tentativo di giungere ad una risoluzione di condanna nei confronti delle repressioni messe in atto dal regime di Damasco, ma, nonostante le forti pressioni di Germania, Gran Bretagna, Francia, Portogallo e Stati Uniti, l’intesa non è stata raggiunta.

In base a quanto stabilito dall’art. 42 dello Statuto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può decidere in merito all’utilizzo della forza, che si applica con un intervento militare, contro un Paese colpevole di aggressione o di violazione della pace. La Risoluzione deve essere votata da almeno 9 dei 15 Stati membri che compongono il Consiglio. Ma non tutti i Paesi si trovano sullo stesso piano. Del Consiglio di Sicurezza fanno parte, infatti, 10 Nazioni elette ogni due anni e 5 membri permanenti: Stati Uniti, Regno Unito, Cina, Russia e Francia (conformemente agli equilibri politici ed hai rapporti di forza esistenti alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale). Questi cinque Paesi possono esercitare il “diritto di veto” su qualunque Risoluzione che risultasse loro non gradita, indipendentemente dal raggiungimento dei nove voti necessari. Ciò significa che, anche qualora 14 membri votassero a favore, basterebbe il “no” di uno solo dei Paesi membri permanenti per bloccare qualunque decisione del Consiglio di Sicurezza.

Ed è proprio quello che sta succedendo ora. Cina e Russia (sostenute anche da Brasile, Sudafrica ed India) si oppongono ad un intervento incisivo, in considerazione del fatto che la Siria è un Paese sovrano e non ha messo in atto nessuna politica di aggressione, né violato la pace internazionale. Molto più probabilmente le Nazioni Unite formuleranno una semplice dichiarazione di condanna, senza l’imposizione di alcuna misura restrittiva.

Intanto Unione Europea, muovendosi parallelamente, ha reso effettive nuove sanzioni contro il regime di Damasco. E’ scattato oggi, infatti, il congelamento dei beni per cinque personalità di spicco del governo siriano: il generale Ali Habib Mahmoud, ministro della Difesa e responsabile delle operazioni militari e dell’attività di repressione, Mohammad Mifleh, capo del servizio segreto militare ad Hama, il generale Tawfiq Younes, capo del dipartimento di sicurezza interna, Ayman Jabir e Mohammed Makhlouf, zio materno di Assad, coinvolti entrambi nelle violente azioni di repressione.

Per quanto riguarda l’Italia il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha richiamato l’ambasciatore italiano in Siria per consultazioni. Ed in un’informativa alla Camera il sottosegretario alla Difesa, Stefania Craxi, spiega: “Dobbiamo continuare ad agire per fare in modo che sia il popolo siriano, a cui l’Italia continuerà ad assicurare sostegno e vicinanza, a decidere il suo futuro. Il ministro Frattini sta approfondendo tutte le misure più opportune e ha deciso di richiamare il nostro ambasciatore per consultazioni, al fine di dare un forte segnale di riprovazione per le inaccettabili repressioni operate dal regime siriano”.

Una mancata presa di posizione decisa, al di là di vane espressioni di condanna, da parte della comunità internazionale potrebbe avere come effetto l’incoraggiamento dell’attività repressiva da parte del governo di Damasco.
In Siria i potere nelle mani del Presidente (carica ereditaria) sono enormi. Non solo perché previsti tali dalla costituzione, ma anche perché sin dall’ascesa al potere del partito Ba’ath, del quale Bashar al-Assad è Segretario generale, nel Paese è in vigore la legge marziale e la liberalizzazione politica non è contemplata nel programma di sviluppo imposto dal governo.

I numeri della repressione sono preoccupanti. Sarebbero 3.000 le persone delle quali si è persa traccia, presumibilmente detenute in località segrete, alle quali vanno aggiunte le 12.000 incarcerate ufficialmente. Senza considerare i morti (circa 1.600 dall’inizio delle proteste, 150 solo negli ultimi due giorni) ed i feriti durante le manifestazioni soffocate nella violenza.

“La paura è peggio delle minacce, è la loro arma”, racconta una giovane donna in un intervista a The Guardian parlando dell’arresto del padre. “Vennero a prenderlo mentre si trovava in un negozio del nostro quartiere, da allora non abbiamo avuto più notizie. Non ammettono neanche di averlo preso”.

Il governo siriano, sostenendo di combattere contro estremisti islamici che avrebbero l’intenzione di scatenare una guerra civile, continua a negare l’accesso al Paese ai giornalisti stranieri. Secondo alcuni testimoni, riusciti a varcare il confine ed a rifugiarsi in Turchia, la situazione sarebbe vicina al collasso. L’esercito si troverebbe ormai dislocato in tutta la Nazione, con i servizi segreti impegnati giorno e notte in arresti illegali nel tentativo di arginare l’ondata di protesta sempre più incontenibile in una Nazione che non sembra voler cedere di fronte alle violenze e che a gran voce chiede ora aiuto al resto del mondo.

Esteri Primo Piano , , , ,

Related Posts

Scrivi il tuo Commento

Ricorda che non sono consentiti: contenuti offensivi e diretti all'autore, razzisti, diffamatori, che contengono turpiloquio o contrari alla legge italiana, pubblicitari, copiati o privi di significato; commenti privi di nome, cognome e indirizzo email.

*

Sondaggio

La tua considerazione di Berlusconi negli ultimi 3 anni?

View Results

Loading ... Loading ...

About us

DailyBlog.it - Testata giornalistica iscritta, con ordinanza n. 4/2010, presso il Registro Stampa del Tribunale di Vasto (Ch).

P.IVA 02328460692 – ROC n. 20166

Direttore Responsabile: Alessandro Olivieri - More >