Siria, Assad non si dimette e la repressione continua
Di Manuel Glauco Matetich il 10 gennaio | ore 15 : 12 PM
Il presidente siriano Bashar Al Assad ha detto stamattina che non si dimetterà dalla guida del suo paese, insistendo sul fatto che ha ancora il supporto del suo popolo. “Noi dichiariamo che la vittoria finale arriverà presto”, ha detto in un discorso presso l’Università di Damasco, trasmessa in diretta dalla televisione di stato. ”Quando lascerò questo mia posizione sarà una scelta basata anche sulla volontà del mio popolo”.
Assad ha ripetuto la sua affermazione riguardante una presunta cospirazione straniera dietro i disordini delle settimane precedenti.
Il presidente ha fatto poche apparizioni in pubblico da quando le manifestazioni di piazza anti-governo Assad sono iniziate nel mese di marzo, ispirate dalle rivoluzioni radicali avvenute nel mondo arabo. Il discorso tenuto da Assad è stato il suo primo da quando un mese far, la Lega Araba aveva elaborato un piano per fermare la repressione del governo, nei confronti dei dissidenti, che ha ucciso migliaia di cittadini siriani e ha portato all’isolamento internazionale e alle sanzioni economiche lo stato siriano.
Assad ha accusato centinaia di mezzi di comunicazione di lavorare contro la Siria, “ci spingono verso il collasso statale”. “Hanno fallito, perchè non ho rinunciato al mio incarico”, ha detto, in piedi su un podio tra due bandiere siriane.
Negli ultimi mesi, il conflitto in Siria è diventato sempre più violento, tanto da come da indurre alcuni manifestanti a prendere le armi per proteggersi contro il governo e ad attaccare il governo siriano tramite attentati.
La Siria ha concordato nel dicembre scorso con la Lega Araba un piano che ponesse fine alla repressione militare delle proteste, ma le uccisioni nonostante tutto sono continuate.
Le Nazioni Unite hanno stimato, diverse settimane fa, che più di 5.000 persone sono state uccise da marzo scorso. Da allora, centinaia di attivisti dell’opposizione sono stati ammazzati brutalmente.
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