Simone Farina, il calciatore che non si è fatto corrompere
Ha rifiutato di partecipare alla combine e il c.t. della nazionale Prandelli lo convocherà per il raduno di febbraio
Di Andrea Bosio il 27 dicembre | ore 10 : 08 AM
Simone Farina sarà convocato da Cesare Prandelli nel gruppo per gli incontri amichevoli di febbraio, un premio per la lealtà sportiva e umana che ha dimostrato. Il calciatore ventinovenne, che militava in Prima Divisione della Lega pro – l’ex C1 - nelle fila Gubbio, ora neopromossa in B, a novembre ha denunciato il tentativo di corruzione della banda del calcioscommesse, rifiutando i duecentomila euro offertigli da Alessandro Zamperini per truccare Cesena-Gubbio di Tim Cup del 30 novembre.
Da quella denuncia prese nuova forma l’indagine che nei giorni scorsi ha condotto all’arresto di numerosi calciatori, tra cui spicca il nome di Cristiano Doni dell’Atalanta che, stando all’ipotesi investigativa, sarebbe stato uno dei fautori del sistema.
“Mi è piaciuto quello che ha fatto, ha dimostrato un grande coraggio e una forza interiore straordinaria – ha detto Cesare Prandelli, dopo aver annunciato la sua convocazone – ma ora tocca a noi non abbandonarlo perché un gesto come il suo non è semplice”; il capitano della nazionale Buffon, nel dare il benvenuto al nuovo compagno di squadra ha sottolineato l’importanza della decisione: “mi fa piacere che certi esempi positivi non finiscano immediatamente nel dimenticatoio”.
Felice ma anche realista il presidente del Gubbio Marco Fioriti, secondo il quale “è un riconoscimento importante, ma il suo è stato un comportamento che dovrebbe essere normale nel mondo dello sport”; Fioriti si dice “preoccupato” della possibile eccessiva esaltazione del gesto di Farina, perché “vorrebbe dire che in questo mondo c’è troppo marcio. Ma questo sport non è in mano e criminali e scommettitori”.
Prandelli nel dare la notizia ha sottolineato l’importanza del gesto anche nell’ottica di coerenza con quanto fin qui compiuto dalla nazionale: “È anche un segno di continuità nel cammino che abbiamo intrapreso per combattere l’omertà, raccogliendo l’invito di don Ciotti e andando ad allenarci nella terra della ‘ndrangheta”. Per molti commentatori è il segnale di un calcio che si sta avvicinando ai problemi reali
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