Se il Papa fa il sindacalista
Di Luciano Izzo il 12 settembre | ore 14 : 26 PM
Ieri nell’area Fincantieri di Ancona c’erano ad accoglierlo oltre centomila persone. Autorità politiche locali e nazionali incluse. Ma lui, papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, ha scelto di rinfrancare membra e spirito pranzando coi più bisognosi: i poveri ed una delegazione di rappresentanza degli operai cassaintegrati della Fincantieri e della Merloni.
RATZINGER VS BONANNI – Si è verificato, così, uno stridente contrasto. Da un lato, un papa “sindacalista”, che parla con vivo coinvolgimento della “incertezza del precariato” e del “problema della disoccupazione”, dall’altro, fra il pubblico dei “vip”, un sindacalista, Bonanni, che da segretario della Cisl è spesso e volentieri stato accusato di essere fra i maggiori responsabili per l’Italia della situazione di black out lavorativo, e che, insieme ad Angeletti, sempre ad Ancona, è stato contestato a distanza nel corso dell’ultimo sciopero generale indetto dalla Cgil il 6 settembre.
LOCATION D’ECCEZIONE – Il luogo della cerimonia non è stato selezionato per caso. La Fincantieri è oggi un’impresa in forte crisi, ma che fino a qualche anno fa sfamava migliaia di lavoratori. È, in un certo senso, il simbolo della crisi italiana. E fa il paio con la Fiat, tanto più che anche all’interno del cantiere navale si registra una presenza non trascurabile della Fiom. Non è insomma un caso che il pastore dei cattolici, in un momento storico di così grande oscurità e gravità, vada di fatto a braccetto con le rappresentanze sindacali che più strenuamente si battono per non cedere alcuna delle conquiste passate fatte nel mondo del lavoro.
SOLIDARIETA’ SOCIALE – Il che, forse, mette a nudo anche un’altra circostanza politicamente imbarazzante, ovverosia il fatto che la politica, spesso, utilizza i rapporti fra Stato e Chiesa più come contenitori e catalizzatori di voti che non come effettiva e genuina espressione di quel sentimento caritatevole (si direbbe di solidarietà) che, come richiedono del resto anche parti consistenti e crescenti della società civile, dovrebbe animare l’azione istituzionale ed essere anteposta alla venerazione degli “idoli” del mercato puro e semplice.
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