Scudo fiscale, Italia meglio degli altri paesi UE
Lo scudo fiscale versione ter rimpatria 95 miliardi di euro, e il Ministero dell’Economia può commentare con soddisfazione i risultati conseguiti attraverso questo tentativo (per la maggioranza, completamente riuscito) di ricondurre entro i confini nazionali i fondi detenuti all’estero. Un ammontare complessivo invero impressionante rispetto alle stime iniziali (e pari a sei punti percentuali di produzione interna lorda), e rispetto anche a quanto le precedenti due versioni dello scudo fiscale erano riuscite ad ottenere: un incremento di circa 20 miliardi di euro, e un 98% dei casi di effettivo rimpatrio.
Il Ministero, dal canto suo, parla di uno “straordinario successo”, di un “segno di forza” dell’economia nazionale, di “fiducia nell’Italia” e addirittura di “intelligenza”. Il comunicato a commento dei dati ufficiali da parte del dicastero economico ricorda inoltre come “il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre”, perchè, per il Ministero, “non converrebbe più” esportare i capitali all’estero.
Al di là dei giudizi esprimibili sui risultati dello scudo fiscale – ter, è interessante denotare la sproporzione tra quanto è accaduto nella Penisola e quanto successo nel resto del mondo. La Francia, ad esempio, si è dovuta “accontentare” di rimpatri per 3 miliardi di euro; sempre in ambito vecchio Continente, il Regno Unito ha chiuso la finestra dello scudo fiscale con 2 miliardi di sterline; l’Olanda con 1,5 miliardi. Nel resto del mondo, l’Argentina registra 8,3 miliardi.
L’Italia, pertanto, si posiziona al primo posto di questa speciale classifica. Ma la posizione di leadership non è saldissima. L’unica nazione che potrebbe spodestare la Penisola dalla cima della lista dei Paesi che hanno conseguito il maggior volume di rimpatri potrebbero essere gli Stati Uniti, che non hanno pubblicato i volumi in dollari, ma in contribuenti: 14.700 persone, che dovrebbero risultare titolari di un’entità complessiva equivalente a oltre 100 miliardi di euro.
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