Sciopero: che fa il Pd?
Di Pietro Salvatori il 6 settembre | ore 15 : 10 PM
Oggi la Cgil, sfidando l’unità sindacale e i – a suo avviso – troppo teneri Bonanni ed Angeletti, ha proclamato uno sciopero generale che potrebbe aver coinvolto anche qualche fetta di lavoratori di Cisl e Uil.
Mentre la pasionaria Camusso serra i ranghi, rischiando l’impopolarità di una sollevazione convocata contro qualcosa, la manovra, i cui contorni sono tutt’altro che definiti, il Pd scioglie all’ultimo le riserve.
E per bocca del suo presidente scova una formula che supera a destra la meta-lingua della prima Repubblica nell’esporre i motivi per i quali scende in piazza.
“Saremo con la Cgil non perché aderiamo allo sciopero – ha infatti dichiarato Rosy Bindi – ma perché condividiamo i motivi per i quali protestano”.
Bizantinismi verbali e ricollocamenti sostanziali che stanno provocando non pochi mal di pancia interni, partendo dai popolari di Fioroni e passando per i veltroniani e i rottamatori di Renzi.
Tanto più che, fatto salvo per il responsabile economia del partito, Stefano Fassina, la dirigenza tutta si è acconciata all’ultimo a scendere in piazza per una manifestazione che in fondo non condivideva per mere ragioni elettoralistiche.
Bersani compreso.








