Salute/ Da staminali degli occhi speranza per cura del diabete. Studio italiano, sono più adatte per essere riprogrammate
Di Redazione il 11 giugno | ore 13 : 59 PM
Cronaca –
Roma, 11 giu. (Apcom) – Arrivano dai nostri occhi le staminali che potrebbero offrire una speranza concreta per la cura del diabete e lo studio parla rigorosamente italiano. Secondo una ricerca sperimentale condotta per la prima volta in Italia, infatti, in una zona dell’occhio si trovano le cellule staminali adulte che potrebbero essere la fonte più promettente di cellule che producono insulina. Di fatto, le cure del futuro per il diabete potrebbero trovarsi nei nostri occhi.
Proprio lì infatti sono “nascoste” cellule staminali molto adatte a essere riprogrammate per diventare beta-cellule, le cellule del pancreas che producono insulina e che smettono di funzionare in chi soffre di diabete di tipo uno ma anche, a lungo andare, nei pazienti con il diabete di tipo due. Lo dimostrano gli studi sperimentali presentati da un gruppo di ricercatori coordinati da Carla Giordano, professore associato di endocrinologia all’università di Palermo, durante il XXIII congresso nazionale della società italiana di diabetologia, a Padova dal 9 al 12 giugno. La procedura per ottenere le beta-cellule dalle staminali oculari, molto promettente, è anche oggetto della richiesta di un brevetto.
Gli studi sulle cellule staminali per la produzione di beta-cellule prendono le mosse dalla constatazione della difficoltà al largo impiego dei trapianti di isole pancreatiche: alla cronica mancanza di donatori si aggiungono i deludenti risultati degli studi clinici più recenti, che hanno mostrato che le isole trapiantate hanno vita breve e dopo qualche mese è purtroppo necessario tornare alla somministrazione di insulina. Da qui l’idea di cercare fonti alternative di beta-cellule. La prospettiva futura è prelevare le staminali dal paziente stesso, farle crescere e differenziare in laboratorio e poi reinserirle quando sono trasformate in beta-cellule; le beta-cellule ottenute potrebbero essere conservate in apposite “banche”, così da poter ripetere le inoculazioni se il trattamento non è stato inizialmente efficace.
Per il momento le uniche esperienze su pazienti diabetici sono relative all’impiego del trapianto autologo non mieloablativo di cellule staminali: in Brasile, in uno studio pilota, sono state prelevate dal midollo osseo cellule staminali, a pazienti diabetici di tipo 1, successivamente trattati per azzerare il midollo osseo; infine gli stessi soggetti hanno ricevuto le proprie cellule midollari prelevate in precedenza. Sebbene lo studio non abbia incluso un gruppo di controllo, alcuni pazienti non hanno avuto bisogno di terapia insulinica per un periodo medio di 31 mesi.






