Roma, si professava guru: arrestato abusatore di bambine
Abusava delle sue piccole vittime e delle loro madri attraverso minacce e ricatti
Di Valentina Cervelli il 17 marzo | ore 06 : 11 AM
Si professava guru di una setta e approfittava del suo status per abusare delle bambine e delle loro madri per poi estorcere del denaro con l’inganno. E’ stato arrestato ieri, dall’VIII gruppo della polizia municipale di Roma Antonio Di Maggio Danilo speranza, sessantaduenne capo della setta “Maya”.
Il gruppo para religioso conta circa mille adepti. Per l’uomo, l’accusa è di violenza sessuale e truffa aggravata. Nel corso delle indagini portate avanti dalle forze dell’ordine, gli inquirenti hanno scoperto che l’uomo ha inoltre tentato, prima nella capitale e poi nel napoletano, di accreditarsi presso diverse associazioni islamiche presenti sul territorio.
La comunità “Re Maya”, questo il suo nome completo, era stata fondata da Danilo Speranza negli anni 80 con sede nel quartiere San Lorenzo. Il suo fine ultimo era quello di sostenere i propri iscritti nella disintossicazione da sostanze stupefacenti, corsi di yoga e filosofia. Tra i reati ascritti all’uomo, oltre alla violenza sessuale sia su minori che adulti ed alla truffa aggravata, figurano anche false dichiarazioni all’autorità giudiziaria. Sentito dagli inquirenti Speranza rischia ora anche l’accusa di riduzione in schiavitù.
Da ciò che è emerso dalle indagini, Speranza abusava periodicamente delle figlie delle sue adepte. L’uomo giustificava le sue azioni spiegando della “necessità di modificare il karma delle bambine e trasmetterle a tale scopo il suo Dna sano e curativo che avrebbe impedito il compimento del suo negativo destino e risparmiato alla madre le sofferenze altrimenti inevitabili”. Sempre secondo l’ordinanza di custodia cautelare attraverso la quale l’uomo è stato posto agli arresti, il sessantaduenne condizionava le sue vittime, minacciando e facendo credere alle ragazzine che “lui avesse poteri sovrannaturali”. Le bambine venivano costrette al segreto con la minaccia dell’esclusione dall’associazione e della privazione “della considerazione e della benevolenza delle loro madri e degli altri adulti che frequentano”.
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