Remuntada? No, grazie!

Mourinho compie l'ennesimo capolavoro e regala la Finale all'Inter

Di Nando Di Giovanni il 29 aprile | ore 06 : 45 AM


Epici, unici, magnifici, storici, granitici. Ci si è sbizzarriti cercando di trovare un aggettivo calzante ed adatto a descrivere l’impresa dell’Inter al Camp Nou che l’è valsa la Finale di Champions League. Ma negli occhi dei tifosi nerazzurri, forse, rimarranno le immagini della corsa di Mourinho verso i cinquemila supporters assiepati sugli spalti dell’impianto catalano. Il tecnico di Setubal celebra l’impresa dei suoi con lacrime di gioia: «La sensazione più bella della mia vita. I miei ragazzi hanno dato il sangue».

Sembrano parole più consone ad un incontro di football americano, ma guardando l’andamento del match e le infuocate ore che l’hanno preceduto, c’è da dare proprio ragione allo ‟Special One”. L’accoglienza riservata ai milanesi da parte dei tifosi blaugrana, spronati da dichiarazioni al vetriolo e fomentati da spot televisivi che inneggiavano alla ‟remuntada”, ha movimentato notevolmente la vigilia dell’incontro. Dopo gli attacchi notturni all’hotel occupato dai giocatori a suon di pentole, mestoli e petardi o le aggressioni riservate a Mourinho prima e dopo le conferenze stampa, c’era grande voglia di dimostrare di essere all’altezza della situazione, dimostrando come l’Inter timorosa del passato fosse, ormai, solo un ricordo. Ma la carica esplosiva dell’ambiente e le provocazioni degli spagnoli, alla fine, si sono rivelate un’arma a doppio taglio: più forti delle istigazioni. Figlia, senza dubbio, della paura, quella vera, dei catalani.

L’espulsione al 28’ minuto di Thiago Motta, frutto di una severa punizione di De Bleeckere, il quale punisce con il rosso diretto una manata del brasiliano su Busquets (protagonista di una sceneggiata), sembrava potesse mandare al tappeto gli interisti, ai quali sembrava preannunciarsi una serata in stile ‟Fort Alamo”. Ma il muro dei nerazzurri non ha vacillato, resistendo all’urto blaugrana, conducendo una partita ruvida, tosta, nella quale gli attaccanti Milito ed Eto’o si sono fatti valere nel ruolo di terzini fluidificanti. I catalani ci hanno provato in tutti i modi, ma non c’è stato modo di scalfire il blocco meneghino: gli oltre settanta minuti d’assalto hanno prodotto un tiro dalla distanza di Messi, un colpo di testa sotto porta di Bojan Krkic ed il gol nel finale del blaugrana più acceso, Piqué, che ha solo il merito di illudere i 91.000 del Camp Nou.

Senza scadere nella retorica, dunque, è un’epica Inter e Mourinho è il suo primo condottiero, capace di portare vicino ad un porto sicuro una nave che, fino a poco tempo fa, tutti credevano fosse vicina al naufragio. Si va al ‟Santiago Bernabeu”: sono passati ben trentotto anni dall’ultima finale tinta di nerazzurro. I protagonisti di allora si chiamavano Facchetti, Burgnich, Oriali e Boninsegna. L’esito fu amaro: Cruijff, il ‟Papero d’Oro”, fece impazzire gli interisti con dribbling e veroniche: si apriva l’era del ‟calcio totale”. Ma ora Maicon, Samuel, Cambiasso, Sneijder, Eto’o e Milito proveranno a farsi spazio nei cuori di quei tifosi. Molti avranno qualche capello bianco in più, qualcun altro, bambino all’epoca, avrà ricordi confusi di quell’emozione. Poco conta, adesso si può tornare a sognare.

Il 22 maggio ci proverà il Bayern Monaco ad infrangere i sogni di Moratti & Co. La Champions League, dunque, propone una nuova sfida fra Italia e Germania: è datato 1997 l’ultimo scontro diretto fra italiani e teutonici. L’Olympiastadion di Monaco di Baviera portò bene ai gialloneri, i quali sconfissero 3-1 la Juventus di Lippi. I bavaresi saranno costretti a fare a meno di Ribery, squalificato dopo l’espulsione nella gara d’andata con l’Olympique Lione. Tuttavia è Robben a fare paura. Ma dopo aver resistito ai furiosi attacchi di Messi, Pedro, Ibrahimovic, Xavi, Piqué, Bojan, Keita e Dani Alves i ragazzi di Mourinho possono dirsi capaci di qualsiasi impresa.

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