La religione modifica il cervello?
Di Daniela Ciabattini il 16 giugno | ore 19 : 14 PM
Le ricerche scientifiche sulla religione sono sempre destinate a far discutere, anche perché i due ambiti, scienza e fede non possono andare d’accordo se non in rarissimi casi, e la ricerca della quale vogliamo parlarvi non potrà sottrarsi a questa regola, soprattutto perché, secondo i risultati dello studio, l’essere molto religiosi modificherebbe il cervello restringendolo.
La ricerca è stata condotta dagli scienziati del Duke University Medical Center, i quali sostengono di aver trovato una relazione tra religione e alcune modifiche nel cervello delle persone coinvolte nella ricerca, pubblicata, tra l’altro sulla rivista “Plos One”.
Lo studio è stato condotto su un campione di 268 volontari di età compresa tra i 58 e gli 84 anni, ai quali sono state chieste delle informazioni sulla loro fede religiosa, sulle pratiche spirituali e sul tipo di cambiamento che ha avuto la loro vita in seguito alle esperienze religiose. I pazienti sono stati poi seguiti per diversi anni, da due a otto, monitorando le eventuali modifiche dell’ippocampo, ossia la parte del cervello associata alla memoria e all’apprendimento, tramite MRI, la risonanza magnetica per immagini.
Dai risultati è emerso che coloro che avevano riferito di avere avuto un’esperienza religiosa molto forte mostravano un maggiore indebolimento dell’ippocampo rispetto a coloro che non l’avevano avuta o che non si ritenevano religiosi.
Niente panico: pare, infatti, che il culto non abbia influenze sull’ippocampo quindi state tranquilli, potete andare a messa senza paura di far restringere irrimediabilmente il vostro cervello, anche perché, in effetti, l’andare spesso a messa non è sempre sinonimo di religiosità o di esperienza religiosa forte; anche fattori come l’età, l’istruzione o il grado di socializzazione non influirebbero nell’atrofia dell’ippocampo.
Gli atei non possono, però, cantare vittoria: secondo gli scienziati non sarebbe tanto la religione a provocare le modifiche celebrali, ma l’uso che ne viene fatto, ossia lo stato di stress che viene vissuto da chi vive un’esperienza religiosa molto forte.
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