Regionali, chi ha vinto davvero?
Di Michele Pacella il 2 aprile | ore 12 : 00 PM
A bocce ferme, dopo la frenesia delle ore immediatamente successive al voto, la politica italiana si interroga. Nessuno sembra dichiararsi apertamente sconfitto, tranne forse Di Pietro, ma le sue dichiarazioni sembrano avere un significato diverso, quello cioè di rimodulare i rapporti di coalizione con il Pd.
Il partito di Bersani, per bocca del suo stesso segretario, non si dichiara né vincitore, né tantomeno sconfitto, e probabilmente questa posizione ‘di stallo’ rispecchia la situazione reale in cui versa il movimento sorto dalle ceneri di Ds e Margherita: un partito che funziona ancora come raccoglitore di voti, ma che non riesce a sfondare e a proporsi come partito-guida per il centrosinistra in un’eventuale alternativa di governo. Sono da leggere anche in quest’ottica quindi, le parole del fondatore dell’Italia dei Valori, che in ogni tornata elettorale rimarca il proprio aumentato consenso da parte dei cittadini.
Spostandosi più a sinistra, tra i partiti extraparlamentari, quelli che alle ultime Politiche erano racchiusi sotto ‘L’Arcobaleno’, la loro vittoria è stata rappresentata dalla rielezione di Nichi Vendola in Puglia. Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà in un sol colpo è riuscito a smuovere gli assetti non solo nella sua regione, ma in tutto lo scacchiere nazionale. La sua elezione ha dimostrato che il centrosinistra potrebbe eventualmente ‘fare a meno’ di un allargamento di coalizione all’Udc, ha smentito uno dei ‘vecchi saggi’ come D’Alema (che ha osteggiato fin dall’inizio la ricandidatura di Vendola, proponendo prima Emiliano, sindaco di Bari, e poi Boccia, già sconfitto nelle primarie del 2005), e ha provocato addirittura le dimissioni di un ministro, Fitto, che aveva scommesso, anche contro la volontà di Berlusconi, su Rocco Palese, facendo saltare l’apparentamento con la Poli Bortone. Infine ha aperto un nuovo spiraglio sulla leadership del centrosinistra. L’opposizione è infatti da tempo alla ricerca di un leader in grado di guidare l’intera coalizione, e proprio il governatore della Puglia potrebbe essere uno dei maggiori indiziati nel ricoprire quel ruolo. La sfida, ma forse anche il rischio, è che Vendola si trasformi in una sorta di Obama all’italiana, un uomo sul quale vengano trasferite tutte le speranze e le ambizioni di governo nazionale, anche al di là delle divisioni interne.
Ma a destra, nonostante i proclami di vittoria, la situazione non sembra essere poi così rosea. Sicuramente Silvio Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di essere un trascinatore, e in sole due settimane, spendendosi in prima persona, potrebbe aver fatto pendere l’ago della bilancia dalla sua parte in molte regioni e province. L’ascesa vertiginosa della Lega Nord è però un dato di fatto del quale tutto il centrodestra dovrà tenere conto. Il Carroccio fino a ora si è dimostrato un alleato sicuramente fedele e affidabile, ma i suoi leader da sempre perseguono l’obiettivo primario del federalismo. Un’ambizione che potrebbe cozzare contro il ‘centrismo’ di una parte del PdL, quella che si richiama agli ideali che furono di Alleanza Nazionale. Inoltre Fini già da tempo ha iniziato la propria campagna per la successione nel ruolo di primadonna dell’intera coalizione, provocando mugugni al suo interno, spesso superati, o per lo meno rimandati, grazie al carisma del leader maximo Berlusconi.
Infine l’Udc che, stando alle parole di Per Ferdinando Casini, ha ottenuto un ottimo risultato. Ebbene, la politica sulla quale il partito centrista ha improntato tutta la campagna elettorale, è stata all’insegna della rottura del bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra, ma nei fatti l’alleanza con l’uno o l’altro dei ‘poli’ ha contribuito sia alla conseguente vittoria di uno dei due, sia all’affermarsi della logica dualistica tanto osteggiata dai suoi esponenti.
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