Ragazzini stupratori: il giudice condanna i genitori
I genitori obbligati a risarcire la vittima: non sono stati in grado di educare i figli
Di Valentina Cervelli il 4 febbraio | ore 10 : 14 AM
I figli minorenni violentano una coetanea? Devono pagare anche i genitori. Così si è espresso il tribunale civile di Milano in merito alla stupro continuato di una dodicenne svoltosi dal 2001 al 2003. Il Giudice Civile Bianca La Monica ha così condannato i genitori dei ragazzi coinvolti nel reato a versare a titolo di risarcimento alla ragazza circa 450mila euro.
Una cifra irrisoria se paragonata al trauma subito dalla ragazza, ma che è volta a sottolineare come la violenza sessuale perpetrata dai ragazzi nei confronti della giovane sia sinonimo della mancata “educazione dei sentimenti e delle emozioni che consente di entrare in relazione non solo corporea con l’altro” da parte dei genitori dei carnefici, che non hanno prestato attenzione e non si sono impegnati affinché “il processo di crescita” dei propri eredi “avvenisse nel segno del rispetto dei sentimenti, dei desideri e del corpo dell’altra/o».
Una decisione, spiega il giudice La Monica nella sentenza, dettata dall’evidente mancanza di sentimento da parte dei giovani carnefici e riscontrabile nel loro racconto delle violenze: “asettico, con parole non espressive di emotività, usando per la ragazza espressioni che evidenziano come nessuna considerazione vi fosse per la persona”. Solo una volta incitati alla riflessione sull’impatto della violenza sulla coetanea gli stessi hanno mostrato “barlumi di consapevolezza ed empatia”.
Il tribunale di Milano non ha accettato come attenuanti in sede civile il rispetto, da parte dei ragazzi, delle regole stabilite in casa, i buoni voti, l’educazione concepita da parte dei genitori nel “rispetto delle persone e dei valori cristiani propri della cultura occidentale” e “, l’avvenuta frequentazione delle lezioni di educazione sessuale a scuola” considerandole semplicemente delle circostante di tipo generico “non idonee a contrastare l’evidente carenza o inefficacia di un’educazione al rispetto dell’altro, all’attenzione ai sentimenti e desideri altrui”. Soprattutto in base alla continuità ed alla ripetizione delle violenze sessuali da parte degli imputati che rendono testimonianza palese dell’inefficacia della educazione impartita loro.
Il risarcimento riguarderà tutti i genitori degli imputati, compresi quelli separati e non affidatari esclusivi dei figli.
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