Quei tagli ineluttabili e l’emergenza economica permanente

Di Giacomo Caniparoli il 13 agosto | ore 14 : 12 PM


La “rasoiata” (come elegantemente l’ha definita Avvenire) è arrivata ed era l’ora. Dietro le mal celate pressioni della BCE, il governo ha vagliato in maniera sbrigativa una parte delle restrizioni necessarie a tamponare quell’emorragia di Debito Pubblico che ci portiamo sulle spalle da decenni e che affossava ogni progetto al futuro e quindi al presente.

Certo mettere dei punti sulla carta non è affrontarli praticamente, ma se l’esame non è in corso, quantomeno ci siamo prenotati per darlo: segnali di vita, seppure artificiale.

Quello che non sorprende è la moltitudine delle voci di protesta che si sono sollevate prima ancora che il piano venisse definito; in poche ore si è letto e sentito di tutto, sia da parte dei “civili”, sia dai leader dell’opposizione.
Se la reazione poteva essere prevedibile (in fondo la bassezza della politica degli ultimi anni ha compresso lo scontro alla formula: se tu dici bianco io dico nero), quel che c’è di interessante è l’esplosione asincrona di ogni collegamento logico tra la collocazione politica dei partiti e i partiti stessi.

C’è un centroSx che critica la manovra in quanto “si limita a rapinare gli italiani senza un progetto strutturato” e un centroDx costretto dall’Europa a perdere la faccia davanti ai suoi elettori, facendo piovere una scarica di misure capaci di far tornare l’Italia ai vertici per pressione fiscale.
Forse in questo risaputissimo mondo alla rovescia, davvero non bisogna aspettarsi altro che quanto si vede:
un Popolo delle Libertà costretto ad agire come se fosse veramente uno Stato, presente, ingombrante, che si interpone tra il mercato e i cittadini; e un Partito Democratico dalla spiccata vocazione liberista, che critica e scalcia (con un vigore fin oggi mai espresso) la propria allergia alle tasse.

Questa inversione rappresenta la vera notizia nella notizia, in quanto, sebbene non sia la prima volta (il PD è solito infervorarsi ad esempio in difesa della scuola, vero e principale organo di congelamento e riproduzione sociale, ordine e conservatorismo), capita che si manifesti in maniera progressiva questo errore, questo sfarfallio politico.

Come nel caso del daltonismo, si crede e si chiama un colore per un altro colore, con la ferrea convinzione di avere una corrispondenza tra la realtà e la nostra immaginazione, socialmente impeccabile.
Nella stessa maniera si comportano il popolo e i vertici del PD: manifestano e hanno punti di vista, prerogative che non corrispondono con la collocazione teorica politica del partito stesso. Sono nell’involucro sbagliato, sebbene siano molto affezionati a quell’involucro (viceversa per il PDL).

Fuori da questa inversione dei ruoli, niente di nuovo: la solita proverbiale demagogia della sinistra radicale, come sempre avulsa da ogni realtà e in particolare dalla realtà di questi giorni, fatta di terrore da default e vertigini economiche, spietata, e lungi anni luci dai sogni di espansione dello stato sociale.

I tagli, purtroppo o per fortuna, erano doverosi e sono addirittura pochi rispetto la quantità necessaria per cominciare a parlare di “stabilità”; prima gli italiani comprenderanno che la festa è finita, che questo è un punto di non ritorno, che si è vissuto al di sopra delle nostre possibilità reali per anni, prima comprenderanno che i loro diritti e i loro privilegi, in questo clima di emergenza economica permanente (non finirà mai) verranno necessariamente sacrificati; e che le manifestazioni e le proteste, rappresentano solo un retaggio che appartiene ad un modello di società e situazione economica del passato, prima accetteranno tutto questo, prima riusciranno a salvare il loro benamato regime economico.

Dispensare , , ,

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Un Commento

  1. Francesca, 9 meses fa Replica

    La realtà.

    Non si è abituati a vederla e accettarla.
    La nostra immaginazione è stata alimentata ad arte e chi non si è ridestato in anticipo oggi annaspa o protesta.
    Sveglia. Già, la festa è proprio finita.


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