Quanto ci costa la cassa integrazione?

Di Andrea Bosio il 26 novembre | ore 10 : 27 AM


Più di un milione di ore all’anno, mezzo milione di lavoratori coinvolti, oltre undici miliardi di euro nel triennio 2008-2011: queste le cifre della cassa integrazione italiana durante la crisi.
Istituita al sorgere della Repubblica per sostenere i lavoratori di aziende in difficoltà temporanea, quindi costretti a casa o a orario ridotto, la cassa integrazione guadagni consiste in una copertura parziale della busta paga garantita dall’INPS, nell’attesa che la situazione aziendale si stabilizzi e il lavoratore possa tornare al suo posto. L’ammontare della CIG copre secondo la legge l’80% dello stipendio standard del lavoratore, ma annualmente sono posti tetti specifici, recentemente attorno ai 1000€. L’importo viene solitamente anticipato dal datore di lavoro, che ha poi modo di rifarsi direttamente sull’INPS.
Diverse le tipologie della cassa integrazione, in base alla tipologia di azienda e alla situazione economico-produttivo in cui questa si trova, ma comuni le fonti di approvvigionamento per l’ingente spesa che richiede questo istituto sociale. Se parte di questo fondo sociale è creato con il concorso delle aziende e dei lavoratori, la cassa integrazione nelle sue forme è soprattutto una voce di uscita per il bilancio dell’INPS: sulle sue spalle grava il maggior sforzo di questa importantissima risorsa sociale. 11,4 miliardi annui, secondo le più recenti stime dell’ISTAT, confermate dai sindacati, una cifra importante in un bilancio statale posto in crisi da più punti. D’altronde esiste un “fondo cassa” ancora solido, perché la spesa ammonta a circa il 45% delle possibilità dell’istituto stesso: di 648,5 milioni di ore autorizzate fino ad agosto ne sono stati consumati “solo” 291 milioni. Una cifra comunque importante destinata fisiologicamente a crescere negli ultimi mesi dell’anno, pur rilevando una punta decisamente inferiore a quella dell’anno passato.
L’incremento costante degli ultimi anni sembra quindi essersi fermato, ma il dato generale rimane a livelli allarmanti: purtroppo stiamo registrando un calo dell’impiego della cassa integrazione “non perché tutti rientrano in azienda ma soprattutto perché accelera l’espulsione dei lavoratori dalle imprese”, come sostiene Fulvio Fammoni, CGIL. Il costo della cassa integrazione sembra così destinato a calare, ma si profilano uscite ancor più ingenti, per coprire queste nuove fette di disoccupazione. Tre anni di crisi sembrano quindi richiedere misure urgenti e drastiche, per garantire da una parte  un reddito a molti lavoratori in difficoltà, dall’altra per arginare una spesa sociale che può rivelarsi non sostenibile sul lungo termine.

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