Quando la pubblicità univa
Di Diego Mastroberardino il 26 maggio | ore 21 : 40 PM
C’era una volta Carosello. Chiedete ai vostri genitori, ricorderanno sicuramente con una vena di nostalgia e vi sorrideranno nel ripensare a quegli attimi, quei momenti serali in cui da bambini si riunivano intorno a quella piccola scatola luminosa che distribuiva momenti di felicità ed aggregazione in bianco e nero, già, c’era Carosello, storica trasmissione trasmessa dalle 20.30 alle 20.40 tutte le sere…
Essa consisteva in una serie di messaggi pubblicitari accompagnati da sketch comici sullo stile del teatro leggero o intermezzi musicali e divenne quasi un’istituzione per la televisione come trasmissione scacciapensieri ed umoristica.
Era evidente come essa non potesse essere solo una trasmissione contenente messaggi pubblicitari anche perché all’epoca non era concesso farne, se non prima di un intervallo di novanta secondi dall’inizio dello spettacolo serale, bensì quasi una mania a cui adulti e bambini non sapevano resistere. Usanza voleva i bambini andare a letto dopo i fatidici dieci minuti, tristi perché l’indomani ci sarebbe stata scuola (per chi se lo poteva permettere) ma felici per la concessione dei genitori.
Già, quando la pubblicità univa, dopo Carosello, sono subentrate le grandi aziende ed imprese private che con la pubblicità atta a far acquistare valore in termini simbolici alla merce che offrono, hanno anche contribuito ad uccidere il noto programma, il bello è che questa pubblicità ora ci dà noia, ma ci frantuma il cervello con la sua pretesa assolutistica di consumismo e di possesso.
Niente più sorrisi, ma frustrazioni, eppure guardandoci addietro siamo tutti figli di Carosello, e dei momenti di aggregazione che ci donava.
Perché allora bastava sognare.
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