Perché Minzolini dovrebbe tacere?

Di Federico Catani il 24 settembre | ore 10 : 24 AM


Non seguo molto la tv e nemmeno i telegiornali. Comunque, da un anno ormai, il mio Tg preferito è quello di Enrico Mentana, su La7. La Rai fa piangere e non da oggi, tanto che continuo a sostenere convintamente la necessità della sua privatizzazione. Così almeno ci risparmieremo l’odioso canone che ogni anno dobbiamo pagare per vedere delle boiate pazzesche. Quindi non sarò certo io a battermi per difendere l’onorabilità e il prestigio della televisione di Stato. Tuttavia, ritengo opportuno esprimere la mia posizione sul caso Minzolini. Ovviamente a favore del direttore del Tg1.

Perché Minzolini è criticato? Perché gli intimano di non parlare? Perché dovrebbe andarsene? La risposta è evidente anche per un bambino di tre anni. La colpa del direttore è di non appartenere all’ampia cerchia dei giornalisti di sinistra. Tutto qui. E se per caso prova a fare un editoriale in cui esprime le proprie opinioni, scoppia inevitabilmente la polemica. La Repubblica ha parlato di Struttura Delta per indicare l’insieme degli organi di informazione che lavorano al soldo del premier con lo scopo di indottrinare i cittadini. Sarà pure così. Ma a me sembra piuttosto che vi sia un’altra struttura, chiamatela come volete, che invece è ben guidata da chi vuole eliminare politicamente Berlusconi. Ergo, chi è senza peccato scagli per primo la pietra. Quel che davvero non riesco ad accettare è l’idea in base alla quale il giornalista che ha simpatie di centrodestra debba per forza essere prezzolato e servo, mentre quello progressista è garanzia di indipendenza, correttezza e professionalità.

Il Tg1 ha perso ascolti? Bene, si rifletta sul punto e si cerchi di migliorare. Ma non si faccia di questo problema reale una copertura per condurre una battaglia di ben altro tipo. Lo ripeto, il dato di fatto, che il mondo per così dire di sinistra non riesce a mandar giù, è l’orientamento politico di Minzolini. Che il Tg1 sia stato sempre filogovernativo, però, è cosa risaputa. E nessuno ha mai posto fine alla consuetudine. Perché? Il direttore terrà pure degli editoriali discutibili, ma la gente ha una testa per pensare e per valutare. Finiamola con la storia del Berlusconi che controlla i mezzi di informazione per plagiare le masse e vincere le elezioni: se fosse davvero così, non sarebbe stato sconfitto da Prodi nel 1996 e nel 2006 e magari i referendum dello scorso mese di giugno sarebbero stati boicottati dalla maggioranza dei cittadini. La dittatura berlusconiana non esiste, mettiamocelo bene in testa. Se esistesse, il Cavaliere non sarebbe nei guai fino al collo. Che il presidente Garimberti inviti Minzolini a tacere e a rispettare le istituzioni è un’altra chiara dimostrazione che la libertà c’è. Eccome se c’è!

Quindi, pur non seguendo molto il Tg1 e pur non apprezzando l’informazione dei telegiornali in generale, non posso condividere la posizione di chi vorrebbe imbavagliare Minzolini. Il direttore può dire quel che vuole. A meno che non vi sia una legge non scritta che proibisca a chi non è di sinistra di esporre liberamente le sue idee senza ricevere insulti e quant’altro. Se questa è l’aria che tira, lunga vita a Berlusconi!

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5 Commenti

  1. gianniguelfi, 8 meses fa Replica

    Premessa: la RAI è azienda pubblica di proprietà del Ministero dell’ Economia. Quindi spetterebbe al governo privatizzarla abolendone il canone, una delle tasse più odiate dagli italiani. Ma sa perché questo governo non lo farà mai? Perché se alla Rai fosse tolto il canone tutta la torta pubblicitaria dovrebbe essere ridiscussa e Mediaset obbligata a cederne una buona parte alla Rai privatizzata. Ecco perché finché al governo ci sarà il proprietario dell’ azienda di Cologno Monzese, il canone non verrà mai abolito. Silvio non saprà fare gli affari degli italiani, ma i suoi li sa fare eccome.

    Quanto a Minzolini, c’ è modo e modo di essere filogovernativi. Spiegare, come ha fatto nel suo ultimo editoriale, a un Paese sull’ orlo del baratro che vietare le intercettazioni è urgente quasi quanto fare la finanziaria, è essere incoscienti non filogovernativi.

  2. Alessandro, 8 meses fa Replica

    sembra un articolo di Giuliano Ferrara

    • Federico Catani, 8 meses fa Replica

      Magari lo fosse! Magari! (Ovviamente per me il suo commento è un complimento)

  3. Aemilius 49, 8 meses fa Replica

    Mi scusi, Alessandro, ma data la brevita’ della risposta, io non ho capito: e’ una pura constatazione o un complimento? ( in tal caso immeritato…) ? Per cio che riguarda il canone tv, anche se sulle leggi fiscali non si puo’ fare, se si indicesse un referendum abrogativo, il risultato, secondo me, sarebbe del 101 per cento di si’ .

  4. Gianni Pardo, 8 meses fa Replica

    Caro Guelfi,
    lo so che a pensar male si fa peccato e si rischia di azzeccarci, ma esagerando si rischia il ridicolo. Lei si esprime come se la Rai non avesse pubblicità, mentre essa oggi si sostiene con la pubblicità per circa il cinquanta per cento o poco meno. E dal momento che ha costi di gestione di gran lunga superiori a quelli di Mediaset, faccia un po’ il conto.
    In realtà la Rai non può essere privatizzata in primo luogo perché essendo generalmente al servizio della sinistra la sinistra protesterebbe, sostenendo (falsamente) che essa è “un servizio pubblico”. Mentre non lo è. In secondo luogo perché, se fosse privatizzata, non potrebbe più sperperare, e molti dipendenti Rai non sarebbero contenti. Ma proprio per niente.
    Infine Mediaset fa programmi simili alla Rai spendendo una frazione di ciò che spende la Rai, e se questa fosse privatizzata forse perderebbe nella concorrenza con Mediaset. Dunque, se fosse privatizzata, lei direbbe che ciò è stato fatto per fare un favore a Mediaset. Ci giurerei.
    Ciò che dice Minzolini “è da incoscienti”? La libertà consiste nel poter dire cose da incoscienti senza essere minacciati, a meno che non si tratti di diffamazione o di istigazione a delinquere.
    Caro Aemilius,
    lei dice giustamente che un referendum sulle leggi fiscali non si può fare. E in effetti il canone Rai è effettivamente una tassa sul televisore. Ma lo Stato ne devolve l’incasso alla Rai, la gente lo considera un canone Rai, e lo stesso Stato lo chiama canone di abbonamento. Troppe designazioni concordanti per andare poi a spiegare alla gente che si tratta di una tassa e non di un abbonamento. Così come non fu possibile spiegare che il famoso referendum sul nucleare (di tanti anni fa) non era su “nucleare sì, nucleare no”, ma sui posti in cui installarlo e sui vantaggi da concedere ai comuni che l’accoglievano. Insomma, il referendum sul canone sarebbe opportuno, quanto meno per fare baccano sull’argomento e far capire allo Stato come la pensa la gente.


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