Papa: un web senza centralità persona è solo omologazione
Il digital divide crea divisioni tra la gente. Ma bisogna stare attenti al relativismo intellettuale
Di Valentina Cervelli il 25 aprile | ore 07 : 26 AM
L’informazione sul web non deve perdere la centralità ed il rispetto della persona, altrimenti rischia di trasformarsi in un semplice strumento di omologazione e relativismo. Così Benedetto XVI nel corso del suo intervento presso il convegno “Testimoni Digitali” promosso dalla CEI.
Se non si utilizza lo strumento del web con la giusta predisposizione si rischia di cadere in un relativismo intellettuale e morale. “La rete manifesta”, spiega il pontefice affrontando il problema della non uniforme divisione del web ed il suo utilizzo, “una vocazione aperta, tendenzialmente egualitaria e pluralista, ma nel contempo segna un nuovo fossato”.
“Esso separa”, spezzando una lancia contro il fenomeno del “digital divide” (coloro che non possono usufruire di una connessione internet adsl, n.d.r.) “gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. Aumentano pure”, ha sottolineato, “i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, già ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni” ed ancora, “ nelle molteplici forme di degrado e di umiliazione dell’intimità della persona”.
Il web va utilizzato però con intelligenza e giusto senso critico, ha spiegato ancora papa Benedetto XVI, citando il suo discorso tenuto nel giorno dell’ultima Immacolata concezione lo scorso dicembre. Se utilizzato in modo sbagliato, il web “rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia”.
Ciò che non bisogna dimenticarsi di fare, ha esortato il pontefice, è il continuare a riconoscere i volti delle persone, a non appiattirsi esclusivamente sulla dimensione web e “superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone e appiattirci sulla loro superfici”, in modo tale da non far si che le persone restino “corpi senz’anima, oggetti di scambio e di consumo”.
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