Omelie 2.0, la Chiesa predica su Twitter
Ravasi, Scola, Giraud: quando la Chiesa comunica sui sociale network
Di Andrea Bosio il 9 gennaio | ore 15 : 29 PM
Gianfranco Ravasi, uno dei cardinali più noti e apprezzati tra chi non frequenta la Chiesa, da alcuni mesi predica anche on line, su Twitter, per mezzo di brevi tweet a tema cristiano. Il primo era stato monsignor Giraud, vescovo francese, facendo circolare brevi messaggi-omelie via Twitter; l’idea piacque parecchio al cardinale Ravasi, presule italiano esperto di comunicazione e responsabile delle attività culturali della Santa Sede, una sorta di “ministro della cultura” per Benedetto XVI.
Ravasi è estremamente sensibile alle tematiche della comunicazione; già durante una conferenza organizzata dal Centro di San Luigi dei Francesi a Roma ebbe modo di sollevare il grande problema, richiedendo sforzi indirizzati soprattutto verso i giovani. A tale scopo aveva invitato i predicatori a tener conto dei nuovi linguaggi per captare l’attenzione di un uditorio vasto ma anche meno abituato a recepire e analizzare messaggi “troppo lunghi”. Sulle omelie di molti sacerdoti, poi, aveva candidamente dichiarato che “rischiano di diventare parole insignificanti”, proprio a causa della scarsa capacità comunicativa del predicatore.
L’approccio web è quindi sembrato uno strumento ideale per Ravasi, che spiega come ci sia “ancora un lungo cammino da fare”, conscio però che “questo è il momento di essere su Internet”. ”C’e’ un divario che va colmato, dopo il divorzio tra il linguaggio dei sacerdoti e quello dei fedeli – illustra il cardinale, ricordando il duplice problema che deve affrontare oggi la Chiesa – Da un lato deve riuscire a trovare un approccio nuovo. Dall’altro, far sì che il linguaggio nuovo non spenga il contenuto: ci sono valori grandissimi che, se ridotti dentro un formato troppo freddo, rischiano di svanire”. Un equilibrio da ricercare, mantenendo intatto il messaggio evangelico ma riuscendo a portarlo anche a chi, come i giovani, si distacca sempre più dalle forme tradizionali del culto.
Il rapporto delle entità ecclesiastiche con la Rete è in veloce sviluppo e non riguarda solo i porporati o i grandi predicatori; testate cattoliche anche di piccola taglia hanno pagine web e account sui principali social network, molti enti cristiani hanno seguito la stessa via sul web già da tempo e, dopotutto, sembra naturale che anche la Chiesa adegui le sue strategie comunicative alle tecnologie più recenti. Nonostante le critiche delle aree più conservatrici, l’azione di Ravasi continua.
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