Omaggio a Montanelli

Di Diego Mastroberardino il 28 aprile | ore 19 : 15 PM


L’ultimo grande conservatore avverso a Berlusconi. Suonano ancora fervide le scomode parole di Montanelli nella testa di personaggi della politica e non. Giornalista mai conformista e dedito al cambiamento, anche definendosi un conservatore, forse l’ultimo baluardo della destra democratica, non esitò a criticarla qualora ce ne fosse bisogno, anche con frasi aspre e pungenti.

A 100 anni dalla sua nascita (il 22 Aprile avrebbe festeggiato 100 anni di vita) il suo eco risuona ancora rimbombante.
Amava definirsi un “anarco-conservatore”, ma mi piace ricordarlo semplicemente come un grande padre del giornalismo, e soprattutto esponente di quel giornalismo dichiaratamente veritiero, anche rischiando spesso di attirarsi inimicizie. Emblematico il suo rapporto con Silvio Berlusconi.

Con il Giornale (il primo numero uscì il martedì 25 giugno 1974) che sin dal principio concepì come una testata d’opinione, tra la forte ostilità della stampa di sinistra e degli ambienti della borghesia radical-chic, Montanelli ebbe l’opportunità di rappresentare, coraggiosamente, con maggiore evidenza le proprie posizioni.
Nel 1977 terminò il finanziamento della Montedison. Montanelli accettò il sostegno di Silvio Berlusconi, all’epoca costruttore edile ed il loro sodalizio durò senza contrasti fino al 1993. Secondo Felice Frio, Montanelli, sottoscrivendo il contratto con Berlusconi, gli avrebbe detto: «Tu sei il proprietario, io sono il padrone almeno fino a che rimango direttore [...] Io veramente la vocazione del servitore non ce l’ho».

Secondo la versione raccontata da Montanelli, in seguito alla “discesa in campo” di Berlusconi, questi si presentò all’ufficio amministrativo del Giornale chiedendo a Montanelli di supportarne le iniziative politiche. Egli però decise di non seguirlo.

Da allora aspri contrasti e polemiche da una parte e dall’altra, lo portarono ad abbandonare la direzione del Giornale e il quotidiano stesso, in compagnia di tanti altri devoti tra i quali Marco Travaglio. Dopo quest’esperienza fondò nel 1994 “La voce” da cui spesso attaccava Berlusconi e venendo per questo spesso avvicinato al centro-sinistra, a dimostrazione che in Italia si tende spesso e inequivocabilmente a schierare qualsiasi forma di pensiero. Non quella di Montanelli per favore, amabile caratteraccio, antipatico ma mai banale, peculiarità quasi scomparsa.

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