“Occupy Wall Street” piace ai media ma non agli americani

Di Luca Pautasso il 22 novembre | ore 10 : 23 AM


Gli “indignados” a stelle e strisce occupano Wall Street, ma l’America non approva. Nonostante la grande copertura mediatica delle proteste, infatti, due mesi dopo il lancio di “Occupy Wall Street” la maggior parte dei cittadini statunitensi giudica negativamente il movimento. E’ quanto emerge da un sondaggio svolto dalla canadese Angus Reid Public Opinion. L’indagine conoscitiva è stata effettuata su un campione di 1.006 adulti americani. Un campione apparentemente ridotto, rispetto ai grandi numeri della popolazione d’Oltreoceano. Tuttavia l’agenzia di statistica autrice del sondaggio ha dalla sua un curriculum di grande attendibilità, certificata negli ultimi anni anche dalla grande accuratezza nelle previsioni circa gli esiti delle maggiori consultazioni elettorali in Canada e degli Stati Uniti.

L’indagine sul tasso di gradimento di Occupy Wall Street ha rivelato che il 36% degli intervistati ha espresso un parere favorevole verso i manifestanti e le loro rivendicazioni, mentre il 44% si è detto fermamente contrario. Che gli indignati d’America siano per lo più giovani e giovanissimi lo si evince poi anche dall’età anagrafica dei loro tifosi: il livello di opposizione nei confronti del movimento sembra infatti aumenta con l’età, da un minimo del 36% per cento tra gli under 35 a un massimo del 52% tra gli intervistati oltre i 55 anni. Analizzando i dati politici, infine, tra i più favorevoli i Democratici (49%), seguiti dagli Indipendenti (38%) e da una sparuta minoranza di Repubblicani (16%). Alte anche le percentuali di chi vorrebbe porre limiti legali alla durata delle manifestazioni nei centri urbani. Il 54% degli americani, inoltre, è favorevole alle contromisure adottate dalle forze dell’ordine per allontanare i manifestanti.

Cifre, queste ultime, che potrebbero cambiare radicalmente alla luce dei recenti avvenimenti. Sta infatti sollevando grande scalpore il video amatoriale girato nel campus dell’Università di Davis, in California, dove un agente di polizia ha utilizzato lo spray urticante al peperoncino contro un gruppo di studenti disarmati impegnati in un sit-in. Grazie alla rete, le immagini videofotografiche stanno facendo il giro del mondo, in particolare su social network come Twitter, Youtube e Facebook, suscitando un vero e proprio vespaio di polemiche. Il coro delle proteste si è levato così forte da spingere l’amministrazione dell’università ad aprire un’inchiesta su quanto avvenuto. Sotto accusa è finita così Linda Katehi, rettore dell’ateneo californiano: era stata lei infatti a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine polizia per fronteggiare la manifestazione studentesca. Il rettore Katehi respinge però ogni addebito, rispedendo al mittente le accuse ed esprimendosi duramente contro l’eccessivo uso della forza operato dalla polizia contro i giovani universitari.

Si è rivelato invece un mezzo flop l’intervento a sostegno del movimento Occupy da parte dello scrittore Roberto Saviano, a Zuccotti Park, a New York, centro nevralgico delle manifestazioni di questi giorni. Attesissimo dai media, osannato dalla stampa di mezzo mondo, Saviano si è perso infatti un discorso sottotono e molto poco concreto. Nonostante l’enorme eco mediatica prima e durante il “blitz”, e le parole di encomio spese per il movimento, l’autore è stato quasi del tutto ignorato dai giovani manifestanti.

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