Obama: via dall’Afghanistan entro il 2012

Di Paolo Gallazzi il 23 giugno | ore 11 : 54 AM


Barack Obama

Barack Obama

La missione di ricostruire nazioni comincia a casa nostra, concludiamo i combattimenti e riprendiamoci il sogno americano, per questa generazione e per le prossime

Con un discorso in diretta dalla Casa Bianca, durato soltanto quattordici minuti, Barack Obama annuncia il ritiro dei soldati statunitensi dall’Afghanistan. Diecimila entro la fine dell’anno, poi i restanti ventitremila prima del settembre 2012. Il ritiro delle truppe sarà quindi completato in tempo per le prossime elezioni.

“America, è tempo di concentrarsi sul nation-building qui a casa.” Questo il motto di Obama, che sostiene sia ora giunto il momento per gli Stati Uniti di adottare una nuova politica internazionale, per poter finalmente voltare pagina ed uscire da questo “decennio difficile” che ha fiaccato la determinazione del popolo americano. “Quando siamo minacciati, dobbiamo rispondere con la forza. Ma quando questa forza può essere mirata, allora non abbiamo bisogno di costituire grandi eserciti all’estero”.

Il presidente dell’unica superpotenza superstite non millanta una vittoria decisiva sull’insidioso nemico talebano, al bando lo slogan “mission accomplished”, ma il governo Karzai ha acquistato forza ed è ora che i Talebani “rinuncino alla violenza e rispettino la Costituzione”. Solo così si potranno intavolare dei negoziati ed iniziare il processo di pace.

Una svolta non da poco nella politica estera statunitense. Ormai si va delineando una sorta di via di mezzo tra “coloro che vorrebbero un’America in ritirata da tutte le responsabilità internazionali” e “chi ci spinge a intervenire per raddrizzare ogni torto, fino a dilatare oltremisura i nostri impegni”. Una via alternativa quella che Obama vuole tracciare: difendere i valori americani per proteggere i propri interessi ma “quando le nostre forze possono essere usate in modo mirato dobbiamo farlo, non ricorrere a dispiegamenti massicci; quando è necessario arrestare un massacro lo si può fare insieme agli alleati come in Libia”.

D’altro canto l’America deve fare i conti sui costi enormi della guerra in Afghanistan: più di 6 mila vittime, quasi 45 mila feriti ed oltre 1000 miliardi di dollari spesi. “Negli ultimi dieci anni, abbiamo speso un trilione di dollari, in un momento di debito crescente e di difficile congiuntura economica. È tempo di concentrarsi sulla costruzione della nazione, qui a casa”. Non bisogna dimenticare che “la forza vera dell’America è sempre stata nelle opportunità che ha saputo creare in patria, per i propri cittadini”.

L’America inizierà il ritiro da una “posizione di forza”. Secondo il presidente Obama, infatti, Al Qaeda non è mai stata così tanto sotto pressione come in questo momento. Ed il primo ministro britannico, David Cameron, si dimostra concorde con la linea del mantenimento della pressione anche a fronte di una riduzione delle truppe. Per quanto riguarda la missione militare afghana Londra non intende comunque cambiare i propri piani, l’operazione si concluderà come da programma nel 2015 e fino ad allora manterrà sul campo i circa 9 mila soldati impegnati.

Ma per i Talebani non cambierà nulla. “Che vi sia una forza grande o piccola, noi continueremo la nostra jihad – sono le parole di Zabihullah Mujahid, portavoce dei Talebani afghani – fino a che l’ultimo soldato straniero non avrà abbandonato la nostra terra. La riduzione delle forze americane in Afghanistan non è la soluzione del problema”. Secondo i loro, infatti, gli Stati Uniti non avrebbero alcuna reale intenzione di lasciare l’Afghanistan, invece “da una parte gli Usa annunciano una riduzione del numero delle loro truppe, mentre dall’altra cercano di realizzare investimenti a lungo termine e di ottenere la costituzione di basi militari”.

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