USA, fine della guerra in Iraq ma senza vittoria

Secondo appello alla Nazione di Obama, prima chiama Bush, visita soldati

Di Redazione il 31 agosto | ore 21 : 17 PM


obama

Barack Obama

Ricordate il discorso con il quale l’ex presidente americano George W. Bush dichiarò che la fase dei combattimenti in Iraq era finita? Era il 1 maggio 2003, Bush parlava sulla portaerei Uss Abraham Lincoln all’ancora nel Golfo Persico, sotto uno striscione a stelle e strisce con su scritto missione compiuta. Il flashback è d’obbligo a poche ore dal discorso con il quale il presidente Barack Obama, un nemico della prima ora della guerra in Iraq, dirà agli americani la stessa cosa: la fase di combattimenti è davvero finita e le truppe americane, ridotte a 50 mila unità, lasceranno il Paese al suo destino a fine anno. Ma il presidente democratico starà alla larga dai toni trionfali sulla fine della guerra in Iraq, dalla retorica dei buoni e dei cattivi, dalla pretesa di avere vinto la guerra.

Obama parlerà alle 20 ora di Washington, le 2 della notte italiana dallo Studio Ovale, nel secondo appello alla Nazione a reti unificate, nell’ora di massimo ascolto televisivo.

Il peso del messaggio è dopo tutto evidente: Obama aveva promesso agli elettori in campagna elettorale che avrebbe chiuso il capitolo della guerra di Bush e ora può dire di avere mantenuto la parola data.

Ma sui toni il presidente deve usare il fioretto e la diplomazia: deve lodare il sacrificio dei soldati americani (migliaia sono morti in questa guerra, decine di migliaia rimasti feriti) senza lodare un’operazione che ha sempre bollato come un’inutile distrazione dalla vera guerra al terrorismo (quella che si sta combattendo in Afghanistan).

Questo il senso delle visite, non annunciate in precedenza, al Walter Reed Medical Center di Washington, l’ospedale del Pentagono dove sono ricoverati i soldati feriti in battaglia e la base di Fort Bliss, in Texas, dove sono appena rientrate le ultime brigate da combattimento.

Obama ha anche telefonato a Bush, nel pomeriggio, dall’Air Force One. La conversazione è durata pochi minuti e la Casa Bianca non ha aggiunto alcun dettaglio su quello che i due si sono detti.

Alcuni addetti ai lavori ipotizzano che, nel suo discorso, Obama possa lodare la strategia avviata dal suo predecessore, un incremento delle truppe nel Paese, mettendo le basi per una soluzione dignitosa del conflitto.

Nota di colore: Obama parlerà da uno studio Ovale rinnovato: nuova carta da parati, nuovo tappeto con iscrizioni di ex presidenti e di Martin Luther Kind, nuove sedie e nuovo tavolino. Il restyling, ha precisato la Casa Bianca, non è costato neanche un centesimo ai contribuenti e non è una vanità di Obama: tutti i presidenti rinnovano il loro ufficio in maniera simile e lo stesso prima di lui fecero sia Bush che Clinton.

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