Nuova strage in Siria. I tank aprono il fuoco sulla folla, uccisi 60 civili – Video

Di Paolo Gallazzi il 7 agosto | ore 20 : 43 PM


A nulla è servito il monito dell’Onu, inutile il monito, in un colloquio telefonico con il Presidente siriano Assad, del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, perché cessi la sanguinosa repressione contro il popolo, né l’appello di Benedetto XVI “alle autorità e alla popolazione siriana perché si ristabilisca quanto prima la pacifica convivenza e si risponda adeguatamente alle legittime aspirazioni dei cittadini, nel rispetto della loro dignità e a beneficio della stabilità regionale»In Siria si torna a sparare sui civili.
Secondo quanto riferito da fonti interne l’esercito avrebbe preso d’assedio di Homs e Deir Ezzor. In quest’ultima, che si trova nel nord-est del Paese, le truppe corazzate sarebbero entrate in vari punti ed avrebbero occupato, con i 250 mezzi blindati coinvolti nell’operazione, alcuni quartieri “caldi”, bombardando edifici ed aprendo il fuoco sui rivoltosi. Il bilancio è di 38 vittime tra i civili.

Come ormai da prassi consolidata, dopo il cannoneggiamento gruppi di cecchini dell’esercito si sarebbero appostati sopra alcuni edifici per “mantenere in sicurezza l’area”, che tradotto dal gergo militare significa sparare su chiunque rappresenti una minaccia per la sicurezza, evitando in questo modo nuove aggregazioni di folla e costringendo i rivoltosi a trovare rifugio nelle abitazioni.

Difficile una censura completa di quanto accaduto. Su internet sono quasi subito circolati numerosi video nei quali il crepitio di armi automatiche fa da sfondo alle immagini di alte colonne di fumo nero che si levano da alcuni edifici ed il video shock che mostra morti e feriti sulle strade. Alcuni testimoni parlano di diserzioni tra i soldati impegnati nell’azione di repressione, tuttavia, anche qualora confermato, si tratterebbe comunque di casi isolati. La morsa dell’esercito si fa infatti sempre più stretta, non solo a Deir Ezzor, ma nella piana di Homs, dove le truppe governative, fiancheggiate ma mezzi blindati, in un’operazione di rastrellamento condotta di villaggio in villaggio avrebbero provocato la morte di 13 persone. Mentre ad Houla, sempre nella provincia di Homs, le vittime causate dall’attacco dei tanks lealisti sarebbero 8.

Giustificato l’intervento militare, secondo il Presidente siriano Bashar al-Assad. “Agire contro i fuorilegge che bloccano le strade, isolano le città e terrorizzano la popolazione – ha detto – è un obbligo per lo Stato che deve garantire la sicurezza e proteggere la vita dei cittadini”. Tutto ciò, sempre secondo Assad, non sarebbe per nulla in contrasto con il percorso del Paese verso le riforme annunciate ed elezioni “libere e trasparenti”.

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