Nucleare. Il Governo ci ripensa, o forse no?
Il Governo fa marcia indietro e abroga le norme necessarie per la costruzione di nuovi impianti, ma i dubbi da parte delle associazioni ambientaliste sono tanti.
Di Antonio Tomeo il 20 aprile | ore 10 : 14 AM
Il Governo ci ripensa, e dopo quasi tre anni dal decreto legge che rilanciava il nucleare in Italia (n. 112 del 25 giugno 2008, ndr) ha inserito nel decreto Omnibus l’abrogazione delle norme necessarie per la costruzione di nuovi impianti. Con questa modifica il governo propone “l’abrogazione di disposizioni relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari” e di non procedere “alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.
Le prime valutazioni di questo ripensamento sono positive. Secondo il WWF, infatti, “dopo decine di dichiarazioni caratterizzate da inossidabili certezze, dopo aver messo a rischio proprio nella prospettiva del nucleare anche la crescita delle energie rinnovabili, il Governo ci ripensa”. L’associazione coglie l’occasione per precisare: “I motivi di questa scelta sono fin troppo evidenti, ma nel merito è comunque una straordinaria vittoria del Paese che ha dato un segnale inequivocabile con la mobilitazione referendaria”.
Leggendo più attentamente il decreto si scopre che “l’emendamento di sospensione sine die del programma nucleare presentato al Senato – spiega Stefano Leoni, presidente di WWF Italia – ha le conseguenze di un’abrogazione delle disposizioni sottoposte a quesito referendario, ma non del complesso di norme che hanno rilanciato il nucleare in Italia. Questo significa che in realtà si dovrebbe andare in ogni caso alle urne”.
Della stessa idea è Greenpeace che parla di ‘furbizia preventiva’. Il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, commenta così la notizia: “Il Governo ha paura dell’opinione degli elettori. È un caso di ‘furbizia preventiva’ che coglie un dato reale: la forte opposizione degli italiani al nucleare”. Il via libera a questa modifica potrebbe portare a un superamento del referendum sul nucleare del prossimo 12-13 giugno, il Governo quindi vorrebbe “prendere tempo, abrogando solo alcuni punti della legge, per evitare che gli italiani si esprimano attraverso il referendum e poi tornare a riproporre il nucleare tra un anno” conclude Onufrio.
L’idea delle associazioni che si sono sempre battute contro il ritorno del nucleare, quindi, è quella che il tentativo nascosto di questa scelta del Governo, sarebbe quella di depotenziare i fondamentali referendum del 12 e 13 giugno. Oltre al quesito sul nucleare, gli italiani dovranno decidere su lodo Alfano e acqua pubblica. Quest’ultimo un “tema di assoluta importanza, simbolo anche di una tendenza alla privatizzazione spinta che mette in gioco anche beni comuni essenziali da cui dipende la qualità della vita di tutti” conclude Leoni.
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