Norma salva-Fininvest: Come congelare un risarcimento di 750 milioni

Di Paolo Gallazzi il 5 luglio | ore 18 : 25 PM


Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria

Questo il titolo del testo della manovra trasmesso oggi al Quirinale. Tra tagli a pensioni, agli incentivi sulle energie rinnovabili, aumento del bollo auto ed tasse varie, spunta anche un decreto che potrebbe avere importanti ripercussioni sulla sentenza Mondadori, portando al blocco del risarcimento di 750 milioni di euro dovuto dal gruppo Fininvest alla Cir di Carlo De Benedetti.

Vediamo di cosa si tratta. Il decreto conterrebbe una modifica del primo comma dgli articoli 283 e 373 del Codice di Procedura Civile che obbligherebbe il giudice, nel caso di risarcimento superiore ai 20 milioni di euro, a sospendere l’esecutività della condanna, dietro pagamento di “idonea cauzione”, fino alla definitiva sentenza della Corte di Cassazione.

Il premier Silvio Berlusconi difende il provvedimento: “Non si capisce per quale motivo una norma giustissima diventa sbagliata se riguarda anche il Presidente del Consiglio”, aggiungendo poi che non vi è nulla di male nell’evitare che vengano sborsate enormi cifre di denaro in attesa che la suprema corte si pronunci in merito.

Costituzione alla mano leggiamo il secondo comma dell’art. 77, il quale stabilisce che sì, il Governo può adottare, sotto la propria responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, ma solo “in casi straordinari di necessità e d’urgenza”. Sembra lecito, a questo punto, chiedersi dove risieda la necessità e l’urgenza che rendono quest’ultimo provvedimento tanto indispensabile.

In realtà questa norma, inserita di straforo nella manovra finanziaria, non è soltanto necessaria ed urgente, ma risulta addirittura imprescindibile. Ma non per la Nazione naturalmente. E’ evidente l’enorme conflitto d’interessi in gioco, grande quanto la somma che Berlusconi è tenuto a versare, secondo una sentenza di primo grado, probabilmente riconfermata fra pochi giorni dalla Corte d’Appello del Tribunale di Milano, al gruppo De Benedetti.

Veniamo ai fatti. La vicenda giudiziaria che vede anteposti i due imprenditori ha origine alla fine degli anni ottanta. Per la precisione nel 1987, quando, alla morte di Mario Formenton, allora presidente della Mondadori, ha inizio una disputa sulla successione nella gestione dell’azienda. La Arnoldo Mondadori Editore si trova infatti in mano a tre soggetti giuridici: la famiglia Formenton, la Fininvest di Silvio Berlusconi e la Cir di Carlo De Benedetti. Quest’ultimo stipula con la famiglia Formenton un contratto in base al quale la stessa si impegna a vendere tutte le azioni della Mondadori in suo posseso alla Cir ed a renderne effettivo il passaggio entro il 30 gennaio 1991.

Tuttavia Berlusconi, concedendo presumibilmente condizioni più vantaggiose, acquista la quota della famiglia Formenton e si insedia a capo della società. De Benedetti tenta allora di far valere l’accordo precedentemente stipulato e si arriva, di comune accordo, ad un arbitrato che dà ragione alla Cir. De Benedetti ha ora il controllo della Mondadori.

Berlusconi però non molla e si rivolge alla Corte d’Appello di Roma impugnando il lodo arbitrale. Quest’ultima rinvia il procedimento alla prima sezione civile del Tribunale di Roma. La Corte, presieduta dal giudice Arnoldo Valente, a sua volta coadiuvato dal collega Vittorio Metta, stabilisce l’illegittimità dell’accordo di De Benedetti con la famiglia Formenton e riconsegnano la Mondadori nelle mani di Silvio Berlusconi.

Nel 1995, però, il colpo di scena. Stefania Ariosto, compagna dell’allora deputato di Forza Italia ed avvocato della Fininvest Vittorio Dotti, si presenta alla Procura di Milano con alcune rivelazioni che riguardano gli ambienti vicini a Silvio Berlusconi e Cesare Previti, dichiarando che esiste un legame di amicizia dei giudici Valente e Metta con Previti, anch’esso avvocato di Fininvest. La magistratura inizia ad indagare sulla sentenza del Tribunale di Roma e scopre movimenti sospetti di denaro che dal gruppo Fininvest, in particolare dalla società off-shore All Iberian (di proprietà di Silvio Berlusconi) ed attraverso un percorso articolato, finiscono su un conto intestato a Vittorio Metta. Si parla di circa 400 milioni di lire, che lo stesso giudice non riesce a giustificare.

Al processo Mondadori si affianca quello Imi-Sir che riguarda il pagamento di alcune tangenti e nel 2007 si arriva alla sentenza definitiva della Corte di Cassazione che stabilisce la colpevolezze degli avvocati di Fininvest Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, condannati ad 1 anno e 6 mesi, per aver corrotto il giudice Vittorio Metta, per il quale la condanna è di 2 anni e 9 mesi. Silvio Berlusconi se la cava solo grazie ad un cavillo legale, dato che nel 2001 aveva ottenuto, con l’attribuzione delle attenuanti generiche, la prescrizione dall’accusa di corruzione semplice e quindi il blocco dell’iter giuridico, dal quale però non sono potuti sfuggire i suoi stessi avvocati.

Una volta stabilito, con una sentenza di terzo grado, che almeno uno dei giudici che, di fatto, avevano consegnato la Mondadori a Berlusconi, è stato corrotto, De Benedetti intenta una causa civile allo scopo di ottenere un risarcimento per il danno economico cagionato dal reato. Il 3 ottobre 2009 viene emessa la sentenza di primo grado che fissa a 750 milioni di euro la somma che Finivest dovrà versare a Cir come indennizzo per il torto subito.

Ed ora, come ultimo atto, ecco il decreto salva-Fininvest con il quale si compie l’ennesima ingerenze in questioni giudiziarie, nel tentetivo di evitare la probabile bancarotta alla società del Presidente del Consiglio. Tuttavia questa volta l’imbarazzo del Governo è evidente e chi può se ne lava le mani. “L’hanno cucinata loro”, spiegano dal Ministero del Tesoro. “Non ne so nulla, non l’ho scritta io, non mi occupo di civile, ma di penale”, tiene a precisare Niccolò Ghedini. “Di questa norma non c’è stata discussione approfondita in Consiglio dei Ministri”, sono invece la parole di Franco Frattini. I ministri leghisti brontolano per essere stati messi al corrente solo a cose fatte. Infine il ministro Tremonti, colto alla sprovvista, si trova costretto ad annullare la conferenza stampa di presentazione della manovra.

Ma allora chi lo ha deciso? Chi ha stabilito la necessità e l’urgenza (oltre che la clandestinità) di un simile provvedimento? Chi ci governa se nessuno al Governo pare saperne nulla? Per ora non resta che attendere il parere del Quirinale e, magari, l’opposizione all’inserimento di questa norma nella Finanziaria da parte del Ministro del Tesoro Giulio Tremonti, giusto per, usando le parole di Italo Bocchino, evitare di “scalfire la sua immagine internazionale”. Oltre che quella del Paese. Ancora una volta.

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2 Commenti

  1. graziella, 10 meses fa Replica

    Chi scrive questi articoli? Sono di una chiarezza impressionante!

    • Paolo Gallazzi, 10 meses fa Replica

      La ringrazio per l’apprezzamento. E’ sempre piavole risultare di gradimento ai lettori. Mi auguro di continuare ad incontrare il Suo favore anche in futuro.


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