Napolitano ha colpa ma fino a un certo punto
Di Federico Catani il 21 dicembre | ore 11 : 54 AM
Per il Presidente della Repubblica si deve nutrire quel giusto rispetto dovuto al Capo dello Stato. E fin qui, nulla di male. Non bisogna però trasformare il doveroso ossequio istituzionale al servilismo. Ora, poiché chi scrive fortunatamente non fa politica attivamente, è possibile esprimere serenamente e pacatamente alcune riserve sul discorso pronunciato da Giorgio Napolitano in occasione dello scambio degli auguri natalizi con le alte cariche dello Stato.
Il Presidente ha voluto ribadire quello che per lui è un dato fondamentale che giustifica in pieno la sua condotta delle scorse settimane: “È una grave leggerezza dire che la democrazia è stata sospesa. Il mio dovere era evitare lo scioglimento delle Camere”. In questo modo ha risposto a tutte le critiche, più o meno aspre, che gli sono state rivolte da quando Mario Monti è andato a palazzo Chigi. Certo, formalmente la Costituzione è stata rispettata. Tuttavia, nella sostanza, qualche anomalia, come ha detto Berlusconi, c’è stata eccome. Siamo abituati, da circa vent’anni ad un sistema maggioritario che manda al governo il leader, chiaramente espresso, della coalizione che prende più voti. Insomma, dagli anni Novanta siamo diventati una democrazia simile a quelle dei grandi Paesi europei e occidentali, dove si fronteggiano grosso modo due schieramenti. Ebbene, quando Berlusconi si è dimesso, si è preferito non dare la parola al popolo sovrano, cosicché la maggioranza uscita fuori dalle urne è stata esautorata e prontamente sostituita da un governo tecnico che, questo purtroppo va sottolineato, pur non avendo alcuna legittimità popolare, è stato appoggiato dalla quasi totalità del Parlamento. La politica ha scelto di essere commissariata e l’economia ha avuto il primato su tutto. In realtà, però, la scelta di Monti da parte del Presidente Napolitano, non è nata all’improvviso. Erano mesi e mesi che si preparava l’operazione. In fondo, sia Monti che Napolitano non hanno piena responsabilità. Anch’essi, come tutti noi, dipendono dai diktat che vengono dall’alto, da non si sa dove, in ogni caso dagli organismi sovrastatali facenti parte dell’Unione europea. La crisi, scatenata ad arte, è servita proprio per accrescere l’influenza di tali organi sugli Stati nazionali. I banchieri, se così si può dire, hanno provocato il disastro e ora ci impongono di uscirne seguendo i loro voleri. E noi non abbiamo la forza di opporci.
Proprio qui sta il problema. La sovranità nazionale è morta o comunque sta morendo, vittima di quei “poteri forti” cui volontariamente i nostri governanti, senza chiedere il parere dei cittadini, hanno consegnato i nostri Paesi. Non è più questione di destra o sinistra, di Berlusconi o di Bersani. Tutti, arrivati ad un certo punto, debbono chinare il capo e obbedire ad ordini superiori. Chi si ribella, come la Lega o altre piccole forze politiche, viene messo all’angolo. Finché sarà consentita la libertà di parola, almeno via internet, chi vuole potrà almeno denunciare questo sistema ben orchestrato da pochi burattinai. Ma a livello politico, umanamente parlando, non c’è niente da fare. A meno che l’intero apparato crolli su se stesso (cosa in verità non molto fantascientifica) oppure qualche leader nazionale non abbia un sussulto d’orgoglio (questa, invece, si che è utopia!). Vedremo cosa ci riserverà l’anno venturo.








