Monti, la benzina, la sobrietà e la lira
Di Federico Catani il 11 dicembre | ore 11 : 52 AM
L’esimio professore e senatore Monti è senza dubbio un genio. In fondo, Napolitano ha promosso il colpo di Stato di metà novembre proprio per mandare al governo un cervellone che risollevasse le sorti del Paese. E infatti stiamo assistendo a provvedimenti che solo un fine economista poteva adottare.
Prendiamo come unico ed eclatante esempio il salasso che ci toccherà sulla benzina. I rincari delle accise, ovvero le tasse, sui carburanti partiranno immediatamente. Si calcola un aumento di 8,2 centesimi al litro di benzina e di 11,2 centesimi al litro di gasolio. In pratica, in base a quanto sostengono le associazioni dei consumatori, all’anno si spenderanno 130 euro in più per le auto a benzina e 150 euro in più per quelle a diesel. Insomma, prendere la patente non conviene. Molto meglio andare a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici. Forse anche questo rientra nella politica di sobrietà che tanto piace a questo governo di professori.
Una sobrietà tanto sbandierata da Monti e dai giornali amici ma che non s’è vista alla Scala di Milano, durante la prima del 7 dicembre. Sul palco d’onore il presidente del Consiglio, Napolitano e Pisapia stavano tutti impettiti e in smoking, alla faccia della crisi. Se un gesto del genere l’avesse fatto Berlusconi, si sarebbe beccato come minimo un concerto di pernacchie. Ma siccome a godersi il Don Giovanni c’era l’illustrissimo e chiarissimo professor Monti, allora tutto è andato bene. Poi dicono che non bisogna credere ai “poteri forti” che controllano l’informazione e plagiano le menti dell’opinione pubblica…
Stiamo vivendo in un’epoca talmente da Grande Fratello che l’Europa e l’euro ci sono stati imposti come dogmi: guai a chi osa contestare o sollevare dubbi legittimi! Il quarto potere, ovvero i mass media, è nelle mani dei circoli eurocratici e dunque è quasi impossibile, umanamente parlando, combattere contro questa forma strisciante di dittatura. Magdi Cristiano Allam giustamente propone di tornare alla lira o comunque ad una moneta nazionale che ci faccia riappropriare della nostra sovranità statale, in modo da non essere succubi di chi siede a Bruxelles e pretende di decidere al posto nostro. Pare addirittura che l’idea non sia del tutto irrealizzabile. Certo però che occorre avere orgoglio e volontà, come gli inglesi. Riusciremo noi italiani a riscattarci e liberarci dal ricatto europeo? Con questo governo e questo Parlamento sicuramente no. Serve un movimento che parta dal basso. Occorre rimboccarsi le maniche e guardare meno la tv.








