Mobilità professionale: la pratica non soddisfa quanto la teoria
La competitività italiana e il benessere dei lavoratori in discesa drastica
Di Valentina Cervelli il 23 ottobre | ore 15 : 16 PM
Il compianto giuslavorista Marco Biagi stava mettendo a punto un nuovo sistema di mobilità professionale nel 2002. E’ stato ucciso dalle nuove brigate rosse prima che potesse portare a compimento il suo lavoro. Il secondo governo Berlusconi trasformò gli appunti del tecnico in legge, portando avanti però uno schema incompiuto con tutte le problematiche che a tale scelta sono conseguite.
La mobilità professionale in Italia è stata introdotta nell’ambito di un discorso generalizzato sulla necessità di globalizzare e uniformare il nostro paese ai sistemi lavorativi di altri paesi occidentali. Nella realtà dei fatti, alla incompleta mobilità inserita in Italia sono seguite forti problematiche derivanti dalla scarsa attenzione prestata nel concepire il rapporto di subordinazione tra azienda e lavoratore, creando dei veri e propri orrori occupazionali.
Situazioni ingestibili da parte del lavoratore che si trova nella maggior parte dei casi ad essere orrendamente sottopagato ed impossibilitato a far fronte alle normali spese di sopravvivenza.
Un sistema nato per i lavoratori e che avrebbe dovuto favorire l’occupazione di diverse fasce della popolazione ha semplicemente reso le aziende, nella maggior parte dei casi, in grado di acquisire della manodopera a poco prezzo per periodi molto brevi, alimentando la diminuzione dei contributi versati e ponendosi a completo svantaggio del lavoratore.
E questo in ciascun settore occupazionale, senza distinzioni di settore, basta scorrere i dati statistici di qualsiasi istituto di rilevazione. Sono mancati una serie di ammortizzatori sociali e regolamentazioni che avrebbero reso l’idea di Marco Biagi un vero successo, e l’Italia un paese competitivo in industria e servizi.
Il piano sulla carta non si è rivelato, a conti fatti, una pratica applicabile: ciò, in concomitanza con una crisi economica mondiale, non ha fatto altro che rafforzare la disoccupazione ed il divario tra le diversi classi sociali, contribuendo ad un calo drastico della competitività nostrana.
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4 Commenti
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Diego, 2 annos fa
Mh, tu dici che la legge non va bene ma non spieghi perchè…. secondo te poi è meglio lavorare ad es 3 mesi o nonlavorare per niente? con la crisi mondiale il lavoro precario ci ha salvati! altrimenti tutti a casa stavamo….
Valentina Cervelli, 2 annos fa
hai ragione, sono stata troppo breve nell’articolo, possibile che molto presto contestualizzi meglio.
Molto semplicemente nel frattempo: lo scrivo per esperienza personale. Perchè con tre mesi di lavoro (quando dice bene) (sui quali si pagano profumate tasse e che spesso, per me come per altri non arrivano ai 700 euro mensili, non vi è la possibilità di costruirsi un futuro: non si ha la possibilità di pagare un affitto od un mutuo, non si mantiene una famiglia.
abbiamo ammortizzatori sociali? no. Se ci dice bene lavoriamo a tempo determinato, altrimenti si lavora a partita iva o progetto (e siamo ancora fortunati). e la pensione come ce la creiamo?
Io potrei continuare, ma una maggiore contestualizzazione, anche in questo momento, scadrebbe nel politico e la polemica si farebbe sterile. Potrei crearne un dossier statistico, ma credo che ogni precario sappia cosa il mio articolo sottintende.
Se non comprendi il perchè la legge non va bene (ed anche se non nello specifico è spiegato nell’articolo) ho sei un fortunato a posto fisso da almeno una decina di anni, o sei un imprenditore. In tutti e due i casi sono contenta per te.
Valentina Cervelli, 2 annos fa
* ovviamente intendevo “o sei..” e non inserire il verbo essere.. Brutti questi refusi di prima mattina nello scrivere….ma penso capiti quando si viene punti nel vivo e si tenta di trattenersi
Diego, 2 annos fa
Ciao, ah ecco perchè parli cosi
… la cosa ti colpisce personalmente. posso capirti pero ritengo che dobbiamo anche pensare a come sarebbe stato peggio senza… poi gli ammortizzatori sociali in italia ci sono eccome. Siamo uno dei paesi che ha sborsato di piu’ per la cassa integrazione (questo ci sta salvando). Anzi in alcuni paesi industrializzati nemmeno c’è la cassa… comunque io parlo da precario solo che cerco di vedere le cose per quello che sono, la mia situazione personale è un’altra cosa.