Ministero degli Esteri: D’Alema sconfitto in Europa da Lady Ashton
- Di Valentina Cervelli
- 22 nov 2009 | 15:33
- Esteri, Politica, Primo Piano
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L’esponente del Pd Massimo D’Alema, candidato ad ottenere il posto vacante di Ministro degli Esteri dell’Unione Europea, non ce l’ha fatta. A batterlo sul filo del rasoio, quando ormai la nomina sembrava cosa certa, è stata una baronessa britannica Lady Catherine Ashton. Quella che tutti avrebbero definito una scelta di basso profilo rispetto ad un uomo politico del calibro di D’Alema, che negli ultimi anni sembra condannato ad essere battuto sul filo di lana in ogni settore nel quale mostra interesse.
La candidatura dell’esponente del centrosinistra in ambito europeo, era stata caldeggiata e sostenuta sia dai socialisti europei che dal Governo Italiano: primo tra tutti fu proprio il premier Silvio Berlusconi a sostenere l’ex primo ministro in questa candidatura, riconoscendo le doti di statista insite nel politico di Gallipoli. Ma cosa è andato storto? Secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini, proprio “ad un miglio dal traguardo” sarebbe mancato l’appoggio dei socialisti che, in previsione del prossimo voto britannico potrebbero aver voluto dare un segno di appoggio all’uscente primo ministro Brown ed al suo partito.
C’è chi ancora, nel corso di quella che potremmo definire “campagna elettorale” spingeva troppo sul passato “comunista” di D’Alema, tacciandolo come inopportuno in una carica di quel tipo come alcuni paesi est europei. Tra le posizioni più dure in merito alla mancata nomina, appare quella di Francesco Rutelli, recentemente uscito dal PD dopo la nomina a segretario di Pierluigi Bersani, che punta il dito contro i socialisti e invita il suo ex partito a riflettere sulle sue scelte, internazionali e nazionali.
Le illazioni sono tante, ma come sempre le vere risposte tardano ad arrivare. La perdita del posto da “Mr. Pesc” apre per Massimo D’Alema un quesito di rilevanza nazionale. Ed ora cosa farà? Quale sarà la sua collocazione? Un uomo del suo calibro è difficile da gestire, da tenere in disparte. Le sue dichiarazioni a nomina perduta sono state venate di fair play, ma criptiche: “Faccio i migliori auguri alle persone che sono state nominate. È stato un onore essere stato candidato per un incarico così prestigioso in un momento così importante per l’Europa”. Punto. Come sempre, mentre tutti ne parlano, alla fine il diretto interessato tace.



