Milano, soldi per pax sindacale: arrestati vertici del Salpas. Polfer: Estorsioni ad aziende di pulizia di treni e stazioni
Di Redazione il 30 luglio | ore 12 : 41 PM
Cronaca –
Milano, 30 lug. (Apcom) – Soldi in cambio della pace sindacale. E’ quanto viene contestato ai vertici nazionali del Salpas (Sindacato autonomo lavoratori partecipate appalti servizi F.S. che ha circa 300 iscritti solo in Lombardia), dopo che la Polizia ferroviaria ha arrestato in flagranza mentre incassavano delle mazzette da 2 e 10mila euro, il segretario nazionale aggiunto Pasquale Maio di 46 anni e il 43enne dipendente delle Fs di Milano Walter Di Bona (che si spacciava per Ispettore della qualità) e ha denunciato in stato di libertà il 59enne segretario nazionale Claudio Fiorenza e Martino Maio, 42enne tecnico della segreteria nazionale e. Per tutti l’accusa è di estorsione in concorso per una cifra complessiva in tre anni di circa 130mila euro.
Secondo la squadra di polizia giudiziaria del Compartimento i quattro, tutti incensurati e residenti tra Milano e provincia, avrebbero chiesto il pizzo a quattro ditte (la bergamasca Dussmann Service Srl, la Csi Srl di Roma, la Berruti Federico e figlio Srl di Alessandria e La Pulizie ed affini Spa di Brescia) che si erano appena aggiudicate (quasi sempre al ribasso) l’appalto per le pulizie di stazioni e treni, minacciando altrimenti di scatenare scioperi e bloccare il lavoro, mobilitazioni che avrebbero portato ad un disservizio che avrebbe poi fatto scattare le penali da parte del Gruppo Fs. Non solo, Di Bona contribuiva alla pressione sui vertici delle aziende taglieggiate, sostenendo di poter evitare di far scattare i controlli del Gruppo in caso di regolare pagamento.
A far scattare l’indagine, coordinata dal Pm di Milano Renna, è stata la denuncia nell’inverno del 2009 dell’azienda Dussmann (gruppo tedesco) ai dirigenti del Comparto sicurezza delle Ferrovie che si sono quindi rivolti alla Polfer. Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche è emerso, secondo gli investigatori, un vero e proprio “sistema radicato da anni” gestito dagli indagati che ricattavano sistematicamente le aziende venditrici chiedendo da mille a 5mila euro mensili a seconda dell’importanza delle ditte, altrimenti avrebbero fatto scattare mobilitazioni e picchetti orchestrati ad hoc.
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