Massimo due mandati in Parlamento
Due mandati poi go home
Di Federico Catani il 12 febbraio | ore 11 : 30 AM
Dato che il Parlamento non lo farà mai di propria volontà, spetta ai cittadini organizzarsi per ottenere un’importante riforma del nostro sistema politico. Approfittando anche dell’attuale momento di sospensione dell’attività dei nostri rappresentanti che, salvo qualche lodevole eccezione, sono ormai completamente succubi del governo non eletto di Monti, è giunto il momento di chiedere un vero cambiamento.
Perché non si ricorre all’iniziativa legislativa popolare per stabilire un tetto massimo di due mandati per deputati e senatori? Nella Costituzione, all’art. 71, si fa riferimento ad una simile fattispecie, prescrivendo che occorrono 50mila firme. Ben poca cosa se si pensa che per mettere in piedi un referendum ne servono 500mila. Ovviamente, nel caso specifico, è pressoché certo il consenso di ben più dei firmatari richiesti dalla nostra Carta fondamentale. Il progetto di legge deve essere accettato dalla Cassazione e poi passare all’esame del Parlamento, è vero. Ma se un numero enorme di cittadini elettori sottoscrivesse la petizione, ci vorrebbero poi coraggio e faccia tosta (che in verità non mancano ai parlamentari) per lasciar perdere la questione. Anzi, se il disegno di legge arrivasse a Montecitorio o palazzo Madama e venisse messo da parte, sapremmo bene chi sono i responsabili dell’oltraggio alla sovranità popolare. Staremo a vedere i nomi e i cognomi di chi si mostrerà contrario.
In fondo, una tale proposta è più che ragionevole. Due mandati sono sufficienti per lavorare e per vivere dignitosamente. Allo stesso tempo, però, non permettono all’eletto di diventare un privilegiato e membro di un club esclusivo dal quale si esce solo al momento della morte o di un qualche grave impedimento. Ne abbiamo le tasche piene di politici politicanti che hanno messo le radici sugli scranni del Parlamento. Incominciamo con l’abolizione dei senatori a vita, la cui utilità è nulla. Poi proseguiamo con lo svecchiamento della classe politica. Non è possibile vedere per decenni sempre le stesse facce.
Prendiamo qualche esempio. Gianfranco Fini, Francesco Rutelli e Pierferdinando Casini sono tutti e tre in Parlamento dal 1983. Stiamo parlando di quasi trent’anni! Ben più del ventennio mussoliniano. Non sarebbe ora di cedere il passo e di ritirarsi a vita privata? Non pretendo di farli tornare al loro mestiere, semplicemente perché non ne hanno mai avuto uno. Fini, Casini e Rutelli, così come tanti loro colleghi, hanno sempre e solo fatto politica. Il che è inaccettabile! Lo stesso si può dire di gente come Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi, i quali, pur essendo entrati in Parlamento negli anni Novanta, e quindi in epoca più recente, non rappresentano certo l’ultima novità. Ormai anche loro sono abbastanza stagionati. Per non parlare poi di gente come Giorgio La Malfa, rimasto attaccato alla poltrona dal 1972 fino ad oggi. Ma l’elenco sarebbe davvero troppo lungo. Sono ben pochi i deputati e senatori che hanno smesso di appartenere alla casta dopo un periodo di tempo ragionevole. E siccome non vorremmo far torto a nessuno o dimenticare qualcuno, magari torneremo sul tema, cercando di capire da quanto tempo siedono in Parlamento i politici attuali. Come disse Andreotti, il potere logora chi non ce l’ha. E infatti chi ottiene la poltrona, difficilmente se ne priva. Altro che due soli mandati. Questi si attaccano agli scranni come cozze allo scoglio.








