Manovra: spunta lo sconto ai parlamentari
Di m.luzziml il 8 settembre | ore 10 : 53 AM
La Casta colpisce ancora. L’articolo 13 della manovra, quello sui costi della politica, è stato pesantemente corretto, naturalmente a tutto vantaggio degli onorevoli: innanzitutto il taglio delle retribuzione e delle indennità di carica dei componenti degli organi costituzionali (il 10% sopra i 90 mila euro, il 20% dopo i 150 mila), si applicherà solo fino al 2013 invece che a tempo indeterminato, e comunque dal “taglietto” sono esclusi la Presidenze della Repubblica e la Corte Costituzionale.
La Lega ci aveva anche provato, per bocca di Castelli, a buttarla in polemica coi “boiardi del Quirinale” per creare un diversivo: Napolitano non si è fatto infinocchiare e ha replicato con una nota che la norma esiste perché è stata scritta proprio dal governo di cui Castelli fa parte.
Altri vantaggi: indennità e incompatibilità. Va a farsi benedire la famosa super sforbiciata del 50% sull’indennità parlamentare. Per i deputati e i senatori che fanno un altro mestiere (e sono tanti) incassando più di 9847 euro mensili netti l’indennità di carica (5486 euro al mese) sarà tagliata sul totale annuo: del 20% solo per la parte che supera i 90mila euro e del 40% per quella che supera i 150mila.
Anche il regime di incompatibilità col mandato parlamentare, originariamente previsto per ogni altra carica elettiva, viene edulcorato in maniera spudorata: i molto onorevoli inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama potranno tranquillamente continuare a fare i sindaci nei comuni piccoli e medi (sotto i 5mila abitanti) e gli assessori in tutti i municipi, compresi quelli delle città più importanti.
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