Lusi, il centrodestra e la questione morale “ad partitum”
Di Luigi Bruschi il 6 febbraio | ore 11 : 05 AM
L’affaire Lusi, il tesoriere della Margherita che si è messo in tasca qualcosa come 13 milioni di euro, fa pensare che in questo paese il giro di boa, se non c’è già stato, è molto prossimo a venire. A puntare bene il naso nella direzione giusta, l’odore – per usare un eufemismo – è acre e pungente ed è quello di una nuova tangentopoli alle porte.
Va detto che inevitabilmente, se è proprio questo quello che accadrà, chi si appresta maggiormente a rimetterci è il centrosinistra, Pd in testa. Che da Penati a Lusi sta mostrando inequivocabili segni di cedimento per quanto riguarda la cosiddetta questione morale.
Va detto tuttavia che gli episodi che emergono da quella sponda politica appaiono pur sempre un granellino di sabbia nel deserto se paragonati alle vicende che vedono a tutto’oggi imputato l’ex Premier Silvio Berlusconi (dalla corruzione di giudici, al giro di escort minorenni), per non parlare di illustri esponenti del Popolo della Libertà – che vanta il triste primato di essere il partito più inquisito d’Italia – quali ad esempio Marcello Dell’Utri e Nicola Cosentino.
Eppure basta qualche caso di disonestà nel centrosinistra per veder esultare la destra e sentirla plaudire alla “dimostrazione provata” che la superiorità morale della sinistra non esiste.
Cosa che dovrebbe essere evidente. Nessuno è superiore moralmente a nessuno, politicamente parlando. Specie in Italia.
Ma sta di fatto che, proprio in Italia, c’è chi ha mostrato una propensione innata a privilegiare il compromesso, a caldeggiare l’evasione fiscale, a promuovere leggi e filosofie di vita personalistiche e individualistiche. E questo, per venti anni, non è stato certo il centrosinistra, che con Romano Prodi ha sempre sperimentato, negli anni di governo, una via moderata più o meno efficace, ma sempre improntata al concetto di ‘collettività’.
Questo è il motivo per cui oggi il centrosinistra del PD – che pure latita nel costruire un valido progetto politico e continua a vivere di rendita sulle ceneri del berlusconismo appoggiando il governo Monti, cioè un centrodestra moderato – appare ancora l’unica alternativa possibile se paragonato ad un partito come il PdL, che sta faticosamente tentando di affrancarsi dal modello incarnato da Silvio Berlusconi (per ora senza riuscirci). Questo nonostante la convinzione che il Parlamento italiano vada rifondato e riformato pressoché nella sua interezza. E tuttavia nessun Lusi può cancellare il ventennio berlusconiano, checché ne dicano i Cicchitto, i Feltri, i Belpietro. Troppo facile.
D’altro canto, Giovenale ebbe a dire:
Spesso si è indulgenti nei confronti dei corvi e si condannano le colombe.
Non è forse questa la deriva psicologico-mediatica dei benpensanti di destra? Puntare il dito volentieri sulla pagliuzza nell’occhio degli altri. Dopo aver disconosciuto per quasi vent’anni la gigantesca trave infilata nel proprio occhio.








