Uragano Irene: New York rischia l’isolamento. Bloomberg: “Mettetevi al sicuro”

Di Paolo Gallazzi il 27 agosto | ore 19 : 57 PM


Ignorare l’ordine di evacuazione sarebbe una follia pericolosa

Il sindaco di New York Michael Bloomberg non vuole correre rischi inutili. Irene, l’uragano che da giorni ha messo in allarme gli Stati Uniti è ufficialmente “sdoganato” questa mattina intorno alle 7 (ora della East Coast), quando ha toccato terra in Notrh Carolina, nei pressi della cittadina di Morehead City, da dove ha iniziato il suo viaggio, alla velocità di 22 chilometri orari, in direzione Nord-Nordest, sulla rotta per New York City.

Il Servizio Meteorologico Nazionale, che aveva già previsto con precisione il punto d’impatto con la terraferma, ha declassato Irene a “categoria 1”. Questo, tuttavia, non significa che abbia cessato di fare paura: “categoria 1” indica che l’uragano porta con se venti inferiori alle 90 miglia orarie (poco più di 144 chilometri orari), ma pur sempre violenti, dato che le raffiche all’interno di Irene spirano intorno alle 85 miglia orarie (circa 136 chilometri orari).

La città di New York, che si trova sul percorso del ciclone, è in fibrillazione. “Ora piove, sono solo alcune gocce, ma l’uragano non deve essere preso alla leggera – è l’allarme lanciato dal sindaco Bloomberg – questo è solo l’inizio e resta una minaccia per la vita delle persone. Ignorare l’ordine di evacuazione sarebbe una follia pericolosa”. La città non ha una grande esperienza in fatto di uragani, è la prima volta, infatti, che New York dichiara lo stato di emergenza per l’allarme uragano. La “Grande Mela” rischia l’isolamento completo: il servizio di trasporti pubblici è stato interrotto, gli aeroporti (JFK, La Guardia e Newark – che si trova in New Jersey ma serve la città) sono stati chiusi (solo alcuni decolli verranno autorizzati, ma si tratta di casi eccezionali) ed anche i ponti che collegano l’isola di Manhattan con il resto della città potrebbero venire interdetti al traffico per precauzione.

Forte il rischio inondazione. Già in corso l’evacuazione di 370.000 newyorkesi che abitano nelle aree della città considerate ad alto rischi e coloro che non hanno la possibilità di trovare rifugio da amici o parenti saranno costretti a trasferirsi in uno dei cento centri di emergenza che sono stati allestiti in tutta la città. Anche alcuni ospedali si trovano nelle zone soggette a possibili inondazioni e circa 7.000 pazienti dovranno essere trasferite in strutture ospedaliere ritenute sicure.

La violenza dell’uragano potrà causare anche blackout locali. Per questo l’utilizzo degli ascensori dovrà essere sospeso, un problema non da poco nella città che vanta una delle maggiori densità di grattacieli del mondo. Prede d’assalto, com’era prevedibile, le stazioni di rifornimento, che hanno esaurito in poche ore l’intera scorta. “Sorry, no gas”.

Ma i disagi non riguardano la sola New York. All’incirca 65 milioni di persone vivono lungo il percorso che seguirà Irene e dieci stati della East Coast hanno dichiarato lo stato di emergenza. A rischio, o meglio, sotto stretta sorveglianza, anche le centrali nucleari. L’autorità nucleare statunitense ha infatti avviato un’operazione di monitoraggio straordinario di tutti gli impianti (nove) che incroceranno il percorso di Irene. Tutte le centrali, assicura l’agenzia, sono dotate di infrastrutture apposite per la protezione contro acqua e vento, tuttavia, in caso di eventi di natura eccezionale, il protocollo prevede la chiusura dei reattori e l’attivazione di generatori ausiliari per scongiurare il rischio blackout e conseguente blocco dell’impianto di raffreddamento, che come ormai tutti abbiamo imparato dall’esperienza di Fukushima, porterebbe ad un surriscaldamento del nocciolo con rischio di fusione.

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