L’Iran fa la voce grossa, ma ha due grossi problemi
Di Ennio Emanuele Piano il 28 giugno | ore 22 : 06 PM
Il regime iraniano ha più di una gatta da pelare. La prima è quella dei dissidi interni al regime stesso, la seconda riguarda invece l’alleato Siriano e la sua stabilità. Il dissidio interno riguarda quella che lo storico ed esperto di Vicino Oriente Bernard Lewis definisce “l’opposizione interna”. Essa è formata dal gruppo di potere che sta attorno al Presidente Ahmadinejad, di cui fa parte il poco amato (dall’Ayatollah Khamenei) Mashei, braccio destro del Presidente oltre che suo genero, e che non poche volte ha messo in imbarazzo il regime con le sue sortite ritenute troppo moderate e addirittura “perverse”.
Altro uomo della cerchia è Malekzadeh, fatto vice ministro degli esteri dal Presidente (in aperto contrasto con l’ala più intransigente del suo stesso partito) sabato 18 giugno ed arrestato il venerdì successivo con l’accusa di corruzione. Il tutto rientra nello scontro, cominciato all’incirca 4 anni fa tra ala clericale ed a “laica” del regime stesso; la prima ha come punto di riferimento la Guida Suprema e pluripotenziario Khamenei, la seconda il Presidente Ahmadinejad e con lui i potentissimi Pasdaran, le guardie della rivoluzione.
Il secondo problema riguarda appunto l’alleato strategico di Teheran, la Siria, o meglio il Regime degli Assad, i quali sebbene siano lontani dalla caduta stanno mettendo davvero alle strette la comunità internazionale, la quale, se le violenze dovessero continuare non potrebbero far altro che stringere la corda (delle sanzioni economiche) attorno al collo dello stesso Regime. L’intervento militare è un’opzione piuttosto difficile, visti i rapporti tra Siria e Russia, che potrebbe porre il veto ad una eventuale risoluzione ONU in quella direzione, anche se la Turchia non ha escluso di poter agire in solitario se le cose dovessero peggiorare.
Se il clan degli Assad dovesse capitolare, per i Mullah si metterebbe davvero male, vedendosi accerchiare da Paesi nemici e perdendo lo strategicamente fondamentale sbocco sul mediterraneo che l’alleato alawita gli garantisce.
Per distrarre dagli evidenti problemi che l’assillano, l’Iran ha deciso di fare la voce grossa: negli ultimi due giorni i pasdaran hanno testato 14 missili a corto e lungo raggio con ottimi risultati (almeno secondo quanto riportato dalla Tv di stato iraniana e riportato dall’agenzia di Stampa FocusMO), inoltre la stessa tv di stato ha mostrato dei silos sotterranei contenenti missili a lunga gittata, e secondo fonti delle forze paramilitari, addirittura capaci di colpire obiettivi israeliani e statunitensi. Sempre oggi un alto diplomatico russo ha svelato che entro agosto la centrale nucleare iraniana di Bushehr (cui la Russia ha fornito il carburante radioattivo) sarà finalmente attiva.
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