L’inquietante testamento di Gheddafi

Di Giacomo Caniparoli il 22 agosto | ore 22 : 27 PM


Se quella che dovrebbe consumarsi nelle prossime ore, sarà effettivamente la fine del Mu’ammar Gheddafi, questo si porterà dietro, assieme alla sua uscita dalle scene politiche, un’ultima soddisfazione: quella di aver fatto sbattere la testa dell’occidente europeo, contro il suo intestino caos ideologico.
Con l’approvazione della “missione di pace” in Libia in favore degli insorti, sono emerse tutte le contraddizioni identitaria che aleggiavano da tempo nei sottosuoli dei partiti politici.

In passato Gheddafi piaceva alla sinistra accademica, in veste di rivoluzionario anti-occidentale, poi piacque ai veri leader del centro-sinistra, da D’alema a Prodi, e negli anni recenti piacque (e molto) al cavaliere.

E’ questa sua simpatia trasversale che gli ha permesso, nel momento in cui si decideva per l’ingresso armato o meno nel suo paese, di far emergere la volubilità e il subbuglio latente del profilo ideologico dei partiti. In quei giorni le uniche considerazioni che si sentivano pronunciare riguardavano il fatto che Gheddafi, dall’oggi al domani, si era trasformato in un sanguinario dittatore e nulla più.

Come in un castello di carte che crolla, i partiti hanno cominciato convulsamente ad esprimere posizioni campate in aria o dettate solo dagli interessi momentanei: la Lega che non voleva sostenere spese militari, il Pdl che dopo aver organizzato grandi banchetti per le sue visite in Italia si ritrovava paralizzato tra le pressioni europee e il rischio di cominciare a sparare su quello che fino al giorno prima era un solido partner, il Pd privo di una valutazione propria, capace soltanto di speculare sopra la gaffe diplomatica del centro-destra.

E se l’imbarazzo di Berlusconi in una situazione simile era elevato, non era da meno l’opinione pubblica di sinistra e gli ambienti accademici, paralizzati nel dilemma: ma se tendenzialmente siamo contrari alla guerra, come possiamo passare sopra il fatto che “il rivoluzionario libico” sta massacrando altrettanti rivoluzionari?

E le contraddizioni hanno cominciato ad piovere copiosamente, fino a culminare, adesso che la liberazione di Tripoli dal controllo di Gheddafi è vicina, nelle parole del generale Leonardo Tricarico su radio Capital: “vincere la guerra non significa vincere anche la pace, la pace sarà un’altra guerra, perchè non è chiaro il disegno di chi oggi si pone come leader della futura Libia, ma sono chiare le differenti situazioni politiche, sociali e religiose.”

Chi sono i ribelli? Chi avrà il diritto di coordinare le manovre di riassetto delle istituzioni? Chi garantisce la protezione da eventuali, possibilissime, infiltrazioni dell’estremismo religioso nel “governo che sarà”? Chi regolerà un flusso migratorio, che come abbiamo visto con Lampedusa, è insostenibile e fuori controllo? Ma soprattutto come faranno le nostre nazioni dall’esterno a gestire una situazione politica così complessa quando soffrono già gravi problemi nel gestire le situazioni politico\economiche interne?
Non sono sicuro che un’Europa come quella contemporanea, ai minimi storici per solidità e credibilità, possa avere la benchè capacità per gestire le fiamme del nord Africa.

Queste domande non troveranno di certo soluzione nel pressapochismo e nel buonismo tipico di sinistra, nè tanto meno nell’opportunismo propagandistico di destra.
Proprio per questo il Mu’ammar, come un kamikaze involontario, con la sua fine fa esplodere quei vulcani dormienti della contraddizione partitica, e apre, con l’ausilio anch’esso involontario dell’Unione Europea, una parentesi politica che ha tutte le premesse per essere molto più drastica e molto più pericolosa, di quella vissuta fin’ora sotto la sua stessa egidia.

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Un Commento

  1. cosmopolita, 8 meses fa Replica

    Sono d’accordo con te sulla prima parte ovvero quella riguardante la politica interna italiana. Non sono affatto d’accordo, invece, sulla seconda parte.
    Tu dici:”Ma soprattutto come faranno le nostre nazioni dall’esterno a gestire una situazione politica così complessa quando soffrono già gravi problemi nel gestire le situazioni politico\economiche interne?” e poi “Non sono sicuro che un’Europa come quella contemporanea, ai minimi storici per solidità e credibilità, possa avere la benchè capacità per gestire le fiamme del nord Africa”. A mio vedere anche tu, in un certo senso fai parte di coloro che critichi; cioè sei INCONSAPEVOLMENTE portatore di quell’arroganza generalmente tipica dei paesi occidentali secondo i quali il loro paradigma sociale è quello corretto e la loro cultura e intelligenza è superiore per cui si ci prende da soli il permesso di decidere i paradigmi socio-economici di altre persone. A mio vedere è proprio questo atteggiamento che allontana i paesi arabi, africani, Sud americani, aisiatici ecc…Non sta all’Europa agli Usa o a chiunque altro autoproclamarsi governo mondiale che decide in che direzione la popolazione umana deve andare, come deve organizzarsi e come deve vivere.
    E’ questo modo di pensare implicito e radicato nelle menti europee e “occidentali” in genere che allontana i diversi popoli fra loro. Non bisogna dire che tutti gli uomini sono uguali, nel 2011 lo sanno già tutti siccome tutto il mondo ormai conosce le nozioni di base dell’ANATOMIA. Anzi bisogna iniziare a dire che siamo tutti DIVERSI.


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