Libia, il Cnt non vuole l’Onu. 50 mila morti dall’inizio della guerra
Di Paolo Gallazzi il 31 agosto | ore 14 : 29 PM
Gli scontri in Libia non sono ancora cessati, e la missione Nato prorogata fino alla fine di settembre, ma è già tempo di bilanci. Secondo quanto riferito dal colonnello Hisham Buhagia, comandante delle truppe ribelli, il numero delle vittime dei combattimenti sarebbe di 50 mila persone (tra le 15 e le 17 mila solo a Misurata e Zlitan). “Noi abbiamo liberato circa 28mila prigionieri – ha detto – presumiamo che tutti i dispersi siano morti”.
Per scongiurare un inutile, ulteriore bagno di sangue ieri il comando militare del Cnt (Consiglio nazionale transitorio libico) ha lanciato un ultimatum alle truppe lealiste che ancora resistono, attraverso le parole di Mustafa Abdel Jalil: “Abbiamo dato un termine fino a sabato a Sirte e alle altre città fedeli a Gheddafi perchè si arrendano”. Ed è in un clima di tensione che questa mattina nella ribatezzata Piazza dei Martiri (una volta Piazza Verde) è iniziata la preghiera per la fine del Ramadan. Il pericolo di attentati è altissimo, tanto da indurre i ribelli a presidiare sia la piazza che gli edifici circostanti.
Intanto il Cnt ha respinto con decisione l’ipotesi dell’intervento di una forza di pace delle Nazioni Unite. “Non si tratta di una guerra civile, non è un conflitto tra due fazioni – ha commentato Ibrahim Dabbashi, rappresentate della Libia all’Onu – è il popolo che difende se stesso da una dittatura”. Il Paese, sostiene il Cnt, non necessita di un appoggio esterno che garantisca una forma di sicurezza, mentre si dimostra interessato alla formazione di una efficace e ben strutturata forza di polizia.
Il piano dell’Onu, date le premesse, prevede quindi l’invio di 190 poliziotti come addestratori e di una minitask di osservatori disarmati (nel numero di 200) e 61 civili al fine di coadiuvare l’organizzazione e vigilare sul regolare svolgimento delle elezioni. Secondo Ian Martin, inviato speciale delle Nazioni Unite, la più grande sfida che dovrà affrontare l’Onu sarà proprio quella di aiutare il Paese a tenere elezioni libere. Questo perché in Libia non esiste memoria storica riguardo elezioni libere, ciò che viene dato per scontato nelle Nazioni occidentali non lo potrà essere per la neonata Libia. “Non c’è un apparato elettorale, non c’è una commissione elettorale, non c’è storia di partiti politici, non c’è società civile indipendente, i media indipendenti stanno appena cominciando a emergere nell’est”, ha ricordato Ian Martin, che ha poi aggiunto: “È una grande sfida ed è chiaro che il Cnt spera che l’Onu possa svolgere un ruolo importante in questo processo”.
Aperta la caccia alla famiglia Gheddafi ed hai collaboratori. “Il nostro apparato di intelligence ci permette di raccogliere informazioni su Gheddafi e i suoi collaboratori, e sappiamo con certezza dove si trovano alcuni di loro”, così afferma uno dei comandanti delle truppe di Bengasi, Abdelhakim Belhaj. Ed in effetti Saadi Gheddafi, terzogenito del Colonnello, individuato, si sarebbe detto disposto alla resa e ad “unirsi alla rivoluzione”, a patto, naturalmente, di riceve garanzie sul suo ritorno a Tripoli.
Mentre è ancora mistero su dove si trovi Gheddafi. Secondo il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, il raìs potrebbe trovarsi ancora sul suolo libico. “”La mia personale valutazione ed opinione – sostiene – è che Gheddafi possa aver ancora trovato rifugio in Libia, all’interno del Paese. La Libia è un Paese grande e desertico, vi sono delle zone dove potrebbe essere fuggito. Tutti sanno che un’uscita dal Paese avrebbe dato molto nell’occhio e evidentemente non sarebbe sfuggita agli intercettori della Nato che presidiano il territorio non solo per colpire, ma anche per individuare dei sospetti”.
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